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Mps malata cronica in Borsa, M&A è un miraggio e sindacati sbottano su anomala nomina 30 nuovi dirigenti

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Neanche oggi Banca MPS si accoda al rally delle banche di Piazza Affari. L’azione della banca senese si muove in negativo (-0,94% a 1,471 euro) mentre l’indice Ftse Italia All Banks è arrivato fino a +1,35% con le sirene di M&A che spingono soprattutto Bper e UBI Banca, che secondo alcuni analisti sono le spose ideali nel prossimo round di consolidamento. Appare per il momento fuori dai giochi di M&A l’istituto guidato da Marco Morelli  – che in passato era stato avvicinato proprio a UBI – con il Tesoro che ha ormai poche settimane per presentare la road map di uscita dal capitale di Mps (il termine è entro fine anno, ma potrebbe essere chiesto il rinvio di qualche mese).
Negli ultimi 2 mesi e mezzo il titolo Mps segna un andamento laterale rispetto al prepotente rally delle banche (+19% da inizio settembre a oggi). Non hanno aiutato i conti trimestrali, acconti con freddezza dal mercato. Il saldo da inizio anno del titolo Mps è ancora tristemente negativo (-4% circa) rispetto al quasi +24% dell’indice Ftse Italia All Banks.

Dopo i numeri trimestrali gli analisti di Equita hanno osservato che nel breve vede l’unico upside sul titolo è legato all’esito delle negoziazioni con la UE sulla cessione degli NPE, il cui esito potrebbe a cascata sbloccare scenari speculativi.

L’attacco dei sindacati: piano chiede sacrifici a lavoratori e poi si nominano 30 nuovi dirigenti?

Intanto ieri è scoppiata anche la polemica dei sindacati rispetto alla recente nomina di circa 30 nuovi Dirigenti. Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – pur apprezzando la valorizzazione delle professionalità interne – si chiedono se la scelta di nominare i dirigenti “sia economicamente compatibile con quanto previsto dal piano di ristrutturazione, in base al quale si continuano a richiedere pesanti sacrifici ai lavoratori e alle lavoratrici del gruppo MPS”.

Attesa per responso Ue su Npl

Intanto cresce l’attesa per la decisione dell’Unione europea sul piano di cessione ad Amco, ex SGA, di un portafoglio rilevante di NPL di Mps. L’amministratore delegato di Mps, Marco Morelli, ha alimentato le attese per un imminente  intesa per ripulire ulteriormente la banca dai  crediti deteriorati. “C’è una discussione in corso che sta andando avanti da un po’ e spero che in qualche settimana potremo avere più chiarezza”, ha detto l’ad a margine della presentazione dei conti trimestrali.
La questione riguarda la trattativa in corso tra il Tesoro, principale azionista di Banca Mps con il 68% del capitale, e la Commissione europea, per liberare la banca senese di gran parte dei suoi crediti deteriorati, un portafoglio di circa 10-14 miliardi di euro , il tutto senza infrangere le regole sulla Concorrenza Ue. In base ai calcoli di Equita, per ridurre l’NPE ratio al 5% e mantenere il CET1 a 11,5% è necessario cedere circa 10 mld di NPE con prezzi di vendita degli NPL non inferiori a 30 cent (45 cent per gli UTP), ipotesi che sembrano realistiche solo con intervento pubblico.
Mps, che dal 2008 fino alla nazionalizzazione del 2017 ha messo insieme aumenti di capitale per complessivi 20 miliardi, ha come spada di damocle anche le cause miliardarie (per circa 5,4 miliardi) degli azionisti che contribuisce a frenare ogni interesse sulla banca.