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Banco BPM: Castagna riaccende febbre M&A. Risiko come arma anti-COVID, la sposa perfetta avrebbe benedizione Bce

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Banco BPM si conferma la perfetta candidata a partecipare a un nuovo capitolo del risiko delle banche italiane, dopo la fusione tra Intesa SanPaolo e Ubi Banca: tra tutti gli istituti che hanno comunicato finora i bilanci, è la banca di Piazza Meda, infatti, a non avere remore a lanciarsi in una operazione di M&A.
Jean Pierre Mustier, numero uno di UniCredit lo ha detto chiaro e tondo: ‘no a M&A’, le priorità sono altre. Figuriamoci se vuole indossare le vesti di cavaliere bianco per Mps.

Banco BPM, nella foto l'AD Giuseppe Castagna. La banca sposa ideale in contesto febbre M&A? Sicuramente sue nozze con altra banca avrebbero la benedizione della BceBper non ha escluso a priori l’eventuale interesse al risiko del credito, ma l’AD Alessandro Vandelli ha precisato che questo non è il momento, anche perchè prima è necessario completare l’integrazione successiva all’acquisizione dei 532 sportelli di Intesa SanPaolo, che è stata finanziata con aumento di capitale.
C’è poi il caso Mps, per l’appunto, la banca spesso definita l’Alitalia del credito, che il MEF (principale azionista) vuole dare in sposa a qualche coraggioso pretendente.
Ma anche in questo caso, in cima alla lista delle cose da fare subito ci sarebbe, più che un matrimonio, un aumento di capitale, che rimettesse di nuovo a posto i conti della banca, assediata da diversi miliardi di rischi legali.

Banco BPM: l’unica che, in Italia, apre davvero a opzione M&A. Con ok Bce

Rimane tra le più note Banco BPM che, di fatto, nel superare la prova dei conti, conferma la sua voglia di M&A; d’altronde, è stata proprio questa banca la grande protagonista di rumor sul risiko delle banche che si sono avvincendati negli ultimi mesi a Piazza Affari. E una fusione riceverebbe sicuramente la benedizione della Bce, in particolare del numero uno della Vigilianza Bancaria, Andrea Enria:
“L’industria bancaria europea è entrata in questa crisi in un quadro di fragilità strutturali: capacità in eccesso, non consolidamenti dopo l’ultima crisi, efficienza sui costi relativamente bassa e con molte banche che non hanno investito abbastanza in tecnologia- ha detto Enria, nel corso di un’intervista rilasciata ai quotidiani belgi De Tijd e L’Echo, il cui contenuto è stato riportato dall’agenzia AskaNews. “I consolidamenti sono uno degli strumenti che possono aiutare le banche a affrontare questi aspetti”.
Così scrive in un articolo Il Foglio:
“Banco Bpm gioca la carta della centralità lombarda per rendersi appetibile a potenziali partner. Il momento è ideale grazie all’inedita spinta verso le concentrazioni che arriva dalle autorità di mercato. Forse non è un caso che il capo della vigilanza europea, Andrea Enria, abbia citato in un intervento di qualche giorno fa proprio l’esempio della fusione Banco Popolare-Bpm, alla quale la Bce tentò di opporsi con mille richieste, per sottolineare quanto il clima sia cambiato dal 2016. Se le nozze tra banche ‘sono ben congegnate’ si possono e si devono fare, secondo Enria, perché crescere come dimensione è l’arma più efficace per uscire rafforzati dalla crisi generata dal Covid-19. Insomma, un invito più che esplicito a unirsi sul mercato domestico e non solo”.
Fino a poche settimane fa, nuove indiscrezioni avevano parlato di come, sul tavolo dell‘AD  Giuseppe Castagna, ci fossero addirittura tre dossier: nozze con Credit Agricole, con UniCredit o con Bper.
Uno scenario Banco BPM nelle vesti di sposa perfetta era stato contemplato quasi ogni giorno dalla comunità degli analisti, con  Goldman Sachs che aveva definito in un report MPS e Banco BPM  le prede perfette.
L’apertura verso una eventuale operazione di M&A è stata confermata ieri da Castagna, nel corso della conference call con gli analisti con cui ha commentato i risultati di bilancio dell’istituto.
L’AD ha messo in evidenza tutta la solidità intrinseca della banca, sottolineando di essere molto fiducioso sui “risultati che abbiamo raggiunto da soli”. Detto questo, siamo aperti a discutere con chiunque abbia un forte progetto per costruire una realtà solida in Italia, regione in cui siamo più forti”. Dunque, “saremo disponibili a parlare con tutti”. Il contesto non è tuttavia dei migliori. La pandemia del Covid “non aiuta, certo – ha ammesso Castagna – Siamo tutti a casa o in ufficio, è difficile avere contatti. E’ complicato, ma vedremo cosa accade”.
L’AD non ha voluto commentare i rumor ma ha ripetuto: “Siamo interessati a esplorare qualsiasi potenziale mossa che serva a rafforzare ulteriormente la banca”. Banca che ha dovuto rinunciare a quegli obiettivi del del piano strategico 2020-2023 a causa degli effetti del coronavirus: i target, annunciati a marzo, non possono considerarsi, infatti, “più attuali”.
La conferma di voglia di M&A rinfocola intanto l’attenzione sul titolo, che scatta al rialzo di oltre +2% a Piazza Affari. La banca ha aperto anche alla possibilità di tornare a distribuire i dividendi, ferma restando la necessità che la Bce dia il via libera.
“La solida posizione patrimoniale del gruppo, unita alla capacità di generare organicamente capitale, non precluderà una remunerazione degli azionisti subordinatamente alle indicazioni che verranno fornite dalle Autorità di Vigilanza in merito alla distribuzione di dividendi”, si legge nel comunicato dell’istituto, che precisa anche, però, che una eventuale corresponsione della cedola avverrà “salvo nuovi significativi peggioramenti del contesto che, considerate l’eccezionalità e l’incertezza del quadro attuale, non possono essere esclusi”.

I numeri del bilancio del terzo trimestre e dei primi nove mesi 2020

  • Veniamo ora ai numeri del terzo trimestre e dei nove mesi terminati ll 30 settembre:
    Il risultato netto del terzo trimestre è stato pari a un utile di €157 milioni. Escludendo gli impatti derivanti dalla variazione del proprio merito creditizio e gli effetti derivanti dalle PPA effettuate in precedenti esercizi l’utile netto rilevato nel terzo trimestre ammonta a €167 milioni rispetto a €76 milioni nel secondo trimestre. Da segnalare, come recita la nota, che per “effetti derivanti dalla PPA” si intendono gli impatti economici dei reversal effect delle Purchase Price Allocation rilevatea seguito delle operazioni di aggregazione aziendale concluse nei precedenti esercizi. Il margine di interesse è salito a €520 milioni, in crescita dell’8,4% rispetto al 2° trimestre; le commissioni nette si sono attestate a € 418 milioni, con un incremento dell’11,0% rispetto al 2° trimestre; i proventi operativi sono stati pari a € 1.143 milioni in crescita del 14,2% rispetto al 2° trimestre.
  • Gli oneri operativi sono stati pari a € 582 milioni, in riduzione del 5,2% rispetto al 2° trimestre.

Buono anche l’andamento degli aggregati patrimoniali al 30 settembre 2020:

  • In aumento gli impieghi netti in bonis core alla clientela (€ 96,5 miliardi, +6,0%) e la raccolta diretta core (€ 96,5 miliardi, +9,9%) rispetto a dicembre 2019.
  • Nuove erogazioni alla clientela pari a € 20,36 miliardi, in crescita del 26,6% rispetto ai primi nove mesi del 2019, di cui € 7,1 miliardi relativi alle misure assistite da garanzia statale.

Continua inoltre il calo dei crediti deteriorati (NPL):
I crediti deteriorati netti sono stati pari a € 5,1 miliardi (-8,2% rispetto a dicembre 2019), a fronte di un NPE ratio netto in diminuzione al 4,7% dal 5,2% di fine 2019 e NPE ratio lordo all’8,6%, (9,1% a fine 2019).
Si confermano molto solide le posizioni patrimoniale e di liquidità: “CET1 Ratio phased-in e CET1 fully loaded si attestano rispettivamente al 15,4% e al 14,1%; MDA buffer su TCR phased-in e fully loaded rispettivamente a 639 b.p. e a 475 b.p.; LCR 198% e NSFR >100%”, si legge ancora nella nota.
In generale, “nel terzo trimestre dell’anno, nonostante la compromissione del quadro macroeconomico dovuta alla crisi sanitaria Covid-19, Banco BPM è riuscito a contrastare gli effetti negativi dell’emergenza, conseguendo, dato il contesto, risultati di rilievo. L’aumento dei ricavi e la riduzione dei costi hanno consentito di registrare un risultato dell’operatività corrente al lordo delle imposte di €239 milioni rispetto a €106 milioni registrati nel secondo trimestre, nonostante le maggiori svalutazioni sui crediti effettuate per tener conto degli effetti dei nuovi obiettivi di cessione di crediti non performing la cui realizzazione è prevista entro la fine del corrente esercizio. Escludendo gli impatti derivanti dalla variazione del proprio merito creditizio e gli effetti derivanti dalle PPA effettuate in precedenti esercizi, il risultato netto del terzo trimestre è positivo ed è pari a €167 milioni (€76 milioni nel secondo trimestre). Includendo tali elementi, il risultato netto del terzo trimestre risulta pari a € 157 milioni e porta l’utile complessivo dei primi nove mesi dell’esercizio a €263 milioni. I risultati conseguiti hanno consentito di dare nuovo impulso all’azione di riduzione delle esposizioni non performing attraverso l’incremento degli obiettivi di cessione di esposizioni UTP ed in sofferenza da perfezionare entro la fine del corrente esercizio, che permetteranno di migliorare ulteriormente l’NPE ratio, lordo e netto.

Banco BPM: ricevute offerte per UTP per oltre 1 miliardo di euro

Sempre nella giornata di ieri, Banco BPM ha comunicato di aver ricevuto offerte sui suoi portafogli di crediti classificati come unlikely to pay (‘UTP’) con valore lordo di bilanco (GBV) pari ad oltre 1 miliardo di euro, che renderebbe l’operazione di cessione degli UPT tra le più rilevanti del mercato italiano.
In particolare, si legge nella nota, il cda “ha analizzato le offerte relative al progetto denominato ‘DJANGO’ che prevede la vendita di un ammontare complessivo di crediti classificati come UTP, prevalentemente verso clientela corporate, di ammontare nominale complessivo pari ad oltre Euro 1 miliardo. Ad esito di tale analisi, il Consiglio di Amministrazione ha approvato i termini economici delle offerte e dato mandato al management della Banca di proseguire nella negoziazione degli altri termini e condizioni per la finalizzazione del progetto. L’operazione, che si qualifica tra le più rilevanti su crediti classificati come UTP sul mercato italiano, giunge al termine di un processo competitivo a seguito del quale AMCO e Credito Fondiario hanno presentato offerte vincolanti relativamente a due portafogli rispettivamente pari ad un GBV di Euro 641 milioni ed Euro 301 milioni ai quali si aggiungono ulteriori Euro 75 milioni di GBV (valore lordo di bilancio) ceduti ad altre controparti”.
La nota continua, precisando che “il perfezionamento delle cessioni e delle altre operazioni in corso di finalizzazione, per un ammontare complessivo stimato fino a € 1,2 miliardi, che avverrà entro fine anno – subordinatamente, nel caso di AMCO, alle autorizzazioni di legge – comporta una riduzione dell’ammontare dei crediti deteriorati al lordo delle rettifiche di valore da 9,8 miliardi a circa 8,6 miliardi (dato adjusted al 30 settembre 2020) e una diminuzione del rapporto crediti deteriorati su crediti totali al lordo delle rettifiche (Gross NPE ratio) dall’8,6% al 7,7%”