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Carige, prospetto aumento capitale alla Consob. Ricapitalizzazione ‘natalizia’, a marzo ritorno titolo in Borsa

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Una ricapitalizzazione entro il 18 dicembre, prima di Natale dunque: stando ad alcune indiscrezioni stampa, l’aumento di capitale da 700 milioni di Carige approvato nel mese di settembre dall’assemblea straordinaria degli azionisti, dovrebbe prendere il via nei primi giorni di dicembre e concludersi entro quella data.
Il Sole 24 Ore riporta oggi che il prospetto relativo alla maxi operazione di ricapitalizzazione di Carige arriverà oggi alla Consob: il presidente della Commissione Paolo Savona e gli altri quattro commissari si metteranno così al lavoro per esaminare il documento, al fine di dare il via libera.

La deliberazione potrebbe essere annunciata tra una settimana e porre le basi per il processo che trasformerà l’azionariato della banca ligure.
“L’attenzione – scrive il quotidiano di Confindustria – sarà sulla scelta degli attuali soci sul sottoscrivere o meno la quota di 85 milioni a loro riservata: Gabriele Volpi con il 9%, Raffaele Mincione, con una quota attorno al 5 per cento e la famiglia Malacalza. Quest’ultima, azionista al 28%, se sottoscriverà si fermerà al 5% del capitale e se non lo farà scenderà sotto il 2 per cento“.

Successivamente all’aumento di capitale da 700 milioni di euro, la mappa dell’azionariato sarà stravolta rispetto all’assetto attuale. Così, ancora, il quotidiano:
“L’azionariato post-aumento vedrà Cassa centrale banca (la quale ha sottoscritto con il Fitd un’opzione per rilevare la sua quota entro due anni) possedere l’8,3% e il Fondo nello schema volontario il 40,1 per cento. Nel caso in cui gli attuali soci sottoscrivessero le loro quote, il Fitd nella parte obbligatoria avrebbe il 31,6 per cento e il flottante sarebbe pari al 19,9 per cento. Nel caso in cui, invece, il Fitd dovesse intervenire per sottoscrivere gli 85 milioni di competenza dei soci, salirebbe al 42,9% del capitale, mentre il flottante si fermerebbe all’8,6 per cento”. Una quota talmente piccola che, in teoria, si potrebbe richiedere anche un delisting. Ma la Consob potrebbe comunque consentire che il titolo venga ammesso in Borsa.
Certo, l’ok arrivato dall’assemblea straordinaria all’operazione di ricapitalizzazione – che, è bene precisarlo, ha un valore complessivo di 900 milioni di euro, di cui 700 milioni attraverso un aumento di capitale e 200 milioni con l’emissione di un prestito subordinato – non ha fugato tutti i dubbi sulla buona riuscita dell’operazione.
Tra questi, c’è quello che riguarda il ruolo di Cassa centrale banca: davvero assorbirà le quote del Fondo Interbancario di garanzia sui depositi, aumentando la partecipazione in Carige da quella iniziale dell’8%? Il piano prevede infatti che il polo trentino delle banche di credito cooperativo, dopo un investimento iniziale di 63 milioni per l’acquisizione di una quota dell’8,1%, acquisti nel giro di due anni la quota del Fitd-Sv, per assumere così il controllo dell’istituto.
C’è poi l’altro dubbio che riguarda l’Italia intera. Si è davvero sicuri che non ci sarà alcun costo sui contribuenti? 

Carige: prima ricapitalizzazione, poi ritorno titolo in Borsa

Per ora, la buona notizia è che Carige è salva, e che il piano di ricapitalizzazione dovrebbe metterla in condizioni di sicurezza, almeno in teoria. Si guarda ormai avanti, tanto che il Sole 24 Ore scrive anche che la Consob, dopo il via libera al prospetto, dovrebbe porre fine alla sospensione del titolo e delle obbligazioni, che tornerebbero a essere scambiate alla Borsa di Milano a partire dal mese di marzo.
Riguardo ai dettagli dell’aumento di capitale, da segnalare che nell’accordo è previsto  un bonus per i vecchi soci, ossia l’emissione di un warrant da assegnare gratuitamente agli attuali azionisti che sottoscriveranno le azioni a loro riservate, in ragione di un warrant ogni quattro azioni nuove sottoscritte. Tali warrant consentiranno l’acquisto di nuove azioni con uno sconto del 50% sul prezzo di mercato al momento dell’esercizio.
Del bond da 200 milioni, la metà verrà sottoscritta da Ccb; 50 milioni andranno ad Amissima, la società del fondo Apollo che ha acquisito il comparto assicurativo di Carige; 13 milioni saranno di Medio credito centrale; e 20 milioni andranno al Credito sportivo e il resto ad altre istituzioni finanziarie
Intanto sono proseguite in modo serrato le trattative tra Carige e i sindacati. Il numero delle uscite stimato dalla fine del 2019 al 2023, stando al piano industriale stilato dai tre commissari della banca, è sceso da 800 a 680 unità: 400 altri dipendenti avrebbero acconsentito al ricorso al pensionamento anticipato o all’esodo consensuale. Lo riporta il sito IVG.it.
Indicativo a tal proposito è il grafico stilato dal Secolo XIX, che rivela tutte le filiali di Carige che saranno chiuse. Come ha riportato il Secolo XIX alla fine di settembre, da Como a Palermo, saranno 45 le agenzie dismesse, di cui 18 in Liguria.
L’Odissea Carige sarebbe comunque vicina a concludersi. La banca ligure, è il caso di precisare, è stata salvata per la quarta volta in sei anni.
Banca Carige ha bruciato dal 2014 in avanti quasi in toto i 2,2 miliardi di euro circa di ricapitalizzazioni messe in atto. A dettagliare i numeri del “disastro” di questi anni è stato uno dei commissari straordinari della banca. Fabio Innocenzi. Intervenendo all’assemblea straordinaria degli azionisti che ha dato il via libera lo scorso 20 settembre alla ricapitalizzazione della banca, il commissario ha rimarcato come da gennaio 2014 la banca abbia perso il 98,3% dei circa 2,2 miliardi di ricapitalizzazioni fatte.
Nel dettaglio sono stati tre gli aumenti di capitale che si sono susseguiti in questi anni, rispettivamente per 850, 800 e 560 milioni.