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Helicopter money e settimana lavorativa di quattro giorni: sarà questa la ricetta anti-Covid della Nuova Zelanda?

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La Nuova Zelanda sta guardando alla doppia opzione settimana lavorativa di quattro giorni -helicopter money. Nelle ultime ore la premier neozelandese Jacinda Arden, con un discorso su Facebook, ha detto di fatto di star valutando l’opzione di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni, una misura che, a suo avviso, “aiuterebbe sicuramente il turismo in tutto il paese”.  Dopo un po’, è arrivata anche la dichiarazione del ministro delle finanze Grant Robertson che, nel corso di una conferenza stampa, ha confermato che il governo avrebbe un piano di ‘helicopter money’: piano che potrebbe vedere la banca centrale del paese stampare moneta e distribuirla a famiglie e imprese, oppure il governo stesso aumentare i finanziamenti e poi distribuirli.
Vale la pena ricordare che l’espressione helicopter money, coniata da Milton Friedman, si riferisce a una politica monetaria non convenzionale che vede una banca centrale stampare moneta aggiuntiva per distribuirla direttamente ai cittadini.

CHRISTCHURCH, NEW ZEALAND – MAY 21: Bar manager Oscar of The Institution poses with a cocktail on May 21, 2020 in Christchurch, New Zealand. Bars are able to reopen across New Zealand today as the final phase of the COVID-19 Alert Level 2 measures come into effect. The easing of restrictions on business, gatherings and travel were eased in three stages across New Zealand starting from 14 May 2020. Restaurants, cinemas, retail, playgrounds and gyms are now able to open with physical distancing and strict hygiene measures in place while gatherings are limited to 10 people. Domestic travel has resumed and schools and early childhood centres are also open again. New Zealand was placed under full lockdown on March 26 in response to the coronavirus (COVID-19) pandemic. (Photo by Kai Schwoerer/Getty Images)

Soldi caduti dal cielo dunque, gettati dall’alto da un elicottero direttamente sulle teste dei cittadini, volti a sostenere i consumi, e dunque la ripresa economica, durante una recessione e in tempi di grave crisi, come quelli che stiamo vivendo e saremo destinati a vivere con gli effetti del coronavirus-lockdown sull’economia mondiale.

In tempi di Covid-19 l’opzione è sempre più discussa, dopo che lo stesso Giappone ha presentato un piano volto a distribuire cash direttamente ai cittadini.
D’altronde, quando ci si chiede se l’esperimento di helicopter money sia stato mai condotto da uno stato, la risposta è sempre la stessa: il Giappone.
Tornano alla mente la stagnazione e la deflazione che colpirono il paese negli anni ’90 e che, non a caso, vengono considerati anche oggi come “il decennio perduto” per l’economia del paese.
Nel 1999, pressato dalla crisi, il governo decise così di distribuire coupon del valore di 20.000 yen circa (che in quel tempo equivalevano a 200 dollari) a ogni bambino e a molti anziani, al fine di incoraggiare la spesa per consumi e incoraggiare la crescita dell’inflazione (che rimane, in reatà, Mission Impossibile anche oggi, come confermano gli ultimi numeri): Condizione apposta: il coupon avrebbe dovuto essere utilizzato entro i sei mesi successivi.
Qualcuno ritiene che quella mossa abbia funzionato. Ma in una nota gli esperti di ING hanno ricordato che, in realtà, quei coupon vennero distribuiti solo al 15-25% della popolazione, in un momento tra l’altro in cui era già operativo un programma di Quantitative easing: è difficile, di conseguenza, decifrare l’impatto di ciascuna delle due misure varate.
Detto questo, l’helicopter money è stato lanciato negli ultimi mesi a Hong Kong, Macau e Singapore: la prima ha annunciato lo scorso febbraio 2020 la distribuzione di una somma di un valore di 10.000 dollari di Hong Kong (l’equivalente di 1.200 dollari Usa) a ogni suoi cittadino adulto; sempre a febbraio Macau ha deciso invece di distribuire voucher invece di cash ai suoi cittadini, allo scopo di “rivitalizzare i consumi”. Ad aprile è stata la volta di Singapore, che ha annunciato un piano per distribuire cash del valore di 600 dollari a tutti gli adulti dell’isola, indicando che in futuro sarebbero potuti arrivare ulteriori soldi dal cielo.
Tornando al caso Nuova Zelanda, c’è da dire che il ministro delle Finanze non ha chiarito il modo in cui l’helicopter money potrebbe concretizzarsi, sottolineando tra l’altro che si assicurerà che “la politica fiscale rimanga nelle mani del governo”. Pessime nel frattempo sono le previsioni sul Pil neozelandese che, secondo gli esperti, dovrebbe crollare del 21,8% nel trimestre corrente a causa dello shock coronavirus e delle successive misure di lockdown, che qui sono state particolarmente rigide.
La scorsa settimana, un aiuto è arrivato dalla banca centrale Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) , che ha tagliato i tassi di interesse al minimo record dello 0,25%, raddoppiando anche il programma di acquisto di bond a 60 miliardi di dollari neozelandesi. L’istituzione si è mostrata anche aperta alla possibilità di lanciare prima o poi una politica di tassi di interesse negativi.
Niente è stato ancora deciso in Nuova Zelanda sul fronte helicopter money, ma già alla fine di aprile il  ministro Robertson aveva riconosciuto il bisogno che il governo guardasse a tutte le opzioni.
“Di conseguenza, misure come l’helicopter money, così come a volte viene chiamata, fanno parte di un potenziale pacchetto, anche se hanno anche lati negativi visto che si tratta di misure non particolarmente centrate”.
Riguardo all’idea di lanciare una settimana lavorativa di quattro giorni, la premier Arden si è così espressa dal suo profilo Facebook, con un intervento in diretta:
“Sento molta gente che ritiene che dovremmo avere una settimana lavorativa di quattro giorni. Si tratta di una questione che, alla fine, deve essere affrontata tra i dipendenti e i vertici ma, così come ho detto, c’è così tanto che abbiamo imparato riguardo al COVID-19. E dalla flessibilità con cui la gente ora lavora da casa (riferimento allo smart working) può emergere anche la produttività”.
Non è convinto della bontà dell’iniziativa Moshe Lander, economista della Concordia University del Canada, che ha spiegato perchè, secondo lui, l’idea secondo cui una settimana lavorativa di 4 giorni possa sostenere i consumi è errata:
“Il problema è che, alla fine, se tu guadagni 50.000 dollari l’anno e paghi il 40% di tasse, alla fine avrai 30.000 dollari da spendere. E se spenderai 30.000 dollari di reddito disponibile in quattro, cinque, sette giorni la settimana…rimane il fatto che hai $30.000 da spendere”. Secondo l’economista non è un giorno in più a fare la differenza, almeno in termini di consumi. “Se sono preoccupato che domattina o la prossima settimana potrei perdere il mio posto di lavoro, ritrovarmi in quarantena, non mi metterò a spendere. Non importa quante ore i negozi verranno lasciati aperti, anche se mi assicuri una consegna gratis a casa con Amazon, non cambia il fatto che i soldi non li voglio spendere, perchè non so cosa mi riserverà il domani”.