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Bitcoin: la rimonta porta la firma di El Salvador-Musk-Paul Tudor Jones. Ma intanto la Cina sfratta i miners

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Negli ultimi giorni, il Bitcoin ha riagguantato quota $40.000, beneficiando di diversi assist, tra cui il recente tweet di Elon Musk, numero uno di Tesla.

Un assist importante è arrivato anche dal gestore miliardario di hedge fund Paul Tudor Jones che, facendo riferimento all’annosa questione dell’inflazione Usa, ha dato un consiglio operativo agli investitori, che ha ridato lustro alla moneta digitale. E che dire del supporto alla credibilità della criptovaluta arrivato con le notizie relative alle scelte di Goldman Sachs e MicroStrategy?. E della decisione, arrivata ancora prima, di El Salvador, diventato primo paese al mondo a legalizzare l’asset?

Di questo e altro parla Eliézer Ndinga, Research team di 21Shares, nell’analisi dal titolo “Tesla e il Congresso di El Salvador sostengono la ripresa del Bitcoin”.

“Il Bitcoin ha ufficialmente superato la barriera dei 40.000 dollari per la prima volta dopo 19 giorni, grazie a due eventi molto significativi. Il primo si è verificato il 9 giugno scorso, giorno storico per tutto il mondo delle criptovalute, quando la maggioranza del Congresso di El Salvador ha approvato una legge sul Bitcoin con una maggioranza di 62 voti su 84, che lo rende una valuta al pari del dollaro USA all’interno del paese. A seguito di ciò, il governo metterà a disposizione la strumentazione per le attività di mining alimentandola solamente con l’energia geotermica prodotta dai vulcani del luogo, così da non avere alcuna emissione di CO2″.

L’annuncio della grande notizia era arrivato via Twitter dallo stesso presidente di El Salvador Nayib Bukele:

“La #Bitcoinlaw è stata approvata da una supermaggioranza nel Congresso salvadoregno. 62 voti a favore su 84! Questa è storia! #Btc”, aveva scritto Bukele lo scorso 9 giugno:

“Il secondo evento – ha continuato l’analista di 21Shares – è legato al CEO di Tesla, Elon Musk, che ha affermato che la sua compagnia potrebbe riconsiderare i pagamenti in bitcoin qualora si dimostrasse una chiara intenzione di rendere il mining un processo largamente basato sulle rinnovabili (almeno oltre il 50% del mix energetico)”.

Bitcoin, e intanto la Cina sfratta i miners

Vale la pena riportare la notizia delle ultime ore, che vede protagonista di nuovo la battaglia della Cina contro il Bitcoin.

A scatenare i forti smobilizzi sulla criptovaluta numero al mondo verso la metà di maggio, era stata infatti anche la notizia relativa alla decisione di tre autorità cinesi di vigilanza sulle banche e sull’industria dei pagamenti di avvertire le istituzioni finanziarie, intimando loro di non fare alcun business che comportasse l’utilizzo delle criptovalute, inclusi il trading e la conversione di valute fiat in monete digitali.

Oggi la Cina è tornata sotto i riflettori, con la notizia relativa alla decisione di cacciare tutti i miners del Bitcoin che operano nel paese, dando il via a quella che nel cripto-universo è stata già battezzata “la grande migrazione del mining” dalla Cina verso il Texas.

L’esodo è già in atto e, come scrive un articolo della Cnbc, potrebbe trasformare il Texas nella nuova casa dei miners.

Fino a poco fa, la Cina aveva ospitato più della metà dei miners del Bitcoin al mondo.

Come andrà il mining in Texas? Nonostante i ripetuti blackout che lo hanno colpito durante l’inverno, a causa della scarsità delle riserve energetiche, lo stato presenta prezzi energetici tra i più bassi al mondo.

Lo stato sta puntando inoltre sulle energie rinnovabili, tanto che la sua quota nel mercato è in costante crescita: già nel 2019 il 20% dell’elettricità era di origine eolica. Il Texas dispone inoltre di un mercato deregolamentato che permette ai clienti di scegliere i fornitori di elettricità e, fattore ancora più cruciale, i leader texani hanno un atteggiamento molto indulgente nei confronti dei fan del mondo cripto.

iShares presenta l’outlook sul Bitcoin

Tornando al giudizio di Ndinga, l’analista ha presentato l’outlook sul Bitcoin:

“Secondo la nostra opinione, le prossime settimane saranno fondamentali per capire se il Bitcoin si assesterà stabilmente sopra i 40.000 dollari o se scenderà sotto i 30.000. Se si verificasse la seconda ipotesi, l’ondata di vendite scaturita dagli investitori di breve periodo si aggraverebbe ulteriormente, mentre se si verificasse la prima, la fiducia nel mercato ne risentirebbe positivamente. Sebbene il Bitcoin si stia apprestando a registrare il primo ribasso dal primo trimestre del 2020, essendo scambiato a un prezzo inferiore di circa il 4% rispetto alla media degli ultimi 200 giorni (circa 42.300 dollari), le novità appena citate hanno dato nuova fiducia al mercato, come dimostra il parametro denominato Binary CDD. Quest’ultimo confronta lo storico dei volumi di bitcoin venduti dagli investitori di lungo periodo con il volume attuale, al fine di misurare la potenziale intensità delle vendite. Il valore che questa misura può assumere va da 0 a 1. Dall’altro lato, il CCD valuta il numero di giorni necessari a un investitore per liquidare la sua posizione”.

Ora, “come si evince dal grafico sottostante, gli investitori di lungo periodo hanno accumulato criptovalute, poiché il Binary CDD indica che gli acquisti prevalgono leggermente all’interno di questa categoria. Addirittura, questo indicatore ha raggiunto livelli che non si registravano dalla fine di ottobre 2020, all’inizio dell’ultima grande impennata del mercato, e questo dimostra che i fondamentali di questo asset non sono cambiati agli occhi degli investitori”.

Ndinga ricorda anche l’assist di Paul Tudor Jones:

” Al tempo stesso, il famosissimo hedge fund manager, Paul Tudor Jones, che ha investito circa il 2% del suo patrimonio netto in Bitcoin, ha dichiarato ai microfoni della CNBC che incrementerebbe la sua posizione, arrivando al 5% del suo patrimonio netto. È anche importante sottolineare che il 54,1% degli utenti di Bitcoin hanno un orizzonte di lungo periodo, ovvero hanno comprato gli asset digitali più di un anno fa”.

Insomma, “il futuro del Bitcoin è luminoso anche per via dell’aumento dei casi di mining attraverso energie rinnovabili e per l’adozione da parte di mercati emergenti“.

“Queste nazioni necessitano di una maggiore diffusione di Internet per poter accedere alle criptovalute e di maggiori contenuti educativi per comprenderne la natura (per esempio, solo il 58% dei salvadoregni ha una connessione a internet). Tuttavia, El Salvador ha comunque aperto la strada ad altre nazioni verso l’adozione del Bitcoin come riserva di valore legalmente riconosciuta e questo importante traguardo potrebbe spingere anche i più scettici a rivedere la loro posizione sulle criptovalute; un esempio è l’India, che probabilmente inizierà a classificare i Bitcoin come un asset class. Inoltre, ciò che ha fatto El Salvador mostra al mondo che il Bitcoin non è solamente “oro digitale”, ma anche un mezzo di pagamento leveraged, immune alle censure e in grado di consentire transizioni senza commissioni. Questo è particolarmente importante per la piccola nazione dell’America Centrale, che dipende fortemente dalle riserve in dollari, pari a 6 miliardi di dollari, ovvero circa il 20% del Pil nazionale. Sicuramente noi di 21Shares osserveremo attentamente gli sviluppi futuri, ma possiamo già dire che riteniamo che l’innovazione portata dalle criptovalute sia ancora lontana dall’aver mostrato il suo pieno potenziale”.