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Camion a idrogeno: la nuova Tesla e il ‘mistero’ Nikola One. Rumor shock fanno infuriare Milton, ‘il clone di Musk’

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“Caro Mr Ludlow”. Inizia così la lettera che l’AD di Nikola scrive al giornalista Ed Ludlow, per informarlo che la sua società è pronta a ricorrere alle azioni legali per proteggere il suo nome dall’articolo pubblicato su Bloomberg che, praticamente, considera infamante.
“Questa lettera si riferisce all’articolo da lei scritto, pubblicato oggi su Bloomberg e intitolato “Nikola Founder Exaggerated the Capability of His Debut Truck” (ovvero, il fondatore di Nikola ha esagerato la capacità del suo camion).

Da segnalare che il caso Nikola è rimbalzato sulle pagine della stampa finanziaria globale, di recente, grazie all’operazione di Ipo che lo ha fatto sbarcare a Wall Street, il 3 giugno. La febbre per il titolo ha più che raddoppiato le sue quotazioni in una sola sessione: il balzo è stato di ben +104% a fronte di una capitalizzazione di mercato di 26 miliardi di dollari“.
Ribattezzata la nuova Tesla, Nikola è una società produttrice di camion ibridi, una start up, che è nata a Phoenix, in Arizona. Il debutto sul Nasdaq è avvenuto dopo che gli investitori hanno approvato un’operazione di fusione inversa con VectoIQ. L’Ipo ha permesso al gruppo di superare in termini di valore di Borsa ‘Ford e FCA’, particolare osannato subito dal fondatore Trevor Milton.

Sicuramente, ciò che va bene per Nikola va bene anche per CNH Industrial – che di fatto è diventata ostaggio della guerra dei camion -, visto che Iveco è tra gli azionisti della società americana, e il partner con cui verrà lanciata in Europa, il prossimo anno, Nikola Tre. Il modello sarà realizzato in Germania, nello stabilimento della casa torinese.
La collaborazione con CNH Industrial, che ha intanto ufficializzato la sua partecipazione nella start-up, porterà al lancio di Nikola Tre, previsto su strada entro il 2021 in versione full electric aioni di litio con 500 chilometri di autonomia e nel 2023 nella versione a idrogeno con celle a combustibile.
Il progetto Nikola Tre nasce da una una joint venture al 50% e da un investimento da 250 milioni da parte di Cnh industrial, attraverso il suo segmento di veicoli commerciali Iveco.
Praticamente, come preannunciato da entrambi i gruppi, Nikola Tre sarà il primo camion elettrico in Europa: per ora siamo ancora alla fase del prototipo, ma la fase di test dovrebbe partire alla metà di quest’anno. Lo sbarco dovrebbe poi avvenire negli anni suddetti, prima con la versione elettrica e dopo con quella a idrogeno.
Dopo la carrellata di notizie positive, l’articolo di Bloomberg che porta la firma del giornalista Ed Ludlow ora rischia di gelare l’entusiasmo degli investitori per il mito del camion a idrogeno. Sicuramente ha già fatto infuriare il fondatore, Trevor Milton, che non ha esitato a pubblicare la lettera inviata al giornalista direttamente su Twitter.
“Molte delle affermazioni riportate nel suo articolo sono non accurate, ingannevoli, tolte dal contesto e nascoste dietro fonti che hanno chiesto in modo conveniente di non essere identificate, viste le informazioni sensibili di cui si è discusso”. Ciò è stato fatto chiaramente allo scopo di provocare intenzionalmente un danno a Nikola, attingendo a informazioni deliberatamente false, per fare un colpaccio sfacciato”.

Caso Nikola: cosa ha scritto Bloomberg?

Ma cos’ha scritto di tanto infamante il giornalista di Bloomberg? Semplice: Ludlow ha riportato come il modello Nikola One, al momento della sua presentazione, abbia fatto tremare non poco i colleghi di Trevor, e probabilmente lui stesso.
“La musica drammatica raggiunse il crescendo, i riflettori vennero puntati su quel velo bianco e il velo bianco venne tolto svelando Nikola One”. A quel punto, il fondatore Trevor si avvicinò a fianco del camion, esclamando “Oh, che cosa meravigliosa. Abbiamo aspettato così tato per mostrarla al mondo, non potete neanche immaginare quanto. Mi è difficile contenere l’emozione che provo“.
Era il dicembre del 2016 e Milton si rivolse entusiasta alla folla, dicendo che il Nikola One era pronto per essere guidato. Affermazioni che fecero venire immediatamente la pelle d’oca a chi conosceva bene le capacità di quel camion.
Tra questi, qualcuno ha di recente detto la verità, o per lo meno la sua verità a Bloomberg News, rivelando che quello era un camion che, al momento della presentazione, nessuno sarebbe riuscito a guidare, in quanto ancora non operativo. Per non parlare del fatto che mancavano addirittura pezzi al motore. Le rivelazioni shock sono contenute nell’articolo di Ed Ludlow, che nel frattempo aveva intervistato il diretto interessato.
“Mercoledì – si legge nell’articolo di Bloomberg – Milton aveva detto che componenti chiave del camion erano state rimosse dal veicolo per ragioni di sicurezza e che, di fatto, il Nikola One non era stato ancora mai guidato. ‘Non ho mai ingannato nessuno’, aveva detto il fondatore nel corso di una intervista telefonica (a Ludlow). Il titolo aveva risentito di quest’ammissione, tanto da scendere fino a -2,4% alle ore 15.33 di New York della sessione del giorno seguente. La società continuava comunque a vantare una capitalizzazione di mercato superiore a $22 miliardi”.
D’altronde, nello stesso evento di tre anni e mezzo fa, Milton aveva chiaramente detto che la società aveva fatto mettere una catena attorno al camion proprio per impedire che la gente sfuggisse ai controlli sul veicolo:
“In questo modo impediamo alla gente di mettersi alla guida – aveva detto il fondatore – Questa cosa funziona e va alla perfezione”.
Insomma, una carrellata di dichiarazioni false, di cui Bloomberg ha avuto poi conferma da chi era stato presente a quell’evento.
Le marce e i motori non c’erano, mentre c’era attaccato al veicolo questo manifesto con la scritta a  caratteri cubitali “H2 Zero Emission Hydrogen Electric”.  La verità è che non c’era neanche una cellula a combustione nel camion”.
“Ma non c’era una cellula a combustione nel veicolo – ha ribattuto Milton nell’intervista a Bloomberg – Non abbiamo mai detto che ci fosse“.
Così come ha ammesso che non c’erano i freni e il motore, e questo per ragioni di sicurezza. Detto questo, le sue dichiarazioni contraddicono quanto affermato dalle fonti anonime che Bloomberg ha sentito. E quanto, in ogni caso, lui stesso aveva detto, durante la presentazione del 2016.

Nikola vale come Ford senza aver prodotto niente

L’articolo di Bloomberg prosegue:
“In questi ultimi giorni Nikola è arrivata a valere un ammontare pazzesco di soldi per qualche ragione, nonostante non abbia mai prodotto niente che la gente potesse comprare per davvero. Al di là di questo, il ceo Trevor Milton si è mostrato sempre più bullish su Twitter, riguardo al futuro della sua società. In realtà niente di tutto ciò dovrebbe essere così sorprendente, così come non dovrebbe sorprendere il fenomeno di questi fondatori di start-up, che arrivano a osannare i loro prodotti”.
La questione qui è che intanto Nikola non ha prodotto nulla di realmente tangibile, ma semmai, si potrebbe dire, ha dato vita a una fabbrica di sogni su cui il mercato ha scommesso (basti pensare che durante l’Ipo ha superato anche il valore di mercato di un colosso del calibro di Ford); dall’altro lato, nel presentare il Nikola One Milton disse che le consegne del camion sarebbero iniziate nel 2020.
Sono passati 3 anni e mezzo da quella presentazione, e di Nikola One neanche l’ombra. In più, la società prevede di non riportare alcun fatturato per il 2020. Ciliegina sulla torta, le prime stazioni di rifornimento di idrogeno, riporta Bloomberg sulla base di quanto il gruppo stesso ha dichiarato nel prospetto informativo dell’Ipo, non saranno operative fino al 2022, o anche più in avanti”.
Non stupisce che il giornalista di Bloomberg abbia fatto più di un parallelismo:
“A prima vista, Milton sembra un clone di Elon Musk, la cui società più famosa ha preso l’altra parte del nome del famoso inventore Nikola Tesla, “l’uomo che inventò il ventesimo secolo” e “il santo patrono della moderna elettricità”, come è stato definito.
“Entrambi carimastici e schietti, hanno tratto grandi vantaggi dai rialzi dei titoli azionari, avvenuti quest’anno. Per alcuni versi, però, i due imprenditori sono diversi. Mentre Musk, 48 anni, è famoso per stabilire obiettivi che Tesla non riesce mai a rispettare se non più tardi rispetto a quanto il suo ceo aveva precedentemente comunicato, i target di Nikola fissati per i prossimi anni sono relativamente prudenti. La società prevede di riportare il suo primo miliardo di dollari di fatturato nel 2023. La fabbrica che ha intenzione di costruire a sud di Phoenix dovrebbe raggiungere la piena produzione di veicoli elettrici a piena combustione nel 2027, e di 15.000 veicoli a batteria elettrica l’anno successivo”.
Tesla invece, a paragone prevede di superare “senza grandi problemi” la soglia di 500.000 consegne stabilita per quest’anno. Nel 2019, inoltre, il fatturato della creazione di Musk ha superato quota $24,5 miliardi”.
“Ci sono però altri elementi che invece dimostrano come Milton stia seguendo i passi di Musk. Il suo curriculum la dice tutta, infatti, sul carattere di questo uomo d’affari che, prima di fondare Nikola sei anni fa circa, è stato bocciato alle superiori, per poi passare l’esame, per poi lasciare il college e lanciarsi nel business dei sistemi di allarmi, e dare vita successivamente a start-up attive nel segmento dell’online retail, finendo con il gestire una società di tecnologia e storage di gas naturale”. Prima di creare Nikola.
Ad accomunare le due società è anche un altro fattore: Nikola è riuscita sicuramente ad attrarre l’interesse dei consumatori e degli investitori nei confronti di un prodotto che, dopo un po’ di anni, non è riuscita neanche a consegnare, così ha fatto diverse volte Tesla, che è riuscita a raccogliere soldi dai clienti convincendoli a versare caparre per veicoli che non sono approdati ancora sul mercato.
Inizialmente, Nikola aveva fatto la stessa cosa con Nikola One, facendosi lasciare un acconto dai clienti interessati. E’ stato poi lo stesso Milton a dire che la società ha poi restituito le somme, proprio a causa delle critiche che avevano colpito le strategie di finanziamento adottate da Tesla.