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Effetto Greta, boom degli ETF green: energie rinnovabili in pole position nelle scelte per il 2020

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Effetto Greta Thunberg sugli investimenti green: il trend di alcuni ETF parla chiaro, così come parlano chiaro i sondaggi. Quello firmato da GraniteShares rivela che più di 1/3 degli investitori britannici interpellati ritiene che il settore delle energie rinnovabili riporterà una solida performance, nel 2020.

GraniteShares, società attiva nel mercato degli ETF, fornitrice degli stessi indici, ha chiesto agli investitori dove punterebbero i loro soldi il prossimo anno, ragionando in un’ottica di lungo termine. Il 30%, la maggioranza, ha risposto: nel comparto delle energie rinnovabili.

L’atteggiamento bullish verso il settore è stato confermato da investitori di età e sesso diversi. La scelta è avvenuta anche a prescindere dallo stile di investimnento solitamente adottato. Smentito il fatto che gli investitori millennial siano più interessati agli investimenti green rispetto a quelli più ‘anziani’.

Dal sondaggio è emerso, infatti, che il settore delle energie rinnovabili è popolare soprattutto tra coloro che hanno una età compresa tra 55 e 64 anni, con il 35% che ha definito il comparto la scelta di investimento numero uno. Le energie rinnovabili o anche gli investimenti ESG sono stati considerati la scelta top dal 31% della fascia di età tra 25 e 34 anni, e dal 26% soltanto tra chi ha tra i 35 e i 44 anni.

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Sempre il settore degli investimenti green è stato considerato scelta top pick dal 29% degli uomini e dal 33% delle donne. Nella classifica dei settori considerati più appetibili, oltre alle rinnovabili, i comparti più gettonati si sono confermati il tecnologico (28% degli intervistati), l’immobiliare (il 25%) e l’oro (il 22%).

Tra i motivi addotti per la scelta di mettere al primo posto gli investimenti green – stando a quanto riporta GraniteShares (la società di ETF che ha lanciato, per l’appunto, anche il sondaggio) – sono stati citati l’attivista Greta Thunberg e le proteste che hanno visto protagonista Extiction Rebellion.

In generale, il motivo principale risiede nell’importanza crescente che, nel corso di questo 2019, hanno dimostrato di avere i timori sul climate change, ovvero sui cambiamenti climatici.

Energie rinnovabili: rischio bolla già qui?

Tuttavia, c’è chi consiglia di essere cauto nel guardare al settore. Il boom dei titoli e degli ETF relativi c’è già stato, e non è detto che sia una certezza assistere a una fase bis. Se si guarda all’iShares Clean Energy ETF, si nota per esempio che il rapporto prezzi-utili è superiore alle 20 volte. L’ishares Global Clean Energy Ucits Etf – eche replica l’andamento di un indice composto da 30 delle maggiori società globali operanti nel settore dell’energia pulita ha fatto già +44,9% dall’inizio dell’anno.

Certo – fa notare un articolo del Money Observer, è possibile che gli utili futuri che saranno incassati dal settore delle energie rinnovabili finiranno con il giustificare queste valutazioni.

Tuttavia secondo Peter Ganry, responsabile della strategia sull’azionario presso Saxo Bank e autore delle 10 previsioni oltraggiose per il 2020, il comparto fa ancora fronte ad alcuni problemi significativi. Proprio in quel report, Ganry ha scritto che “gli investitori devono comprendere che, per quanto concerne le società attive nell’energia pulita, il ritorno medio sul capitale investito rispetto al costo ponderato del capitale è pari a un terribile 0,5. Il che significa che, in realtà, l’industria sta distruggendo capitale”.

Il settore petrolifero e dei combustili fossili, invece, presenta valutazioni molto convenienti, come dimostra il Vanguard Energy ETF, che include i nomi dei big Usa attivi nel settore, e che presenta un price-to-earnings pari ad appena 2,81.