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Effetto COVID, crollo ‘titanico’ del Pil Usa: -32,9% nel II trimestre. America sotto shock: Trump medita rinvio elezioni

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Il tonfo era ampiamente atteso, e in misura anche maggiore: ma ciò non ha impedito alla stampa Usa di parlare di “crollo titanico del Pil”“.  L’esplosione della pandemia COVID-19 e le conseguenti misure di lockdown resesi necessarie per arginare i contagi hanno portato il prodotto interno lordo americano a crollare, nel secondo trimestre, al tasso annualizzato del 32,9%, al ritmo più forte di sempre in un trimestre.

Il tweet di Donald Trump fa sorgere il dubbio che il presidente voglia rimandare le elezioni Usa a causa del coronavirus
WASHINGTON, DC – JULY 28: U.S. President Donald Trump arrives to speak during a news conference at the White House July 28, 2020 in Washington, DC. Trump spoke on several topics including the ongoing negotiations on Capitol Hill over the fourth phase of the federal response to the coronavirus. (Photo by Alex Wong/Getty Images)

Il dato è stato comunque lievemente migliore delle attese, visto che gli analisti avevano pronosticato una caduta fino a -35%.  Detto questo,m da quando il governo ha iniziato a seguire il trend dell’economia dalla Seconda Guerra Mondiale,  nei momenti più bui degli Stati Uniti il Pil non si era mai contratto più del 10%.
Le stelle non sono certo allineate per Donald Trump nell’anno dell’Election Day, tanto che da un suo tweet di un’ora fa circa emerge ora che il presidente americano starebbe pensando di posticipare le elezioni presidenziali Usa a causa del coronavirus. E Wall Street non la prende affatto bene.
Così il tweet in lingua originale:
“With universal mail-in voting (not absentee voting, which is good), 2020 will be the most inaccurate & fraudulent election in history. It will be great embarrassment to the USA. Delay the Election until people can properly, securely and safely vote???”

Ovvero, “con il sistema di votazione per posta le elezioni 2020 sarebbero le più inaccurate e fraudolente della storia. Sarebbe un grande imbarazzo per gli USA. Rimandare le elezioni fino a quando la gente potrà votare in modo appropriato e sicuro?”.
Tornando alle condizioni in cui versa l’economia Usa, a rendere la pillola meno amara è la convinzione degli analisti, supportata anche da alcuni dati, secondo cui il Pil non solo americano ma anche globale avrebbe toccato il fondo nel secondo trimestre.Nel caso degli States, l’attività economica dovrebbe aver iniziato a risalire la china già a metà maggio, dopo la grave contrazione del periodo compreso tra aprile e giugno.
Nelle ultime settimane, tuttavia, ha iniziato a serpeggiare sui mercati la sensazione che la ripresa dell’economia si confermerà più debole delle attese: d’altronde, i casi di coronavirus in America continuano a salire, milioni di americani sono ancora in mezzo alla strada dopo essere stati licenziati, migliaia sono gli esercizi che sono stati costretti a chiudere i battenti e molti di quelli rimasti operativi vanno avanti a ritmi decisamente ridotti rispetto al passato, in quanto la domanda è a dir poco debole.

Non per niente dal dato relativo al Pil emerge che le spese per consumi, che rappresentano il principale motore dell’economia Usa, sono scivolate del 34,6%.
Forte è stata la caduta soprattutto delle spese nei servizi – settori viaggi, turismo, prestazioni mediche, ristorazione e simili – , pari a -43,5%.  Giù anche le spese delle famiglie per l’acquisto di beni,  in calo comunque in misura minore, ovvero dell’11,3%. La performance negativa è stata compensata dai maggiori acquisti di beni per la casa, visto il boom dei lavoratori in smart working.
Il divieto di uscire, più o meno severo a seconda del momento in cui le misure di contenimento sono state lanciate, ha però reso meno necessari gli acquisti di articoli di abbigliamento, i rifornimenti di benzina e molti altri beni considerati non essenziali. Il saldo delle spese per consumi non poteva, dunque, non confermarsi negativo.
Tonfo anche per gli investimenti delle aziende, precipitati a livelli record sulla scia della decisione delle imprese di congelare o tagliare le spese. Il risultato è stato che le spese per la costruzione di infrastrutture come per le trivelle per l’estrazione del petrolio hanno segnato un crollo del 35%, a fronte del -37,7% delle spese per attrezzature. Male anche i livelli delle scorte, scesi al ritmo annualizzato di $234,6 miliardi, rispetto al calo di $80 miliardi del primo trimestre. D’altronde, un qualsiasi negozio non fa incetta di scorte se non sa quando gli ordinativi dei propri clienti torneranno, se non a salire, almeno a stabilizzarsi.
Gli aiuti arrivati dall’amministrazione Usa – sotto forma di iniezioni importanti di liquidità a favore delle aziende, delle famiglie e dei disoccupati – hanno fatto salire le spese federali del governo: tuttavia, stati e comuni hanno fatto fronte a un forte crollo delle entrate fiscali, a causa del boom delle spese. Complessivamente, le spese governative sono salite così nel trimestre del 2,7%, con quelle federali balzate di oltre +17% e quelle statali e locali scese del 5,6%. Male, ovviamente, anche le esportazioni, precipitate del 64%, più del -53% delle importazioni.
Sul fronte dell’inflazione, i prezzi  degli acquisti delle famiglie sono scesi dell’1,5%, rispetto al +1,4% del primo trimestre – che ha visto il Pil contrarsi del 5% -.
L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali è calato inoltre dell’1,9% dopo il +1,3% del trimestre precedente, a fronte della flessione pari a -1,1% della componente core (a cui guarda la Federal Reserve).
In teoria, secondo gli economisti intervistati da Marketwatch, il Pil Usa dovrebbe tornare a crescere nel corso del terzo trimestre, segnando una espansione al tasso annualizzato pari a +18%. Tuttavia, si teme una revisione al ribasso dell’outlook. La piaga del coronavirus, in America (ma anche nel mondo), continua d’altronde a fare vittime. Nella giornata di ieri l’agenzia US Centers for Disease Control and Prevention (CDC)ha comunicato un rialzo di nuovi casi di coronavirus a 4.339.997, in rialzo di 59.862 casi rispetto al conteggio precedente, aggiungendo che il numero dei decessi è salito di 1.194 a 148.866 morti.