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Branson è già nello spazio: la sua Virgin Galactic fa +400% in 2 mesi. Ma Musk non è da meno con Space X

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Un vero e proprio exploit quello registrato dalle azioni della Virgin Galactic a Wall Street, salite del 400% da dicembre. Un anno fa il miliardario britannico Richard Branson era sulla sua isola privata, Necker, quando l’ex dirigente di Twitter Adam Bain gli fece visita con una proposta su come rendere pubblica la sua società di turismo spaziale, la prima a quotarsi in Borsa.

Dallo sbarco in Borsa alla valutazione da 8 mld di dollari

L’approdo a Wall Street è avvenuto poi il 28 ottobre. Una decisione che ha reso particolarmente felice Sir Branson visto che la valutazione della sua Virgin Galactic è salita alle stelle. Il titolo è salito di oltre il 400% dal minimo di dicembre, il che ha significato una valutazione della società di quasi 8 miliardi di dollari, o quasi 2.000 volte i ricavi che si stima abbia generato nel 2019. Vieco USA, entità controllata da Virgin, possiede ancora più della metà delle azioni, il che significa che il patrimonio netto di Branson – stimato dall’indice Bloomberg Billionaires a circa 5 miliardi di dollari prima della quotazione – è ora a sorpresa ancora più grande.

I possibili ostacoli all’orizzonte

A model of a Virgin Galactic SpaceShipTwo is seen on floor during the company’s first day of trading on the New York Stock Exchange (NYSE) on October 28, 2019 in New York City. (Photo by Johannes EISELE / AFP) (Photo by JOHANNES EISELE/AFP via Getty Images)

Diversi hedge fund, tra cui Suvretta Capital Management, che possiede il 3,4% del capitale di Virgin Galactic, hanno beneficiato dell’impennata ma molti dei suoi colleghi scommettono che ben presto arriverà la doccia gelata.  L’azienda di Branson ha passato anni a perfezionare il suo prodotto nel nascente settore del turismo spaziale. 250.000 dollari a biglietto per un volo di 90 minuti (inclusi alcuni minuti di assenza di gravità zero), un business che potrebbe rivelarsi piuttosto redditizio visto che l’azienda potrebbe avere quasi 600 milioni di dollari di entrate annuali entro il 2023. Ma a mettere i bastoni fra le ruote potrebbero essere gli enti regolatori che potrebbero porre sotto la loro lente le attività di turismo nello spazio. A ciò potrebbe aggiungersi anche eventuali ritardi o interruzioni impreviste che farebbero perdere quota al titolo della Virgin Galactic.
Ma come per i seguaci della Tesla di Elon Musk, anche i fan della Virgin Galactic di Richard Branson non sembrano particolarmente preoccupati da queste sfide a breve termine. Una speranza tra gli investitori è che la compagnia utilizzi la tecnologia e l’esperienza acquisita per il trasporto turistico nello spazio per costruire un mercato potenzialmente molto più redditizio: il volo ipersonico intercontinentale.
Tuttavia, gli ostacoli normativi per il lancio di tali voli saranno molti e il perfezionamento di questa tecnologia richiederà molto di più dei 430 milioni di dollari di proventi netti che Virgin Galactic ha ricevuto dalla sua quotazione. Il che potrebbe significare la possibilità per Branson di raccogliere più soldi, proprio come ha fatto Tesla la scorsa settimana con un’offerta azionaria di 2 miliardi di dollari.

Lotta spaziale con Musk e Bezos

Certo che l’entusiasmo degli investitori mostrato per la società di Branson non sarà sfuggito nemmeno a Musk. La sua Space X non ha avuto problemi a raccogliere fondi sui mercati privati; è stata valutata a circa 33 miliardi di dollari. Ma il fondatore della Tesla sta anche considerando un’offerta pubblica di Starlink, progetto di connessione Internet via satellite sviluppato da SpaceX tra qualche anno, e qualsiasi fervore di mercato intorno all’investimento spaziale lo renderebbe più facile.
Il business delle missioni nello spazio vede coinvolto anche Jeff Bezos con Blue Oringin.  Il patron di Amazon ha venduto quasi 3 miliardi di dollari di azioni Amazon la scorsa estate per continuare a finanziare Blue Origin, il suo progetto di viaggio nello spazio. Bezos prevede di cedere azioni del suo gruppo per circa 1 miliardo di dollari all’anno per finanziare Blue Origin che però non dovrebbe essere in grado di effettuare la sua prima spedizione commerciale prima del 2021.
Musk, il magnate di Tesla e fondatore di SpaceX, vuole stabilire una città permanente e autosufficiente su Marte. La navetta Crew Dragon di SpaceX ha superato anche l’ultimo test e il tour operator Space Adventures ha annunciato nei giorni scorsi che venderà i primi quattro biglietti ai facoltosi che entro il 2022 affronteranno il primo viaggio turistico spaziale.  Nessun dettaglio sui costi.
Il volo suborbitale della Virgin Galactic potrebbe invece materializzarsi già quest’anno.