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Prima Tesla, ora anche la Cina, con diktat stop cripto a banche. Bitcoin buca quota $40.000, -39% da valori record di aprile. Ma ancora +320% su base annua

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Mix tossico Tesla-Cina affossa il Bitcoin in primis e tutto l’universo cripto. Il Bitcoin si conferma vittima illustre, affondando nelle ultime ore di oltre il 13%, bucando la soglia di $40.000 per la prima volta in 14 settimane e scivolando fino al minimo intraday di $38.585,86, stando ai dati riportati da CoinDesk.
Nuovo tonfo del Bitcoin: stavolta la 'colpa' è della Cina, con il nuovo divieto anti-cripto imposto alle bancheLa criptovaluta numero uno al mondo è precipitata praticamente al valore più basso dal 9 febbraio scorso, quando scese per l’appunto sotto i $40.000. Non solo: le vendite recenti massicce hanno portato i prezzi a collassare del 39% circa rispetto al massimo assoluto di $64,829.14 testato alla metà di aprile.

La moneta digitale aveva già sofferto un crollo importante qualche giorno fa, a seguito del dietrofront di Elon Musk, apparentemente fan del cripto mondo, che aveva annunciato via Twitter che la sua Tesla non avrebbe più accettato pagamenti in Bitcoin, a causa delle preoccupazioni sull’effetto inquinante che il mining provocherebbe.
Qualche giorno dopo sempre Musk aveva gelato chi investe nelle criptovalute, facendo temere l’eventuale decisione sempre di Tesla, il gigante delle auto elettriche da lui fondato, di smobilizzare addirittura gli investimenti effettuati nella moneta digitale; l’alert è poi rientrato quando Musk ha cercato di correggere il tiro, affermando che Tesla non aveva smobilizzato nessun Bitcoin.
Il danno era stato però fatto, con i prezzi della criptovaluta in calo fino a $42.000 circa.

Bitcoin e la doccia fredda targata Cina: il divieto alle banche

Detto questo, i bullish sull’asset ci tengono a precisare che la criptovaluta è ancora in rialzo di oltre +40% dall’inizio dell’anno e di ben +320% negli ultimi 12 mesi.
Nelle ultime ore, è arrivata la nuova doccia fredda targata Cina per gli amanti delle cripto: tre autorità cinesi responsabili della vigilanza delle banche e dell’industria dei pagamenti hanno avvertito le istituzioni finanziarie di non fare alcun business che comporti l’utilizzo delle criptovalute, inclusi il trading e la conversione di valute fiat in monete digitali.
La stangata ha alimentato un’ondata di sell, che ha bruciato nell’arco delle ultime ore una capitalizzazione del mercato delle criptovalute pari a $279,65 miliardi.
Le tre istituzioni cinesi che hanno messo al bando le transazioni cripto sono la National Internet Finance Association of China, la China Banking Association e la Payment and Clearing Association of China.
Praticamente, stando a quanto disposto, le banche e le società attive nei pagamenti online non potranno fornire servizi legati alle transazioni che abbiano per oggetto le monete digitali: dunque niente registrazione, trading e compensazioni per questi asset.
Così le tre autorità:
“Di recente, i prezzi delle criptovalute sono volati e poi crollati, e il trading speculativo è tornato a crescere, mettendo seriamente in pericolo la sicurezza delle ricchezze delle persone e stravolgendo il normale ordine economico e finanziario”.
Non si tratta sicuramente della prima mossa di Pechino contro il cripto mondo.
Già nel 2017, la Cina chiuse le piattaforme locali di criptovalute, azzerando un mercato speculativo che all’epoca incideva per il 90% sul trading globale dei Bitcoin.
Altre criptovalute sono sotto pressione in modo significativo: l’Ether è crollato di quasi il 15% a $3.001,70 mentre la moneta parodia Dogecoin è crollata di oltre -18%, a $0,4076.