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Facebook non ferma il virus del boicottaggio, anche Wall Street castiga Zuckerberg

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Colossi quali Coca Cola, Starbucks e Levi’s si aggiungono alla lunga lista di società che sospenderanno la pubblicità sulle grandi piattaforme social. La campagna ‘Stop Hate For Profits’ sta riscuotendo sempre più adesioni con sotto accusa Facebook e ad altri social in quanto non fanno abbastanza per contrastare il razzismo e la presenza di contenuti discriminatori sulle proprie piattaforme.
Gli sforzi di Facebook per arginare il boicottaggio introducendo nuove politiche sono falliti nel fine settimana, con i grandi marchi tra cui anche Diageo che cancellano la pubblicità dai social e il colosso dei social rischia di avere a luglio un buco pubblicitario di dimensioni enormi. L’effetto boicottaggio potrebbe durare ben più a lungo perchè alcuni colossi quali Unilever hanno decretato uno stop delle AdV ben più prolungato, fino a fine 2020.  

Coca Cola e Starbucks si aggiungo al coro di stop alle AdV sui social

Lo stop alla pubblicità su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter da parte di Coca Cola partirà il 1° luglio e il presidente e CEO del colosso della bevanda con le bollicine, James Quincey, ha detto perentoriamente che “non c’è spazio per il razzismo nel mondo e non c’è spazio per il razzismo sui social media e pertanto Coca Cola Company sospenderà la pubblicità a pagamento su tutte le piattaforme social a livello globale per almeno 30 giorni”.

Starbucks dal canto suo fermerà la pubblicità su tutte le piattaforme di social media e si impegnerà attivamentre per contrastare le campagne di odio con discussioni interne e con i partner dei media e le organizzazioni per i diritti civili per fermare la diffusione dei discorsi d’odio”. A differenza di Coca Cola e di altri colossi mondiali, Starbucks non si unisce alla campagna Stop Hate For Profits.
Il gruppo di bevande britannico Diageo ha anche affermato che dal 1° luglio smetterà di pagare la pubblicità a livello globale sulle principali piattaforme di social media.

#StopHateForProfits mette al muro i social, contromosse Fb non bastano

Crescono così i timori di entrate pubblicitarie più deboli nei prossimi mesi per i colossi dei social media a seguito degli effetti dirompenti che sta comportando la campagna #StopHateForProfits. Si aspetta che Facebook e gli altri adottino le contromisure volte a rassicurare gli inserzionisti e convincerli a riattivare le loro campagne pubblicitarie. Per il momento la risposta dal quartier generale di Facebook non è stata ritenuta sufficiente.
Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, ha annunciato venerdì piani per vietare i discorsi di odio nelle pubblicità e proteggere meglio gruppi come gli immigrati dagli attacchi. Il gruppo etichetterà i post che violano le sue politiche ma questi rimarranno pubblicati perché la piattaforma lo ha ritenuto “nell’interesse pubblico”, citando alcuni discorsi dei politici come esempio.
Facebook rivendica investimenti per miliardi di dollari ogni anno su questo fronte, l’utilizzo di esperti esterni per rivedere e aggiornare le policy della società e il fatto di aver bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. “Gli investimenti che abbiamo fatto in Intelligenza Artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino”, argomenta Facebook che intende collaborare con i gruppi per i diritti civili, il Garm e altri esperti “per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta”.

Titolo Facebook arranca

Nel premarket Facebook oggi segna un possibile calo del 2,5 per cento in area 210 $. Facebook già venerdì ha accusato il colpo affondando di oltre l’8% a Wall Street; vendite copiose anche su Twitter che ha ceduto il 7,4%. A unirsi al boicottaggio dei colossi social per combattere la diffusione di razzismo, odio e disinformazione sul web. Il crollo in Borsa è coinciso con lo stop alle AdV sui social di un peso massimo quale Unilever che stopperà la pubblicità su Facebook, Instagram e Twitter negli Stati Uniti almeno fino alla fine dell’anno.
Un tonfo in Borsa, il peggiore degli ultimi tre mesi, che ha ridotto di oltre 7 mld di dollari la ricchezza di Mark Zuckerberg che è così uscito dal podio della classifica dei Paperoni secondo il Bloomberg Billionaires Index. 
Unileve, che detiene 400 marchi alimentari e di prodotti per la casa, ha specificato che “a causa della polarizzazione dei contenuti e l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali Usa, serve più impegno contro i discorsi d’odio”. Unilever si aggiunge in questa scelta ad altri grandi gruppi quali Verizon Communications, Patagonia e North Face. “The North Face sta interrompendo tutte le attività e la pubblicità pagata dagli Stati Uniti a Facebook fino a quando non verranno messe in atto politiche più severe per impedire a contenuti razzisti, violenti o carichi d’odio e disinformazione di circolare sulla piattaforma”, ha comunicato nei giorni scorsi il famoso marchio di abbligliamento.
Organizzazioni a difesa dei diritti civili come NAACP, Anti-Defamation League, Color of Change e Free Press hanno lanciato la campagna “Stop Hate for Profit”, sollecitando gli inserzionisti a sospendere le loro inserzioni su Facebook come protesta contro la brutalità della polizia e il razzismo si diffonde in tutto il paese. Sotto accusa soprattutto il numero uno di Facebook, Mark Zuckerberg. Il ceo di NAACP Derrick Johnson ha sottolineato che Facebook e il suo ceo, Mark Zuckerberg “non sono più solo negligenti, ma proprio compiacenti alla diffusione della disinformazione, nonostante il notevole danno alla nostra democrazia”.
Facebook dipende dalle inserzioni pubblicitarie che portano ricavi per circa 70 miliardi di dollari. Il colosso dei social ha annunciato una revisione delle proprie politiche per promuovere “equità e giustizia razziale”. Un primo segno è arrivato con l’oscuramento di un post di Trump potenzialmente in grado di istigare all’odio.