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Bitcoin da record: quota $20.000 a Natale? Si fa sempre più nutrita la platea dei ‘pentiti’, ora anche Ray Dalio ha qualche dubbio

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La schiera dei pentiti sul Bitcoin sembra farsi più nutrita: ora anche Ray Dalio, numero uno dell’hedge fund più grande al mondo, Bridgewater Associates, sembra vacillare. E’ quanto emerge da alcuni suoi tweet, postati nelle stesse ore in cui la moneta digitale numero uno al mondo ha toccato e superato quota $17.000 per la prima volta in quasi tre anni.
Per la precisione, nelle ultime ore il Bitcoin è balzato di oltre +4%, a $17.492, al valore più alto dal dicembre del 2017, più di quattro volte il prezzo di marzo, quando un forte sell off  lo portò a scivolare sotto la soglia di 4.000 dollari.

Di progressi da allora la criptovaluta ne ha fatti eccome, tanto che i bullish si chiedono ora se il suo valore potrà tornare a quota $20.000,  soglia a cui si avvicinò nel dicembre del 2017, prima di sprofondare fino a $3,400 l’anno successivo.

Ray Dalio, numero uno dell'hedge fund numero uno al mondo Bridgewater Associates, esprime su Twitter i dubbi che ha sul Bitcoin. 'Forse mi sto perdendo qualcosa'
SAN FRANCISCO, CALIFORNIA – OCTOBER 02: (L-R) TechCrunch Contributor Gregg Schoenberg and Bridgewater Associates Founder & Co-Chairman/Co-CIO Ray Dalio speak onstage during TechCrunch Disrupt San Francisco 2019 at Moscone Convention Center on October 02, 2019 in San Francisco, California. (Photo by Kimberly White/Getty Images for TechCrunch)

Cosa è successo all’asset che sembrava destinato a morire, che era crollato a seguito dell’euforia del 2017, quando i buy sfrenati lo avevano portato a raggiungere quasi la soglia dei 20.000 dollari, a fronte di gufi che ne pronosticavano la fine imminente, in quanto, addirittura,  più grande bolla da quella dei tulipani?
Qualcuno ricorda, per fare un esempio, cosa disse Jamie Dimon, ceo di JP Morgan, nel settembre del 2017?
“Non è solo una bolla, tra l’altro “peggio di quella dei tulipani”, ma è anche “una frode“.
E ancora: “se scoprissi che un qualsiasi trader della mia banca facesse trading sulla criptovaluta, lo licenzierei “in un secondo, e per due ragioni: è contro le nostre regole, e il trader sarebbe stupido, cose entrambe pericolose”.
Non per niente, qualche settimana fa il ‘pentimento’ di JP Morgan è stato messo nero su bianco da un articolo di Fortune: “For years J.P. Morgan was skeptical of Bitcoin. Now the bank’s analysts say its value could triple, challenging gold”.  Tradotto: “per anni JP Morgan è stata scettica sul Bitcoin. Ora i suoi analisti affermano che il suo valore potrebbe triplicare, sfidando l’oro”.
Lo stesso articolo ricorda ciò che proferì Dimon tre anni fa, aggiungendo che la view bullish di JP Morgan viene ora giustificata con il fatto che la moneta virtuale è stata in qualche modo riabilitata. Una benedizione importante è arrivata soprattutto da PayPal, che ha praticamente aperto ai pagamenti in criptovalute, annunciando un nuovo servizio che consentirà ai clienti di conservare bitcoin e altre monete virtuali nel suo portafoglio online, e fare acquisti utilizzando criptovalute con la sua rete di 26 milioni di rivenditori.
Determinante è stato anche l’assist al Bitcoin arrivato da Square e MicroStrategy che, secondo gli esperti di JP Morgan, “faciliterà e rafforzerà l’utilizzo del Bitcoin da parte dei Millennials come valuta alternativa”.
Che dire poi anche delle dichiarazioni del miliardario americano Stanley Druckenmiller, anche lui convertitosi al Bitcoin? In una recente intervista, l’investitore ha ammesso che, sebbene abbia investito più nell’oro che nel cripto-universo, di recente ha acquistato altri Bitcoin, spiegando la sua mossa alla Cnbc in questo modo:
“Se la scommessa sull’oro funziona, quella sul Bitcoin potrebbe funzionare ancora meglio”. Eppure, nel 2018, si era così difeso: Non credo di essere neanderthaliano, come sono stato chiamato quando ho detto che non volevo detenere Bitcoin”.
Tornando a Ray Dalio, in realtà non si può parlare di vera e propria conversione. Rispondendo a un tweet sul boom del Bitcoin, il leggendario investitore ha inizialmente sottolineato: “E’ probabile che mi stia perdendo qualcosa sul Bitcoin, dunque vorrei essere corretto. I miei problemi con il Bitcoin in quanto valuta efficace sono semplici..”, ha esordito, elencandoli all’interno di un thread:
“I problemi sono 1) il Bitcoin non è molto buono in quanto valuta perchè permette di acquistare tante cose (presumo che sia perché è troppo volatile affinché possa essere utilizzato dalla maggior parte dei commercianti, ma correggetemi se sbaglio”. E ancora: “Non è molto buono in quanto riserva di valore a causa della sua elevata volatilità e per il fatto di avere una bassa correlazione con i prezzi di ciò che si acquista. Di conseguenza, possederlo non protegge il mio potere di acquisto”.
Dalio ha poi aggiunto: “Se avrà un successo tale da poter competere con le altre monete che i governi controllano, minacciandole, i governi lo dichiareranno fuori legge, rendendo il suo utilizzo troppo pericoloso”.
Infine, “diversamente dall’oro, che è la terza riserva più grande che le banche centrali detengono, non posso immaginare banche centrali, grandi investitori istituzionali, aziende o multinazionali, utilizzarlo. Ma se mi sbaglio su queste cose amerei essere corretto. Grazie”. Le dichiarazioni hanno innescato una vera e propria corsa alle risposte da dare a Dalio da parte dei fan del Bitcoin.
Gli ultimi endorsment che sono arrivati dal mondo dell’alta finanza, a prescindere dai dubbi di Ray Dalio, giocano a favore del Bitcoin anche se, secondo Russ Mould, direttore degli investimenti presso AJ Bell, “l’appoggio definitivo alla criptovaluta arriverà quando sarà possibile utilizzarla per fare la spesa e per pagare le tasse“.
Dal canto suo Simon Peters, analista presso la piattaforma di investimenti multi-asset di eToro, si è detto fiducioso sulla possibilità che il valore del Bitcoin continui a salire a fine anno.
“Ha rotto la pietra miliare cruciale di $17.000 ed è orientato a muoversi verso l’alto – ha detto, aggiungendo – Non è fuori questione la possibilità che tocchi il massimo di sempre a quota $20.000 a Natale”.
Sono passati tre anni da quando i prezzi della criptovaluta salirono al loro record, proprio vicino alla soglia di 20.000 dollari. Da allora, ha fatto notare Peters in una intervista rilasciata al Guardian, “l’industria delle criptovalute si è consolidata, è maturata e ha incassato un vero interesse da parte degli investitori istituzionali (e questa, diciamo noi, potrebbe essere una delle risposte da dare alle diverse domande di Dalio). Gli investitori stanno utilizzando il Bitcoin alla come strumento per fare hedge sull’inflazione, a fronte della prospettiva di continui stimoli da parte dei governi”, lanciati per combattere gli effetti della pandemia del coronavirus COVID-19 sull’economia.
Se “sarà un bel Natale per chi detiene i Bitcoin? Dobbiamo aspettare per saperlo, ma i segnali appaiono promettenti”, ha concluso l’esperto.