Notizie Notizie Mondo Mercati al test elezioni Uk? Le possibili reazioni ad un governo laburista (ora in vantaggio)

Mercati al test elezioni Uk? Le possibili reazioni ad un governo laburista (ora in vantaggio)

1 Luglio 2024 15:20

Mentre l’affaire elezioni Francia non si è ancora chiuso, ecco che se ne sta per aprire un altro ma questa volta Oltremanica. Era da mesi che se ne parlava, specialmente in casa Tory. Il partito conservatore che governa il Regno Unito ormai da quasi dieci anni, ma che proprio negli ultimi tempi sta attraversando una profonda crisi del consenso, con oltre 500 seggi persi alle ultime amministrative e continui attriti fra i membri interni. Tanto da convincere il leader, nonché attuale primo ministro, Rishi Sunak a sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, sei mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Il prossimo 4 luglio, dunque, i conservatori proveranno a difendersi dalla crescente popolarità acquisita dai laburisti, pronti a convincere delle loro proposte tutti i britannici, oltre che i mercati finanziari che sono già alla finestra.

Mercati fiduciosi sull’ascesa laburista

L’aspettativa è proprio che il Partito labourista di Keir Starmer riesca a ottenere la maggioranza e ritornare al n.10 di Downing Street. Un pensiero fondato sull’oltre 40% di inglesi disposti a votare a sinistra, nonostante il lato economico abbia premiato l’agenda politica di Sunak, dato che verso maggio l’inflazione in Regno Unito è tornata al target BoE del 2% e la sterlina ottiene ottime performance fra le valute del G10, che racchiude le dieci maggiori economie capitalistiche del mondo.

La situazione non cambia nel mondo dei mercati, in cui secondo un recente sondaggio di Bloomberg circa il 60% degli investitori ritiene la vittoria labourista molto più funzionale al benessere della sterlina. A sostegno di ciò, analisti e consulenti finanziari pongono il forte interesse da parte dei labouristi di stringere legami più stretti con l’Unione europea, in modo da mitigare lo strappo avvenuto con la Brexit e ripristinare un più intenso scambio commerciale fra paesi, utile anche all’attrattività verso gli investitori esteri.

La sensazione prevalente tra gli investitori è che la politica britannica sia stata un ‘enorme freno’ al sentiment nei confronti dell’azionario del Regno Unito. Ma un governo laburista, come quello che con ogni probabilità emergerà a seguito delle prossime elezioni, con una maggioranza forte e non vincolata alla sinistra del suo partito, rappresenta un “evento di compensazione” per il Paese”, si legge in un commento a cura di Indriatti van Hien, Andrew Jones, and Laura Foll, portfolio manager di Janus Henderson, dall’eloquente titolo “Azionario UK: Il programma dei Laburisti rende ottimisti gli investitori“. Secondo un nuovo sondaggio condotto da Ipsos, specialista in ricerche di mercato e opinione pubblica, i Labour dovrebbero ottenere una maggioranza di 256 seggi alle elezioni, mentre i conservatori si avviano a registrare la loro peggiore sconfitta di sempre.

La banca americana Jp Morgan sostiene, come evidenzia “The Guardian” che «una vittoria elettorale laburista andrebbe a beneficio di banche, imprese e supermercati» proprio grazie alle loro politiche a favore della crescita e con «un approccio fiscale probabilmente cauto». Ben lontano dallo shock finanziario innescato dal passo falso di Liz Truss, prima ministra Tory che nei suoi pochi mesi di mandato dopo aver annunciato il più grande taglio delle tasse degli ultimi 50 anni (da ben 45 miliardi di sterline). Portando la sterlina ad una svalutazione brusca e dolorosa, fino al livello più basso registrato dal 1985.

Un «approccio fiscale cauto»

Dalle agenzie britanniche emerge infatti l’intenzione della sinistra di aumentare l’imposta sulle plusvalenze e aggiornare quella sulla successione, sfruttando circa 10 miliardi di potenziali entrate per il miglioramento dei servizi pubblici. Starmer non avrebbe in programma nuovi aumenti delle tasse pagate dai lavoratori, anche se tuttavia, sottolinea Neil Mehta, portfolio manager Rbc Bluebay, «il margine di manovra fiscale è limitato se non si aumentano le tasse, il che impedisce a sua volta un rialzo sostanziale della crescita».

Le incertezze sui Gilt e gli scenari per la sterlina

Nel complesso, l’esperto di RBC BlueBay ritiene che l’impatto a breve termine di una grande maggioranza laburista sia positivo per la sterlina, per via del sentiment, del ritorno della propensione al rischio nel Regno Unito e di un migliore equilibrio tra aspetti fiscali e crescita. “Considerato che la sterlina si attesta a livelli che suggeriscono un breakout dal range post-Brexit, il momentum potrebbe registrare un breakout più consistente. Tutto ciò lascia trapelare un ritorno al di sopra di 1,30 contro il dollaro USA, un livello regolarmente registrato prima del referendum sull’UE. Tuttavia, mentre i fattori determinanti a breve termine per la sterlina sembrano essere su una traiettoria positiva, inclusa una BoE che manterrà i tassi d’interesse più alti e più a lungo, permangono delle sfide a lungo termine”, aggiunge.

Se da un lato la sterlina ambisce a migliorare le proprie prestazioni, il cambio del governo potrebbe non riuscire a lenire le incertezze legate ai gilt, ossia i titoli di stato emessi dal Regno Unito. Sul versante delle politiche monetarie, a differenza di quanto deciso dalla Bce nelle scorse settimane, la Bank of England potrebbe rinunciare all’idea di tagliare i tassi d’interesse per via di una sostenuta crescita dei salari che si ripercuote sui prezzi di beni e servizi, facendoli crescere di conseguenza.

Ad una inflazione in crescita, la BoE potrebbe rispondere con dei rialzi più decisi sui tassi, spingendo al ribasso il prezzo dei titoli già in circolazione. Ciò sarebbe dovuto al fatto che i rendimenti dei gilt esistenti sul mercato potrebbero apparire meno attraenti rispetto ai gilt di nuova emissione, con rendimenti più alti in quanto legati all’aumento dei tassi.

Nel complesso, i mercati guardano di buon occhio la probabile ascesa laburista perché convinti di lasciarsi alle spalle le incertezze provocate nell’ultimo decennio dall’amministrazione conservatrice. Rimane da attendere se all’esito delle elezioni le promesse verranno rispettate.