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Bitcoin: effetto Millennials e non solo, JP Morgan vede prezzi fino a 10 volte tanto. E “oro non è più bene rifugio, ma asset di rischio”

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Bitcoin, moneta virtuale amata o odiata, vista come l’investimento del nuovo millennio o come esempio di bolla storica peggiore di quella dei tulipani, derisa o osannata e presentata come il nuovo oro.  ‘Bitcoin sottovalutato o sopravvalutato?’, si chiedono da anni i trader.

Dopo la svolta Paypal, nuova febbre Bitcoin sui mercati? JP Morgan ci crede, grazie ai buy dei Millennials
A lady checking latest prices of Bitcoin digital currency outside Bitcoin ATM machine in Rzeszow’s Millenium Shopping Mall.
A week ago, the Bitcoin (BTC) situation was looking not good, with a possibility of a further drop to $6,000 that began to circulate between traders.
Now, Bitcoin appears to have stabilized and traders expect a strong move to $8,500 over the coming days.
On Thursday, October 3, 2019, in Rzeszow, Poland. (Photo by Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)

Sicuramente, rispetto a qualche anno fa, la sua immagine è stata in qualche modo riabilitata, fattore che ha contribuito insieme ad altri al suo recupero, dopo la fin troppo facile fiammata del 2017 , che si è conclusa nel peggiore dei modi.
Di recente, grazie anche alla svolta PayPal, che ha aperto ufficialmente ai pagamenti in criptovalute,  la moneta digitale numero uno al mondo ha visto il proprio valore schizzare fino a oltre la soglia di 13.000 dollari, per la prima volta dal boom del dicembre di tre anni fa. Un endorsement, quello di Paypal, che l’analista di JP Morgan Nick Panigirtzoglou ha commentato come “l’ennesimo grande passo verso il sostegno del mondo corporate a favore del Bitcoin”.
Per la precisione, Paypal ha annunciato un nuovo servizio di criptovaluta , che verrà lanciato negli Stati Uniti nelle prossime settimane e sarà inizialmente caratterizzato da bitcoin, ethereum , bitcoin cash e litecoin.
Il via libera ha portato l’analista di JP Morgan a scrivere nella sua nota “Flows and Liquidity”  che l’apertura della società di pagamenti al mondo delle monete digitali, accompagnato tra l’altro dall’assist di altri gruppi come Square e MicroStrategy, “faciliterà e rafforzerà a nostro avviso l’utilizzo del Bitcoin da parte dei Millennials  come valuta alternativa”.
Lo strategist del colosso bancario americano ha fatto notare la profonda differenza che esiste tra le generazioni più vecchie e quella dei Millennials, sottolineando che le prime, nello scegliere le valute alternative, “preferiscono l’oro, mentre i più giovani preferiscono il Bitcoin“.
E sia l’oro che gli ETF sul Bitcoin hanno continuato ad assistere a forti flussi in entrata quest’anno.
Tra gli altri aspetti che Panigirtzoglou ha messo in evidenza,  anche “l’acquisto simultaneo, da parte dei Millennials, di azioni Usa e Bitcoin“, fenomeno che “ha intensificato la correlazione tra il Bitcoin e lo S&P dal mese di marzo” e che, “di conseguenza, rende più appropriato definire il Bitcoin un asset di rischio, piuttosto che un asset ‘ sicuro’, vista la volatilità, che nel suo caso rimane molto alta, attorno al 50-60%”.

Ma la cosa incredibile che JP Morgan ritiene è che, a essere entrato nel club degli asset rischiosi, non è stato solo il Bitcoin (che comunque safe asset non lo è mai stato, nel vero senso della parola), ma lo stesso oro, considerato bene rifugio per eccellenza.
La correlazione tra il trend dell’oro e quella dell’indice S&P 500 è stata infatti positiva in modo predominante, quest’anno, e la volatilità dell’oro, attorno al 20%, ha reso il metallo prezioso – secondo JP Morgan – più simile all’azionario che non alle valute e ai bond.
Conclusione: JP Morgan sottolinea che l’oro e il Bitcoin dovrebbero essere considerati più asset di rischio che asset rifugio, visto che la scelta di questi investimenti avviene più per trovare la moneta alternativa, che non per sentirsi più al sicuro o per imbarcarsi in operazioni di hedge.
Nella nota, Panigirtzoglou ha calcolato anche che il valore di mercato complessivo del Bitcoin è, al momento, pari a $240 miliardi, paragonabile a quello degli ETF sull’oro, pari a $210 miliardi. Tuttavia, l’oro in quanto investimento non è rappresentato soltanto dal “paper gold”, ma anche e soprattutto dagli asset fisici. Considerando di conseguenza i lingotti e le monete di oro, esclusi quelli detenuti dalle banche centrali, si arriva a 42.600 tonnellate di oro, valutate ben $2,6 trilioni includendo gli ETF sull’oro. Questi calcoli hanno portato lo strategist a dire che, di primo acchito, viene da pensare che “la capitalizzazione di mercato del Bitcoin dovrebbe salire di 10 volte dai valori attuali, per mettersi in pari con gli investimenti complessivi del settore privato nell’oro, che avvengono sia attraverso gli ETF che con l’acquisto di banconote e monete”.
Ovviamente, lo stesso strategist ammette che un balzo di 10 volte del valore del Bitcoin, fino a $130.000, sarebbe forse spropositato anche solo da pensare.
Ma, sempre secondo l’analista, nel lungo termine, il maggior successo del Bitcoin nei confronti dell’oro come valuta alternativa potrebbe portare i suoi prezzi a raddoppiare o triplicare rispetto ai valori di oggi. Praticamente, “il margine di rialzo potenziale del Bitcoin, in un’ottica di lungo termine, è considerevole, visto che la moneta digitale competerà in modo sempre più intenso contro l’oro come valuta alternativa e visto anche che, con il passare del tempo, i Millennials diventeranno sempre di più la componente più importante degli investitori”.

Ninety One su Oro e azioni aurifere: le prospettive restano brillanti

Tra l’altro, per l’oro le prospettive rimangono brillanti, come ha commentato George Cheveley, Portfolio manager della strategia Global Gold di Ninety One:
“Da inizio anno, il prezzo dell’oro è cresciuto del 24% (a fine settembre) – si legge nella nota di Cheveley – abbattendo la barriera dei 2.000 dollari l’oncia (seppur per un breve periodo) e duplicando il suo valore di mercato rispetto a cinque anni fa; tutto questo per la preoccupazione degli investitori legata al Covid-19, alle tensioni geopolitiche e per l’indebolimento del dollaro. Nonostante sia rimasto intrappolato nell’ondata di vendite registrata a marzo, l’oro si è riconquistato il suo ruolo di porto sicuro, grazie a una robusta ripresa nel mese di aprile. Tutto ciò è simile a quanto visto durante la crisi del 2008, con l’oro che è stato fortemente venduto durante la fase di ‘corsa al contante’, per poi recuperare velocemente quando gli investitori hanno cercato di diversificare la liquidità che avevano acquisito. Le azioni aurifere sono state colpite più duramente dalla crisi a causa della minore liquidità e delle preoccupazioni dovute alla riduzione della domanda causata dalla pandemia, tuttavia hanno registrato un forte rimbalzo ad aprile e a fine mese il loro valore era cresciuto dell’11%, in linea con l’oro”..
“Dopo un periodo di calma tra maggio e quasi tutto giugno – si legge ancora nella nota di Cheveley -l’oro e le azioni aurifere sono tornati a crescere a un ritmo sostenuto tra la fine di giugno e tutto il mese di luglio. Per noi, questa non è stata una sorpresa: questo metallo prezioso diventa molto attraente se inserito in uno scenario di trilioni di dollari di liquidità iniettata nei mercati e con il recente spostamento a rialzo del tasso medio di inflazione (non più un semplice 2%) che non porterà altro che tassi d’interesse reali (cioè al netto dell’inflazione) ancora più negativi. Un altro elemento di supporto per questa commodity è stato l’indebolimento del dollaro, che a sua volta era considerato un bene rifugio, ma la persistente incertezza dovuta al coronavirus e le politiche monetarie e fiscali espansive hanno ribaltato le percezioni degli investitori sulla valuta statunitense. Il dollaro debole è una buona notizia per il prezzo dell’oro, perché viene considerato come un investimento più stabile”.
Qual è dunque, in questo contesto, l’outlook sull’oro?
“Ci aspettiamo che l’attuale prezzo dell’oro resti stabile; la combinazione tra rendimenti reali negativi, importanti stimoli fiscali da parte delle banche centrali e un dollaro indebolito sosterrà la domanda. La correlazione negativa tra oro e rendimenti reali è ormai più che acclarata e i recenti interventi delle banche centrali hanno rafforzato la possibilità di utilizzare oro e azioni aurifere come fattore di diversificazione del portafoglio nel lungo periodo”.
“Inoltre, dato che gli investitori sono attenti alle implicazioni di lungo periodo della pandemia, è probabile che aumenti la loro diffidenza verso l’esposizione ai debiti sovrani. Questo accresce ulteriormente l’attrattiva dell’oro e, se la commodity in sé non offre opportunità di reddito, le azioni lo fanno tramite i dividendi, che stanno crescendo sempre di più. In sintesi, guardando al futuro, se da un lato c’è incertezza rispetto al quadro macroeconomico, dall’altro, a nostro avviso, possiamo essere certi che l’oro e le azioni aurifere continueranno a rivestire un ruolo strategico all’interno di un portafoglio”.