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M&A banche, UniCredit: Orcel gela rumor Mps e Banco BPM. ‘Il mercato fantastica, la priorità è l’Italia’

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E finalmente, sul dossier ormai annoso Mps-UniCredit, qualcuno esce allo scoperto, anche se non direttamente: è lo stesso Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit che, stando a quanto riportato da il Messaggero, si esprime (senza però citare il nome della banca senese), sulla carrellata di indiscrezioni relativa alle possibili nozze tra la banca senese e Piazza Gae Aulenti: carrellata che sta andando avanti in modo alquanto martellante con cadenza quasi quotidiana.

Le operazioni straordinarie non sono prioritarie, per il momento quello che si legge e il mercato fantastica non corrisponde alla realtà. Se non mi sto muovendo, ci saranno buone motivazioni, anche perchè non si sono verificate le condizioni. Ci dobbiamo concentrare su come riportare UniCredit al ruolo che gli compete, dando autonomia e potere decisionale alla periferia che finora ha sempre eseguito le istruzioni partite dal centro”. Così Orcel, stando a quanto riportato dal quotidiano romano, nell’articolo dal titolo più che indicativo: “UniCredit, Orcel frena: nessuna fusione, prioritaria è l’Italia”.

“Ci dobbiamo focalizzare per rimettere a posto la macchina organizzativa e commerciale“, ripete Orcel, con il Messaggero che precisa che il ceo “questa settimana è rimasto a Cascais, da dove presiede videocall fiume con i 14 manager del Group Executive Committee, per rifondare la struttura del gruppo”.

Orcel non frena solo su Mps, ma anche su Banco Bpm: altri rumor avevano infatti segnalato la possibilità che Piazza Gae Aulenti lanciasse un’Opa sulla banca di Piazza Meda guidata da Giuseppe Castagna.

“Per quanto concerne Bpm, Orcel ripete a tutti che l’operazione non sarebbe più conveniente essendo il titolo salito di circa il 25% a cui andrebbe comunque aggiunto un premio per ingolosire gli azionisti”, scrive il quotidiano nell’articolo che porta la firma di Rosario Dimito.

La priorità c’è, ma non porta il nome né di Mps né di Banco BPM, né di eventuali altre prede:

“Non essendoci opportunità esterne – scrive ancora il Messaggero – il banchiere romano punta a rilanciare Gae Aulenti. Primo obiettivo è la creazione di UniCredit Italy che vorrebbe definire entro fine mese”. “Verrà ritagliato il perimetro di una divisione autonoma, con 2.229 filiali, 37.000 dipendenti, con tutte le leve del business, guidata da Niccolò Ubertalli al quale riporteranno rischi, finanza, crediti, organizzazione, compliance, personale. La rete resterà suddivisa in sette macro-regioni”.

Su Mps non è detta l’ultima parola. L’altra richiesta di Orcel

Su Mps, la banca che sembra versare in condizioni migliori rispetto a quanto paventato, UniCredit si chiama dunque fuori?

In realtà non è detta l’ultima parola, perchè, nel riportare le dichiarazioni del ceo, il Messaggero ricorda anche quelle che sono le condizioni che Orcel richiederebbe, comunicando anche un’altra richiesta oltre a quelle già conosciute:

“le condizioni di Orcel su Siena sono la neutralità di impatto sul capitale di Gae Aulenti – rimarca il quotidiano – la pulizia dei bilanci, compresi gli Npl presenti e futuri, la neutralizzazione dei 10 miliardi di contenziosi, a partire dai 3,4 miliardi della causa intentata dalla fondazione senese. Si apprende inoltre che in una delle ultime interlocuzioni avute con il Tesoro, Orcel avrebbe fatto un’altra richiesta: lo scioglimento di tutti gli accordi in essere di Mps sulle società-prodotto senza penali per UniCredit”.

Ovvero? Il riferimento è agli accordi che vedono Mps in Compass (Mediobanca), Anima, società di gestione del risparmio facente capo a Bpm; e Poste. Secondo l’AD di UniCredit, queste collaborazioni strategiche pesano infatti “sulla redditività senese” in quanto “riducono la possibilità di sinergie in caso di fusione”.

Intanto nelle ultime ore Dagospia ha parlato del caso Mps senza fare troppi giri di parole: “Mario Draghi sta diventando impaziente. Sebbene finora abbia ritenuto di starsene lontano dal dossier, forse contando che a risolvergli la grana sarebbe stato il Mef, adesso comincia a preoccuparsi. La deadline di fine luglio fissata per la vendita si avvicina, ma della cessione del Monte dei paschi di Siena non c’è traccia”.

Mps ‘catorcio di Stato, Draghi sta diventando impaziente’

Dagospia definisce Mps un “catorcio”, che il governo sta scalpitando per rifilare a qualcuno. Peccato che nessuno sia disposto ad accollarselo.

L’ad di Montepaschi Bastianini sta cercando di convincere il ministero che la banca (controllata dallo stato al 64%) può stare in piedi da sola, ma la presidente di Montepaschi, Patrizia Grieco, è contraria. Solo che per vendere, scartata la soluzione spezzatino, bisogna trovare un compratore che ingoi tutto il rospo..E UniCredit a guida Orcel guarda altrove..” .

Dagospia ricorda anche che, “per favorire l’operazione Pier Carlo Padoan, che da ex inquilino del Mef il dossier lo conosce bene, si dimise da parlamentare per potersi sedere alla presidenza della banca milanese. Solo che nel frattempo lo scettro del comando è passato da Jean-Pierre Mustier ad Andrea Orcel. Ovvero da un banchiere che l’acquisizione di Mps vedeva come fumo negli occhi a un altro che è esattamente dello stesso parere. Supportato in questo da Leonardo Del Vecchio, che di Unicredit è uno degli azionisti influenti. Risultato? Pier Carlo Padoan si è chiuso in un emblematico silenzio, Orcel si è messo a guardare oltre Siena. E il Montepaschi resta lì, per il governo in una sempre più preoccupante solitudine”.

In tutto questo il tempo stringe.

Finora, il silenzio del governo Draghi ha dato il via a una carrellata di rumor, che si sono fatti sempre più preoccupanti, arrivando a paventare uno spezzatino o una ristrutturazione stile Alitalia. Questo silenzio sarebbe però, finalmente, agli sgoccioli.

Ieri un articolo di Mf-Milano Finanza riportava infatti come il Tesoro si sia dato tre settimane di tempo per prendere una decisione sul futuro della banca senese, nella speranza di trovare un cavaliere bianco per la sposa che nessuno vuole.

In caso contrario, l’unica strada sarebbe quella dello Stato nel Montepaschi per un periodo prolungato di tempo, fino a due anni, nell’ambito di una soluzione stand alone.

Si fa sempre più incerta la posizione della banca Monte di Stato: e questa incertezza, in vista tra l’altro dei risultati degli stress test che arriveranno alla fine di luglio, non piace affatto alle autorità, tanto che qualche settimana fa la Bce ha inviato una lettera, chiedendo chiarimenti sull’aumento di capitale da 2,5 miliardi che la banca si è impegnata a sostenere nel caso in cui la ‘soluzione strutturale’ – ovvero l’operazione di fusione con un’altra banca – non dovesse concretizzarsi.

Sappiamo che Mps ha risposto presentando un’ipotesi di tempistica dettagliata che prevede l’emissione delle nuove azioni entro marzo/aprile 2022 e ricordando che la priorità rimane per l’appunto la soluzione strutturale, quindi le nozze con un altro partner. Che però non c’è.

Negli ultimi giorni si è parlato anche della possibilità di un nuovo maxi regalo di Stato per convincere l’AD di UniCredit Orcel a dire finalmente sì alle nozze con Mps, dopo la mancata dote fiscale più ricca nel decreto Sostegni bis:

è saltata infatti nella versione finale del decreto l’idea di spostare al primo semestre del 2022 la scadenza per le operazioni M&A da attuare tramite gli incentivi; no anche a una modifica che avrebbe fatto salire la soglia delle DTA convertibili in crediti fiscali dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione. Oggi il Messaggero parla di un’altra richiesta che Orcel avrebbe presentato negli incontri con il Tesoro.

La girandola dei rumor ha visto protagonista anche Mr Luxottica Leonardo Del Vecchio vista la sua continua scalata in Piazzetta Cuccia.

Insomma, di tutto e di più, mentre i diretti interessati non si sbottonano, rimanendo sempre sul vago.

“Il Governo nel 2017 quando ha negoziato con l’Europa l’aumento di capitale precauzionale della banca ha assunto una serie di impegni, tra i quali l’uscita dello Stato dal capitale entro il 2021″. Così ha ricordato i termini della ricapitalizzazione precauzionale di Mps, avvenuta nel 2017, il numero uno di Mps, l’amministratore delegato Guido Bastianini, in audizione ieri davanti alla Commissione parlamentare delle banche di qualche giorno fa, aggiungendo:

“Rispetto a questa uscita io non ho evidentemente informazioni, salvo il fatto che la banca sta collaborando in maniera molto attiva con gli advisor del Mef per fornire loro ogni supporto in questa evenienza e ricordo anche che c’è un Decreto del Presidente del Consiglio che individua la via della cessione della quota in Monte Paschi come impegno che ha ribadito il ministero dell’Economia e il presidente del Consiglio all’epoca in carica”. E intanto, il mercato aspetta. I contribuenti aspettano temendo un nuovo salasso. I dipendenti di Mps aspettano.