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Grecia batte Italia, i suoi bond fanno meglio dei BTP. Effetto distorsivo QE pandemico Bce. Ma Atene convince più di Roma

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Il paese che più di tutti ha beneficiato del QE pandemico della Bce? Non è l’Italia, ma la Grecia. La risposta arriva direttamente dai dati relativi alla performance dei bond ellenici e dei BTP: gli acquisti della Bce hanno fatto scendere i tassi dei bond greci a 10 anni di ben il 69%, dal 4% di marzo all’1,25%. Nello stesso periodo di tempo, i rendimenti italiani decennali sono calati del 30%, all’1,35%.

SYNTAGMA SQUARE, ATHENS, ATTIKI, GREECE – 2018/07/01: Demonstration in Syntagma Square against the recent agreement about the Macedonia Naming Dispute. (Photo by George Panagakis/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

Merito solo della Bce? In realtà non solo, secondo gli esperti intervistati da Ekathimerini, quotidiano di Atene.
Robert Tipp, responsabile strategist per gli investimenti e numero uno della divisione di bond globali per PGIM Fixed Income, fa notare che, tra l’Italia e la Grecia, ci sono anche differenze di natura fondamentale:

“Sebbene entrambi i paesi facciano fronte a diverse sfide, le loro prospettive di crescita e le rispettive traiettorie fiscali sono significativamente diverse. Questa divergenza tra il loro outlook fondamentale supporta la view di un trend di lungo termine che vede i bond greci fare meglio rispetto a quelli italiani”.
Ma non tutti sono d’accordo. Antonie Bouvet, strategist senior dei tassi presso ING, ritiene che la Grecia stia semplicemente beneficiando in modo più che proporzionale dell’effetto positivo dei BTP.
Ovvero? Il flottante del debito sovrano della Grecia (dunque il debito che gli investitori possono acquistare e vendere) è relativamente piccolo, diversamente da quello del debito sovrano italiano. Ciò significa che la Bce non deve alla fine fare grandi acquisti per causare un forte impatto di mercato“.
Inoltre, continua Bouvet, “i termini del debito rimanente detenuto da istituzioni pubbliche come l’EFSF, (loEuropean financial stability facility, fondo che è stato utilizzato non solo per la Grecia, ma anche per il Portogallo e l’Irlanda) sono molto vantaggiosi, essendo caratterizzati da una lunga maturity e da bassi tassi di interesse. Ciò significa che la Grecia non fa fronte a un rischio di rifinanziamento molto alto, ovvero di un ammontare di debito che è costretta a vendere ogni anno per rifinanziarsi, contrariamente al caso dell’Italia. E questo è tanto più vero se si considera che la Grecia è entrata in questa crisi con cuscinetti di capitali piuttosto sostanziosi, che hanno ridotto la necessità dello Stato di velocizzare le emissioni di debito così velocemente come l’Italia è stata costretta, invece, a fare”.
Insomma, la Grecia beneficia della “combinazione di una domanda più alta della sua carta (da parte della Bce) e di un’offerta di debito (sul mercato) più bassa, se la si paragona a quella dell’Italia”, puntualizza ancora Bouvet, che crede che questo “fenomeno continuerà fino a quando non si assisterà a una stabilizzazione dei deficit e dei debiti, fenomeno che dovrebbe concretizzarsi tra un anno”.
Dal canto suo Nick Wall, co-manager del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond Fund, Merian Global Investors, fa notare che il suo fondo “detiene sia debito greco che debito italiano”. “Siamo positivi su entrambi, visto l’impegno della Bce ad abbassare il livello aggregato reale dei rendimenti in Eurozona, e il modo più facile di farlo è attraverso il restringimento degli spread. Sebbene il PEPP (QE pandemico) sia un programma molto conosciuto, c’è una quantità enorme di altri interventi che sostengono i bond governativi italiani e greci, come il rendere più leggere le richieste di garanzie, il trattamento più generoso del trattamento dei debiti sovrani presenti nei bilanci delle banche e la garanzia rappresentata dalla linea di credito pandemica del MES (su cui in Italia si sta facendo un gran baccano politico). Siamo anche incoraggiati dai progressi sul Recovery Fund che (se approvato) colmerebbe un grande buco nell’architettura istituzionale dell’Eurozona”.
Detto questo, “la performance della Grecia è stata eccezionale e, a nostro avviso, si spiega con alcuni fattori chiave. Primo, il modo in cui il governo ha gestito la crisi è stato molto forte – non solo ha permesso infatti all’economia della Grecia di riaprire velocemente e accettare turisti da paesi con un simile basso numero di casi, ma ha anche aumentato la fiducia degli investitori nel paese. Seconda cosa, l’illiquidità dei bond ellenici è stata un’arma a doppio taglio: quando l’intero mondo ha domandato cash, a marzo, l’assenza di liquidità nel debito greco ha fatto sì che i titoli di stato ne facessero le spese. Ma quando la liquidità che è tornata, grazie all’inclusione della Grecia nel PEPP, il debito greco ha riportato un forte rally”.
Tipp di PGIM Fixed Income sottolinea che, in ogni caso, “i bond italiani dovrebbero continuare a fare meglio dei Bund (tedeschi), grazie ai loro rendimenti più alti e al sostegno della Bce, e nonostante il deterioramento del loro debito. Nel corso del tempo, tuttavia, i BTP rischiano di far fronte a una maggiore turbolenza, a causa dell’instabilità politica del paese, il contesto economico debole e la difficoltà nel riuscire a controllare il peso del  debito. La Grecia, dall’altro lato, dovrebbe recuperare più velocemente dalla crisi del Covid-19, e tornare a un sentiero di miglioramento dei suoi fondamentali, guadagnando alla fine anche upgrade sui rating”.