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BTP e QE di emergenza: la Bce si fa beffe della regola del capital key e sfida i tedeschi

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PEPP, ergo QE pandemico: la Bce ha snocciolato per la prima volta i dettagli dello shopping di titoli di stato e altri asset che ha lanciato in piena emergenza da coronavirus. Dai dettagli emerge che gli acquisti di debiti italiani si sono attestati a un valore di 37,4 miliardi di euro da quando il piano è diventato operativo, alla fine di marzo: una somma che, come fa notare un articolo di Bloomberg, è decisamente superiore a quella che Francoforte dovrebbe rilevare in base alla regola del capital key.
L’Italia si conferma così la privilegiata del programma PEPP da 750 miliardi di euro, che potrebbe essere ulteriormente ampliato nella giornata di domani, in occasione della riunione del Consiglio direttivo della Bce di Christine Lagarde.

Un appello ad adottare una politica monetaria più espansiva è arrivato dal governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau, che ha consigliato a Francoforte di rendere ancora più flessibile il QE di emergenza fino a rimuovere la regola del capital key.
Intanto, un’analisi stilata da Frederick Ducrozet, strategist di Pictet Wealth Management , conferma come gli acquisti di bond italiani siano stati sproporzionati rispetto a tale disposizione, anche se i principali beneficiari sono stati la Spagna e, sorpresa, la Germania.

A perdere è stata invece la Francia, mentre la Grecia ha guadagnato molto dal lancio del QE pandemico. La Bce ha acquistato infatti finora debito sovrano greco per un valore di 4,7 miliardi, dopo aver deciso di includere il paese nel suo piano di emergenza, nonostante il debito ellenico sia tuttora non investment grade e dunque junk (rating spazzatura).
La mossa ha smorzato i timori degli investitori, portando i tassi decennali dei bond greci a capitolare dl 4% circa prima dell’annuncio dello schema all’1,5% circa.
I tweet di Ducrozet danno un’idea dell’aiuto evidente che la Bce ha dato all’Italia. L’analista ha fatto notare che, con acquisti di BTP per un valore di 37,4 miliardi, la quota aspirata dalla banca centrale è stata pari al 21,6%, decisamente superiore a quanto stabilisce il capital key, secondo cui gli acquisti dovrebbero essere, in rapporto al totale, pari al 17%. Ducrozet precisa di applicare sempre la regola del capital key al totale degli acquisti di debiti sovrani, dunque debiti pubblici che escludono i debiti sovranazionali, ovvero bond emessi da organizzazioni internazionali.
Le deviazioni dal capital key sono ben indicate nel grafico che l’analista presenta:

Complessivamente, la Bce ha acquistato da fine marzo 235 miliardi di asset fino alla fine di maggio, con 103 miliardi di euro di acquisti ad aprile e 116 miliardi di euro a maggio.
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L’effetto salvifico del QE pandemico sui mercati italiani è sotto gli occhi di tutti: i tassi sui BTP decennali, che erano risaliti al 2,38% a metà marzo, sono scesi fino all’1,52% circa, riportando la flessione più forte in quattro mesi.
C’è da dire che il forte calo dei rendimenti si spiega anche con le indiscrezioni e successivamente con l’annuncio della proposta sul Recovery Fund– il bazooka anti-COVID su cui sta lavorando l’Unione europea -, da parte della Commissione Ue.
Tornando alla Bce e guardando alla riunione di giovedì, domani 4 giugno, Holger Schmieding, capo economista di Berenberg, ha riferito alla Associated Press di ritenere che esista una probabilità del 60% che la Bce espanda il suo programma PEPP. Se non domani, sarà comunque a luglio.
Secondo Schmieding, la banca centrale potrebbe anche decidere di allungare la durata del QE pandemico che, alle condizioni attuali, dovrebbe scadere alla fine del 2020.
In ogni caso, “agendo ora, (la Bce) dimostrerebbe agli investitori che la Bce e la sua presidente, Christine Lagarde, non hanno alcuna intenzione di frenare gli acquisti a seguito del verdetto della Corte Costituzionale tedesca. D’altronde, è stata la stessa Lagarde a dire che la Bce risponde legalmente solo al Parlamento europeo e alla Corte europea di giustizia. Di certo non a Karlsruhe, ovvero all’Alta Corte tedesca.