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Cancellazione debiti e/o rottamazione BTP da parte della Bce. La vera domanda è se l’Italia ci guadagnerebbe davvero

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Della questione si è dibattuto parecchio negli ultimi giorni, soprattutto dopo che è stata la stessa Christine Lagarde, numero uno della Bce, a gelare il numero uno del Parlamento europeo, David Sassoli, sulla questione della cancellazione dei debiti italiani accumulati a causa della pandemia Covid-19.

La Bce di Christine Lagarde gela David Sassoli su ipotesi cancellazione debiti accumulati per contrastare covid-19. Ma l'azzeramento, poi, farebbe davvero bene all'Italia?
In this illustration the photo of the medical syringe is seen with the Italy flag in the background in Rome, Italy, on August 23, 2020. Tomorrow morning, August 24th, the injection is scheduled to mark the beginning, in Italy, of the human trials of a Covid vaccine candidate in Italy. The first healthy volunteer will receive at the National Institute for Infectious Diseases Spallanzani in Rome the vaccine designed by the company Biotech Reithera of Castel Romano. (Photo Illustration by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images)

Niente da fare, no assoluto, è contro i trattati, ha risposto Lagarde, dopo che a frenare erano stati anche il suo vice Luis Des Guindos, e il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri.
Tema particolarmente scottante, quello della cancellazione dei debiti, soprattutto nel caso dell’Italia, visto che se c’è un problema italiano noto a tutti, accanto a quello della debolezza strutturale della crescita, è proprio quello dell’elevato rapporto debito-Pil.
Rapporto destinato tra l’altro a schizzare quest’anno, a causa dei vari stimoli che il governo Conte ha lanciato e continua a lanciare per mettere in sicurezza l’economia italiana dalle conseguenze della pandemia Covid-19. In particolar modo impressionanti sono le stime del Fondo Monetario Internazionale sul debito-Pil dell’Italia per il 2020. Tra le cose sconfortanti, c’è la previsione di un ratio ostinatamente elevato anche nei prossimi anni, addirittura fino al 2025.
Ma il debito non si può cancellare. “Non ci sono le basi legali affinché la Bce cancelli i debiti governativi che possiede – ha detto Lagarde qualche giorno fa, in occasione di un suo intervento al Parlamento europeo- Qualunque cancellazione del debito sarebbe una chiara violazione dei trattati europei sotto cui operiamo, e ai quali sono vincolata”.
Sull’ipotesi di cancellare i debiti, David Sassoli si era limitato in realtà a dire che si trattava di “un’ipotesi di lavoro interessante”, anche perchè “nella riforma del patto di stabilità dovremo concentrarci sull’evoluzione a medio termine di deficit e spesa pubblica in condizioni di crisi e non solo ossessivamente sul debito”. Ben più netta era stata la posizione dei 5 Stelle qualche giorno prima. Il Movimento aveva parlato di fattibilità dell’operazione, non dando però spiegazioni tecniche su come l’azzeramento dei debiti italiani da parte della Bce potrebbe avvenire.
Di rottamazione del debito italiano, per la precisione di rottamazione dei BTP da parte della Bce ne aveva parlato, in tempi neanche troppo lontani, lo stesso economista della Lega Claudio Borghi, illustrando il meccanismo, in base a cui, nel momento in cui “i titoli di Stato fossero arrivati alla loro “naturale scadenza la Bce, invece di chiederne il rimborso al Tesoro, avrebbe potuto cancellarli, “tagliando così una bella fetta del debito pubblico in una sola volta“.
Ma il numero due della Bce, Luis De Guindos, ha spiegato bene che una mossa del genere et similia non sarebbe neanche legale:
“L’articolo 123 del Trattato afferma che il finanziamento monetario da parte della Bce è vietato. Non esiste una base legale per la cancellazione del debito“.

Galli e Codogno: “non é vero che l’Italia ha solo da guadagnare”

Detto questo, polemiche – e populismo a parte – Giampaolo Galli, economista presso l’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, e docente di Economia Politica e Lorenzo Codogno, ex capo economista del dipartimento del Tesoro italiano, si sono posti una domanda ben precisa: ma l’Italia beneficerebbe davvero della cancellazione del debito?
Prima di invocare l’azzeramento del debito, non sarebbe il caso di chiedersi, di fatto, quali sarebbero i reali vantaggi per l’Italia? E, soprattutto, i vantaggi ci sarebbero davvero? Non è detto, hanno fatto notare i due economisti in un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, tradotto anche in inglese.
“Molto è stato detto riguardo al motivo per cui non sarebbe saggio cancellare il debito dei paesi membri dell’Eurozona nel portafoglio della Bce. Quello che forse non è stato spiegato in modo sufficientemente chiaro è il motivo per cui la cancellazione del debito non sarebbe una buona idea neanche per un paese indebitato come l’Italia”.
“I punti chiave sono due. Il primo è che la cancellazione dei titoli pubblici detenuti dall’Eurosistema sarebbe inutile perché darebbe luogo a una partita di giro. Gli Stati Membri smetterebbero di pagare gli interessi e le quote capitali all’Eurosistema, e questo smetterebbe di retrocedere gli utili che ne derivano agli Stati Membri. Gli utili delle Bce vengono retrocessi alle banche centrali nazionali e, assieme a quelli che a loro affluiscono direttamente, vengono retrocessi agli Stati. È per questo motivo che quest’anno la Banca d’Italia ha versato al Tesoro la cospicua cifra di 7,9 miliardi (imposte escluse), pari al 13% della spesa per interessi sul debito pubblico del 2019. Dunque non cambierebbe nulla nel conto economico dello Stato”.
“Dal punto di vista dello stato patrimoniale – si legge ancora nell’articolo -, si ridurrebbe il debito lordo, ma a fronte di questa riduzione vi sarebbe una uguale riduzione dell’attivo, dovuto alla svalutazione del patrimonio dell’Eurosistema. Si aggiunga che qualora la riduzione del patrimonio fosse di entità rilevante gli Stati dovrebbero mettere mano al portafoglio per ricapitalizzare la Bce o le banche nazionali”. Questo, il primo motivo. Il secondo?
“Il secondo motivo per cui la cancellazione non sarebbe una buona idea è che nel caso, assai remoto, in cui l’inflazione rialzasse la testa, la Bce non avrebbe un ammontare sufficiente di titoli per riassorbire l’enorme massa di liquidità che è stata creata in questi anni, prima con il Quantitative Easing e poi con la linea Peep  (o anche QE pandemico o di emergenza), creata per contrastare gli effetti della pandemia sul sistema economico. Per alcuni, questo è proprio il vantaggio – l’unico – della cancellazione, perché si impedirebbe alla Bce di vendere i titoli sul mercato, il che metterebbe fine alla partita di giro di cui si è detto”.
Non vendendo i titoli che hanno ingolfato il suo bilancio, nel caso dell’Italia non vendendo per esempio i BTP, gli stessi titoli non verrebbero colpiti da una svalutazione (a cui farebbe fronte un rialzo dei tassi di interesse). E sul capitolo dell’inflazione, ci sarebbe da dire davvero tanto, visto che, secondo alcuni, “un po’ di inflazione non farebbe affatto male”. Ma a tal proposito Galli e Codogno ricordano che “esiste una grandissima mole di evidenza empirica e teorica che quando le banche centrali stampano moneta per soddisfare le esigenze degli Stati la gente tende a perdere fiducia nella moneta“.
Tra l’altro, continua l’articolo, “è bene anche ricordare che la tassa da inflazione è altamente ingiusta e accresce le diseguaglianze. Forse per chi guarda con realismo alle cose di casa nostra ha un unico vantaggio: è l’unica tassa che non viene decisa dal Parlamento e quindi non costa nulla ai politici”.
La conclusione dei due economisti è un consiglio all’Italia, che non piacerà a chi continua a invocare la cancellazione del debito. Più che cancellarlo, si dovrebbe ridurlo. “Il rilancio della crescita è la via maestra per ridurre il debito pubblico – scrivono Galli e Codogno – Forse è il caso di concludere come il grande umorista americano Mencken: «Per ogni problema complesso, c’è una soluzione chiara, semplice e sbagliata”.