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Fed porta scompiglio sui mercati: inflazione più forte del previsto, dal dot plot due rialzi tassi nel 2023. Ma Powell consiglia lettura cum grano salis

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“Non è quello che i mercati si aspettavano. La Fed sta indicando che i tassi dovranno essere alzati più velocemente e più presto, con l’outlook di due rialzi nel 2023. Questo cambiamento cozza un po’ con il recente assunto, secondo cui il rialzo dell’inflazione avesse una natura temporanea”. Così James McCann, vice capo economista di Aberdeen Standard Investments, commenta la carrellata di annunci diramata ieri dal Fomc – il braccio di politica monetaria della Fed – e le dichiarazioni arrivate direttamente dal numero uno della banca centrale, Jerome Powell.

Il numero uno della Fed consiglia ai mercati di non prendere troppo alla lettera quanto emerso con il dot plotL’ultimo dot plot sfornato dalla Federal Reserve è più che indicativo del cambio di rotta dell’istituto. Il dot plot è quel documento in cui ogni trimestre gli esponenti della Fed indicano quali saranno i livelli che, a loro avviso, i tassi di interesse Usa testeranno nel breve, medio e lungo termine; ieri, è arrivata la nuova versione, decisamente aggiornata rispetto all’ultima del mese di marzo, da cui era emerso che Powell & Co non prevedevano un rialzo dei tassi prima del 2024.

E invece ora il dot plot indica che le aspettative della banca centrale sono, in media, di due rialzi dei tassi nel 2023 (i tassi sui fed funds oscillano al momento nel range compreso tra lo zero e lo 0,25%, livello ieri confermato).

Fed migliora stime Pil e inflazione Usa, dot plot più hawkish

D’altronde, la Fed ha rivisto al rialzo le stime sulla crescita dell’inflazione a +3,4% quest’anno, ben oltre il +2,4% atteso nel precedente outlook. Inoltre, la componente core dell’inflazione misurata dal PCE (indice delle spese personali) è attesa ora in crescita del 3% nel 2021, molto più del +2,2% previsto a marzo; per il 2022, si prevede poi un rialzo del PCE core pari a +2,1%.

La Fed ha migliorato anche l’outlook sulla crescita del Pil Usa dal +6,5% atteso a marzo a +7% per il 2021. Riviste al rialzo anche le attese per la crescita del Pil reale del 2023 a +2,4%, rispetto al precedente outlook di una espansione pari a +2,2%, mentre le stime sul 2022 – pari a un’espansione del Pil del 3% – sono state lasciate invariate.

Riguardo al tasso di disoccupazione Usa, per il 2021 le previsioni sono rimaste di un calo al 4,5%. Per il 2022 e il 2023 le stime sono rispettivamente del 3,8% e al 3,5%. E’ stato così migliorato l’outlook per il 2022, anno per il quale nel mese di marzo la Fed aveva previsto un calo limitato al 3,9%.

Fed contro Fed? Powell: non prendete per oro colato dot plot

Detto questo, è stato lo stesso Jerome Powell a consigliare a trader e investitori di non prendere alla lettera quanto inciso nel dot plot: nel corso della conferenza stampa successiva all’annuncio dei tassi, il banchiere ha tenuto a precisare, infatti, che il tapering del QE non è imminente e che le previsioni contenute nel dot plot sui due rialzi dei tassi nel 2023 devono essere prese “cum grano salis”.

Non per niente, pur in ribasso, Wall Street non è andata nel panico. Certo, Powell non ha potuto negare l’innegabile:

“L’inflazione è aumentata in modo notevole e rimarrà elevata – ha detto il banchiere nel corso della conferenza stampa post annuncio tassi – spiegando le “pressioni al rialzo sui prezzi con la ripresa della spesa” e aggiungendo che “esiste la possibilità che le pressioni inflazionistiche siano persistenti“.

Per questo, ha affermato ancora, “se cogliesssimo segnali di una inflazione che si stesse muovendo in modo persistente al di sopra dell’obiettivo, saremmo pronti ad aggiustare la posizione della politica monetaria“.

Il timoniere della Fed ha anche messo in evidenza che “le spese delle famiglie stanno crescendo a un ritmo veloce”, che “gli investimenti delle aziende stanno aumentando a un ritmo solido” e che “i fattori che pesano sulla crescita dell’occupazione dovrebbero smorzari nei prossimi mesi”.

Insomma, “gli indicatori relativi all’attività economica e all’occupazione continueranno a migliorare”, grazie alla ripresa dell’economia dalle restrizioni varie-misure di lockdown varate nella fase più buia della pandemia Covid-19.

In un commento riportato dalla Cnbc Willem Sels, responsabile degli investimenti della divisione di private banking e wealth management presso HSBC, ha commentato le novità emerse dalla Fed, sottolineando che la sorpresa non è stata enorme, ma che comunque un cambio di direzione c’è stato.

Questa non è una sorpresa enorme, sebbene il tono sia un po’ più hawkish di quanto molti economisti si aspettassero, visto che le stime mediane del dot plot mostrano due strette entro il 2023″.

In ogni caso, ha continuato Sels “prima del meeting, i mercati stavano già prezzando una buona probabilità di un rialzo dei tassi nel 2022 e diversi aumenti nel 2023”. Di conseguenza, “il fatto che si sia già anticipato un cambiamento nella futura direzione dei tassi di interesse dovrebbe limitare l’impatto delle notizie, sebbene la reazione di mercato immediata sia stata un rialzo moderato dei tassi dei Treasuries e un calo dell’azionario, a causa di quel tono più hawkish”.

Sels ha aggiunto che la principale incertezza sui mercati rimane il momento in cui la Fed inizierà a ridurre gli acquisti di asset che effettua con il piano di QE, che hanno portato il suo bilancio a gonfiarsi oltre quota $8 trilioni.

L’impostazione più da falco della Fed è stata scontata in ogni caso anche dal mercato del forex: il dollaro è salito al record in due mesi, portando la sterlina a scendere sotto la soglia di $1,40 per la prima volta in più di cinque settimane.

In particolar modo, il Dollar Index è salito fino al massimo in otto settimane di 91,445 nelle contrattazioni dei mercati dell’Asia-Pacifico. Focus sull’euro, che in queste ore perde lo 0,36% bucando anche quota $1,20.

Il biglietto verde è salito fino a $1,1984 nei confronti dell’euro, estendendo il rialzo dell’1% circa che aveva incassato nella sessione della vigilia. Il dollaro si è rafforzato anche sullo yen a JPY 110,825, al record dallo scorso 1° aprile. I tassi sui Treasuries Usa a cinque anni sono così saliti fino a +10 punti base allo 0,88% contestualmente al discorso di Jerome Powell; i tassi sui Treasuries a 10 anni sono balzati all’1,575%, mentre quelli a 30 anni sono rimasti poco mossi attorno al 2,193%.

C’è da dire tuttavia che Powell ha cercato ieri di rassicurare i mercati affermando che “il rialzo dei tassi avverrà ben avanti nel futuro” e che, in ogni caso, “siamo molto lontani dalla piena occupazione, e questa sarà una considerazione da fare”.

Powell ha anche attaccato in qualche modo la credibilità del dot plot, affermando che il documento non ha poi un grande valore predittivo sul movimento dei tassi e che, proprio per questo, deve essere preso cum grano salis.

E anche sull’inflazione: “ci aspettiamo che questi dati elevati si smorzino”. Di fatto, se è vero che per quest’anno la Fed prevede un aumento dell’inflazione pari a +3,4%, per il 2022 la stima è di un trend di una crescita che, in un arco di tempo di più lungo periodo, rallenta a +2%, in linea con l’obiettivo della banca centrale.

Alcune frasi non sono state tuttavia del tutto chiare: l’impressione è che Powell si sia assicurato un margine per fare dietrofront in caso di errori di valutazione dell’economia.

Nel caso del tapering del QE della Fed (acquisti di asset per un valore di $120 miliardi al mese), il commento si è sostanziato praticamente in un gioco di parole:

“Potete pensare a questo meeting come a quello in cui abbiamo parlato della possibilità di parlarne”, ha detto il banchiere centrale, con una frase che è sembrata essere la prosecuzione di quella proferita lo scorso anno, quando aveva detto che la Fed “non stava neanche pensando alla possibilità di pensare ad alzare i tassi”.