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Bitcoin KO, -21% da record oltre $41.000. Madre di tutte le bolle? C’è chi dice: ‘Fiat money in bolla ancora più grande’

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Capitombolo del Bitcoin che, dopo la marcia rialzista intrapresa dall’inizio dell’anno, interrompe il rally tornando nelle fauci delle vendite.

Bitcoin -21% in due giorni, perdita record da marzo, dalle giornate di shock pandemia
A woman walks past Bitcoin digital currency ATM shop in Marseille, southern France, on January 8, 2021. (Photo by NICOLAS TUCAT / AFP) (Photo by NICOLAS TUCAT/AFP via Getty Images)

Dopo essere volato al massimo di sempre a quota 41.973 dollari, stando ai dati di Coin Metrics, la criptovaluta numero uno al mondo è scivolata fino a -21% nelle giornate di domenica e lunedì, precipitando fino a $32.389.
Si tratta della caduta in due giorni più forte da quando i mercati globali sono stati colpiti dal sell off, nel marzo del 2020, avvenuto nel momento in cui il mondo intero ha preso coscienza della gravità della pandemia del coronavirus COVID-19.
Schiaffo improvviso ai bullish sulle valute digitali, e sul Bitcoin in particolare che, lo scorso anno, ha più che quadruplicato il suo valore e che, in data 8 gennaio, veniva scambiato a prezzi  superiori del 400% su base annua, e di oltre +1.000% dai minimi di marzo (a $3.850).
Dall’inizio del 2021 fino allo scorso venerdì i guadagni erano stati inoltre superiori a +30%.
“Bisogna vedere a questo punto se questo sia l’inizio di una fase di correzione più importante: visto che questa parabola si è rotta, potrebbe benissimo essere così”, ha commentato in un’intervista rilasciata a Bloomberg Vijay Ayyar, responsabile della divisione di sviluppo della piattaforma cripto Luno di Singapore.
Molto male anche l’Ether, la seconda criptovaluta al mondo, capitolata fino a -21% a $1.126,72.
In fumo dall’intero mercato delle criptovalute una capitalizzazione di circa $170 miliardi, che ha portato il valore di mercato complessivo a scendere a $959,53 miliardi dagli $1,1 trilioni del giorno precedente, secondo Coinmarketcap.

Bitcoin, Bank of America: ‘madre di tutte le bolle’

E’ il momento di alleggerire la propria esposizione verso il Bitcoin et similia?
Sì, secondo Scott Minerd, chief investment officer di Guggenheim Investments che. alla fine di dicembre, aveva previsto che il Bitcoin avrebbe potuto raggiungere anche quota $400.000.
“E’ il momento di togliere un po’ di soldi dal tavolo”, ha detto Minerd in un post pubblicato su Twitter – Il rialzo parabolico del Bitcoin, nel breve termine, non è sostenibile”. A suo avviso la criptovaluta è “vulnerabile a un dietrofront, visto che il target tecnico di $35.000 è stato superato”.
I sostenitori del Bitcoin – e vale la pena precisare che Meinerd parla di insostenibilità del rally nel breve periodo, non in un’ottica di medio lungo periodo – ripetono però che, questa volta, il boom rialzista è diverso da quello del 2017 – dopo essere volato avvicinandosi fino a poco al di sotto della soglia del $20.000 il Bitcoin capitolò a fine 2017 scendendo fino a $3.000 nelle prime settimane del 2018 -, in quanto è sostenuto e alimentato dagli investitori istituzionali, e non da quelli retail.
Nelle ultime ore il Bitcoin ha trovato un po’ di pace riducendo le perdite a $35.192.
Non tutti sono però così ottimisti sulla criptovaluta numero uno al mondo.
In una nota pubblicata ieri Howard Wang, co-fondatore di Convoy Investments, ha scritto che “il Bitcoin si trova quasi sicuramente in un’altra bolla”, aggiungendo che “il suo attuale tasso di crescita non è sostenibile”.
Wang ha continuato affermando che, “sebbene possa maturare in futuro, il Bitcoin così come esiste al momento è principalmente un asset speculativo“.
Michael Hartnett, chief investment strategist di Bank of America Securities, ha definito inoltre il boom che ha portato la moneta digitale a volare fino a quasi $42.000  “la madre di tutte le bolle”, ricordando che il rally che il Bitcoin ha segnato dall’inizio del 2019 (pari a quasi +1000%) è superiore al rally che ha interessato qualsiasi altro assetnegli ultimi decenni: il riferimento è al balzo di oltre +400% messo a segno dall’oro alla fine degli anni ’70; a quello della borsa di Tokyo alla fine degli anni ’80; a quello della borsa di Bangkok alla metà degli anni ’90, al boom delle dot-com a fine anni ’90 e a quello dei prezzi immobiliari alla metà degli anni 2000.
L’esperto non ha dato una previsione esatta su quanto accadrà al cripto universo nelle prossime sedute, puntualizzando piuttosto che il Bitcoin è un altro esempio di comportamento “speculativo in modo crescente” da parte degli investitori.
Dal canto suo Howard Wang, co-fondatore di Convoy Investments edex Bridgewater Associates, ovvero dell’hedge fund numero uno al mondo fondato da Ray Dalio (tra l’altro protagonista di una sorta di crisi più o meno mistica sul Bitcoin), ha parlato di contro, ma anche di elementi pro riguardo alla moneta digitale.
“Non prendiamoci in giro – ha detto Wang – il Bitcoin, così come è nella sua forma attuale, non è un candidato valido a sostituire il sistema valutario corrente (le monete fiat). Se, invece di misurarlo in dollari, venisse misurato in base al tasso annuo di inflazione Usa, indicherebbe che nel 2018 il tasso di inflazione Usa è stato del 275%, per poi mutarsi in deflazione nel 2019 con un -50% e confermarsi in deflazione con un -75% nel 2020. E una società in salute non può funzionare con quel genere di volatilità dei prezzi. Il mercato valutario deve essere stabile in modo sufficiente, in modo tale che, con ciò che si guadagna venerdì, si può sapere che tipo di cena si potrà fare di domenica”.
Detto questo, secondo l’analista, “l’intero sistema globale di monete fiat versa in una condizione di bolla ancora più grande”, con “gli investitori che sono costretti a detenere bond a tassi negativi per un valore di $18 trilioni mentre trilioni di dollari continuano a essere stampati in tutto il mondo (dalle banche centrali). Motivo per cui gli investitori stanno affogando e si stanno aggrappando alle criptovalute come se fossero un salvagente“. Dunque, prima di dare addosso al Bitcoin, il consiglio di Wang e di rapportare la sua condizione di bolla anche all’altra grande bolla presente sui mercati.