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Franco CFA: il fact checking su accuse neocolonialismo di Di Maio alla Francia

L’ economista senegalese Ndongo Samba Sylla, che ha scritto un libro sulla storia della moneta, ritiene che il franco CFA sia uno strumento attraverso cui la Francia continua a esercitare …

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Franco coloniale, franco CFA, franco delle colonie: quanto sono veri gli attacchi del vicepremier Luigi Di Maio contro la valuta che, a suo avviso, la Francia starebbe continuando a imporre alle sue ex colonie?

Fino a che punto ha senso parlare di neocolonialismo, di sfruttamento dell’Africa da parte di Parigi? C’è da fare, in primis, un’importante premessa: la questione rimane oggetto di dibattito, dunque una questione sul franco delle colonie, noto anche come franco CFA, esiste.  Tra l’altro, le parole di Di Maio hanno sicuramente rinfocolato la polemica contro la Francia negli stessi paesi interessati. Che sono, in tutto, 14.

Per franco CFA (CFA sta per Colonies françaises d’Afrique, dunque per Colonie francesi dell’Africa) si intendono in realtà due monete: il franco CFA dell’Africa occidentale, utilizzato in otto paesi dell’Africa occidentale (Senegal, Benin, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Togo) e il franco CFA dell’Africa centrale, utilizzato in sei paesi dell’Africa centrale (Camerun, Repubblica centrale africana, Chad, Congo, Guinea Equatoriale, Gabon).

Entrambe le valute sono garantite dal Tesoro francese e, sebbene distinte, sono state sempre in un rapporto di parità che le rende del tutto intercambiabili. Al momento, 655,957 CFA equivalgono a 1 euro.

L’incidente diplomatico tra Italia e Francia è nato dopo le accuse lanciate da Di Maio lo scorso 20 gennaio quando, parlando della questione migranti, ha affermato che la Francia “in Africa continua ad avere colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie”.

Il vicepremier ha aggiunto che Parigi usa (il franco coloniale) per finanziare il suo debito pubblico“.

A rincarare la dose è stato il pentastellato Alessandro Di Battista, che si è presentato alla trasmissione ‘Che tempo che fa’ di Fabio Fazio con un fac simile di una banconota da 10.000 franchi CFA, che ha strappato in diretta:

“Questa è una banconota da 10mila franchi delle colonie francesi, il franco CFA. Se non affrontiamo il tema della sovranità monetaria in Africa non se esce più”.

Ancora Di Battista: “Finché non si strapperà questa banconota, che è una manetta, le persone continueranno a scappare, a morire in mare e a trovarsi altre rotte”.

“Con franco CFA imperialismo monetario”

La domanda è: queste accuse sono fondate o no?

La data di nascita del franco si fa risalire al 26 dicembre del 1945.

Vale la pena citare esempi di fact checking che, negli ultimi giorni, sono stati lanciati da alcuni quotidiani mondiali sulle parole di Di Maio e sulle accuse di neocolonialismo francese.

Le due unioni monetarie ed economiche in cui viene utilizzata la moneta, quella dell’Africa Occidentale e quella dell’Africa centrale – spiega il New York Times, citando i dati del Fondo Monetario Internazionale – rappresentano il 14% della popolazione dell’Africa e incidono sul prodotto interno lordo per il 12%.

Le 14 nazioni delle due Unioni monetarie partecipano volontariamente al sistema: a ogni paese è stata data, infatti, la possibilità di decidere o meno se continuare a utilizzare il franco CFA dopo essere diventato indipendente.

Il dibattito sulla ragion d’essere della valuta risale a ben prima le dichiarazioni di Luigi Di Maio.

Sia la BBC che il New York Times riportano l’accusa dell’economista senegalese Ndongo Samba Sylla, che ha scritto un libro sulla storia della moneta e che ritiene che il franco CFA sia uno strumento attraverso cui la Francia continua a esercitare quello che lui chiama imperialismo monetario in Africa.

Sylla sotiene anche che la moneta abbia limitato la crescita economica dei paesi in cui viene utilizzata, in quanto il suo valore è fisso contro l’euro, invece di essere determinato dalle forze internazionali di mercato. Anche altri economisti sottolineano che, il fatto che esista il peg del franco CFA nei confronti dell’euro, rende il franco sopravvalutato, a danno delle esportazioni delle nazioni africane che lo utilizzano, che si confermano più costose rispetto a quanto dovrebbero essere.

Inoltre, altra critica, l’esistenza della moneta fa sì che le banche centrali delle due unioni africane si sentano quasi  costrette ad adottare politiche monetarie in linea con quella in vigore nell’Eurozona, che non necessariamente fanno i loro interessi.

A tal proposito, la France Presse ricorda come la priorità storica della Bce sia quella di controllare l’inflazione, mentre per diverse economie africane la necessità numero uno è quella di stimolare la crescita dell’economia.

“Il CFA è l’ultima valuta coloniale ancora in circolazione”, ha detto Sylla, secondo quanto riportato dal New York Times.

Alla BBC l’economista ha affermato che il franco CFA consente di fatto a Parigi di disporre di un accesso preferenziale alle risorse minerarie dell’Africa, proprio in virtù dell’accordo con cui è stato lanciato.

“La Francia decise di riconoscere l’indipendenza delle sue colonie africane, a patto che esse utilizzassero il franco coloniale e la Francia detenesse il monopolio sulle loro materie prime”.

E le aziende francesi, sottolinea l’emittente britannica, hanno ancora una forte presenza nelle aree in cui è in vigore il franco CFA, che alcuni continuano a considerare “la tassa francese coloniale”.

A tal proposito, la BBC precisa che la Francia non tassa i paesi africani per l’utilizzo della moneta.

Tuttavia, Parigi richiede ai paesi che ne fanno uso di convogliare il 50% di tutte le loro riserve valutarie presso il Tesoro francese, nella Banca di Francia.

A tali risorse i paesi africani possono accedere quando vogliono. Tuttavia, Sylla fa notare che su queste riserve viene applicato un tasso di interesse (pari allo 0,75%) inferiore al tasso di inflazione proprio della Francia, che oscilla attorno all’1,6%.

“E quindi è come se queste nazioni africane stessero pagando le banche francesi perchè detengano i loro soldi”.

Allo stesso tempo, una fonte dell’Associated Presse afferma che il tasso è invece “molto facorevole”, visto che i tassi dell’Eurozona rimangono inchiodati allo zero, se non a valori negativi.

Eppure i sostenitori del cosiddetto franco delle colonie difendono la valuta, in quanto a loro avviso avrebbe garantito una certa stabilità economica e finanziaria ai paesi interessati, frenando l’inflazione e dando una spinta alla crescita.

Dai dati del Fondo Monetario Internazionale, per esempio, emerge che le nazioni che ne fanno uso sono cresciute dai tempi delle riforme avviate nel 1994.

Tra l’altro, è lo stesso Sylla che sconfessa le accuse di Di Maio, secondo cui la valuta sarebbe all’origine della migrazione di massa dall’Africa all’Europa. Secondo l’economista senegalese, ci sarebbe infatti poca verità in questa accusa.

Sylla ritiene in generale che l’Italia sia responsabile della situazione attuale, in quanto, da quando il franco CFA è stato peggato all’euro nel 1999, la Francia deve consultarsi con l’Unione europea, qualsiasi cambiamento voglia apportare all’accordo originale.

“Ora il franco CFA è sotto la tutela della Francia e dell’intera Unione europea, Italia inclusa”.

Riguardo alle riserve che vengono detenute in Francia, interpellato dalla BBC, Jean-Paul Fitoussi, economista prezzo il French Economic Observatory sottolinea che “il problema era rappresentato dal fatto che c’era molta sfiducia tra i paesi africani. E, così, è stato deciso di destinare le riserve nella Banca di Francia”.

Ma, nel negare l’assunto di Di Maio secondo cui il franco finanzierebbe il debito pubblico francese, la BBC snocciola nel suo fact checking alcuni numeri: nel dicembre del 2017, le banche centrali dell’Africa occidentale e dell’Africa centrale avevano depositato quantità pari rispettivamente a 5 miliardi e 3,9 miliardi di euro nel Tesoro francese.

“Si tratta di un piccolo ammontare se paragonato al debito pubblico francese, che nel 2017 si è attestato a 2,2 trilioni di euro”, sottolinea l’emittente britannica.

Sull’impatto sull’immigrazione, inoltre, Jacques Barou, direttore di ricerca presso il CNRS Institute della Francia, taglia corto: “E’ sbagliato affermare che i paesi africani che utilizzano il franco siano tra i più rappresentati nel flussi migratori verso l’Europa, anche in un’ottica di lungo termine”.

Negli ultimi anni, ha detto Barou “tra tutti quelli che sono partiti dall’Africa, si sono messi in evidenza i migranti dal Sudan, dall’Eritrea e dalla Nigeria: tre paesi che non hanno mai utilizzato il franco”.

Intanto, il presidente francese Emmanuel Macron risponde alle accuse di Di Maio & Co con l’indifferenza, affermando che il suo unico interlocutore è il premier Giuseppe Conte.

“Non darò alcuna risposta, visto che è quello che si aspettano – ha detto ai giornalisti dal Cairo, stando a quanto riporta Reuters – Dico a loro buona fortuna, godete dell’agitazione, godetevi il giro. Per quel che mi riguarda, io parlo con il premier Conte”.

Macron non si è fermato qui:

“Il popolo italiano è nostro amico e merita leader all’altezza della sua storia“, ha detto, nel corso di una conferenza stampa al Cairo.

Immediate le risposte dei due vicepremier Di Maio e Salvini.