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Bce, il ritorno del Quantitative easing. La view di Morgan Stanley: che però non crede a nessun effetto bazooka

Il QE è stato spesso etichettato come droga monetaria – se non direttamente eroina monetaria. Dopo l’apertura di Mario Draghi, analisti e strategist scommettono sul suo ritorno. Ma produrrà davvero …

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Il Quantitative easing della Bce sta tornando. A pensarlo, sono diversi economisti e strategist di mercato, dopo l’apertura a ripristinare il programma che la stessa Bce aveva mandato in soffitta alla fine del 2018 (forse in modo prematuro?) da parte di Mario Draghi. Gli analisti di Morgan Stanley prevedono, in particolare, che il piano possa essere rilanciato da Francoforte già nel quarto trimestre del 2019, dopo un annuncio che dovrebbe arrivare in occasione della riunione di settembre della banca centrale.

Morgan Stanley prevede che il Quantitative easing comporterà inizialmente un acquisto mensile del valore di 45 miliardi di euro

“La Bce ha ancora spazio per acquistare il debito sovrano (soprattutto se alcuni aspetti dei precedenti programmi verranno modificati) – si legge nella nota degli esperti della banca americana – e ha spazio anche per acquistare i corporate bond“.

Non solo: “la Bce potrebbe seguire l’esempio del Giappone, estendendo il range di asset da acquistare, e includendo i crediti delle banche”.

D’altronde, il tasso di crescita dell’economia dell’Eurozona è inferiore al 2%, a fronte di un’inflazione che rimane chiaramente al di sotto del target della Bce, fissato in corrispondenza di un valore appena inferiore al 2%. E Mario Draghi si è presentato di nuovo, di recente, in versione Whatever It Takes.

La nomina di Christine Lagarde a prendere il suo posto per ora non spaventa, visto che il numero uno dell’Fmi avrebbe anche lei una impostazione dovish.

Prima di procedere a una nuova fase di Quantitative easing, tuttavia, secondo Morgan Stanley  la Bce taglierà i tassi sui depositi, al momento pari a -0,40%, a -0,50%, già nel prossimo meeting previsto per la fine di questo mese, oppure a settembre.

Interventi decisi, dunque, quelli che Morgan Stanley prevede per la Bce nel mese di settembre e anche oltre. Ma interventi che, secondo gli esperti, avranno un impatto limitato sulla crescita dell’Eurozona. Quella che è stata spesso criticata dai detrattori come droga monetaria – se non direttamente eroina monetaria – ovvero la politica monetaria espansiva targata Bce non produrrà ormai nessun effetto di rilievo. Le conseguenze sull’inflazione, sottolineano gli analisti macro di Morgan Stanley, saranno molto limitate, così come l’impatto sul Pil, nei prossimi anni, sarà pari a +0,1-+0,2%.

L’outlook degli strategist non è positivo neanche per l’azionario globale. In una nota ai clienti inviata domenica, lo strategist  Andrew Sheets ha detto di non intravedere un margine di rialzo significativo per le azioni, e ha comunicato di conseguenza di aver tagliato il rating sull’azionario globale da equal-weight a underweight.

La preoccupazione, che la banca americana non ha mai nascosto, è per la crescita più debole dell’economia mondiale tanto che, all’inizio di giugno, lo strategist sull’azionario Michael Wilson aveva snobbato la volontà della Federal Reserve di intervenire, affermando come , probabilmente, fosse ormai troppo tardi per impedire la recessione negli Usa, perfino con un taglio dei tassi.