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Banca Mediolanum, Banca Generali, Finecobank: l’impatto del verdetto dividendi Bce sul risparmio gestito

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Quale sarà l’effetto della decisione della Bce sui dividendi sui titoli delle società italiane attive nel risparmio gestito?
All’indomani dell’annuncio, Equita SIM parla nella sua nota giornaliera delle conseguenze potenziali delle disposizioni sui titoli di Banca Mediolanum, Banca Generali, FinecoBank.

Risparmio gestito: Bce ha preso la sua decisione sui dividendi del settore finanziario: quali gli effetti su Banca Mediolanum, Bsnca Generali e FinecoBank?
MILANO, ITALY – 2019/06/08: Italian banking company, Banca Mediolanum logo, listed in the MIB in Milan. (Photo by Diego Puletto/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Viene fatto notare che “la raccomandazione di BCE è più cauta rispetto alle nostre attese per i titoli del risparmio gestito che hanno licenza bancaria, in particolare per Banca Mediolanum e Banca Generali, mentre meno impattata a nostro avviso è FinecoBank, dove è più importante per il titolo il profilo di crescita rispetto al dividendo”.
“Assumendo che la raccomandazione verrà adottata da Bankitalia”, la SIM milanese  stima “un dividendo massimo 2020 per Banca Mediolanum di €19 milioni (0,03 euro per azione -yield <1%) ossia 20 punti base dei RWA (in quanto inferiore rispetto al 15% della stima degli utili cumulati 2019-20 di €138 milioni).  Per quanto riguarda Banca Generali, stimiamo un dividendo massimo 2020 di € 7 milioni (€ 0,06 per azione – yield <1%), anche in questo caso pari al 20 punti base dei RWA (inferiore rispetto al 15% degli utili cumulati 2019-20 di €77 milioni)”.
“In caso di rimozione del ban sui dividendi – ricorda Equita SIM – stimavamo che Banca Mediolanum avrebbe potuto staccare un dividendo per azione complessivo di 0,74 euro per azione o il 10% di yield (i.e. saldo dividendo per azione 2019 di 0,34 per azione + DPS 2020 di 0,4 per azione), mentre per Banca Generali almeno 3,1 di dividendo per azione (1,85 per azione 2019 + dividendo per azione floor di 1,25 per azione a valere sul bilancio 2020) pari ad un dividend yield dell’11%”.
Secondo Equita SIM, la decisione della Bce è, di conseguenza, una “notizia negativa per il settore” del risparmio gestito, “in quanto gli asset gatherers sono storicamente degli erogatori di dividendi affidabili. Tuttavia, riteniamo che la combinazione di rischio di credito trascurabile (per la diversa natura di business rispetto alle banche) e la solida posizione patrimoniale (Banca Mediolanum ha un CET1 del 21,8%, Banca Generali del 20,4%, FinecoBank del 23,3%) grazie ad un buffer di capitale significativo rispetto allo SREP rende tutte le società del settore idonee al ripristino del pagamento dei dividendi e dell’eccesso di capitale appena concesso dal regolatore (settembre 2021)”.
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Cautela Bce su dividendi società finanziarie. Pesa paura NPL

La Bce ha annunciato la propria decisione nella giornata di ieri, rendendo nota l’intenzione di ritirare il divieto di erogare i dividendi imposto nel pieno della pandemia Covid-19 alle società finanziarie.
Francoforte ha raccomandato tuttavia agli istituti di essere cauti nella distribuzione delle cedole che, pur se concessa, è stata sottoposta a restrizioni particolarmente severe.
Nella nota si legge infatti che “la Bce prevede che i dividendi e le operazioni di buyback azionari rimangano al di sotto del 15% dei profitti cumulati del periodo 2019-2020, e che non siano superiori ai 20 punti base del Common Equity Tier 1 (CET 1)”.
Confermate così le indiscrezioni delle ultime ore, che parlavano dell’imposizione di un cap, di un tetto massimo, sulle cedole.
“Le banche che intendono pagare i dividendi o riacquistare le proprie azioni devono essere in utile e disporre di traiettorie di capitali robuste”, si legge ancora nel comunicato che informa, anche, che le raccomandazioni rimarranno valide fino al settembre del 2021.
La banca centrale ha chiesto inoltre agli istituti di usare “una moderazione estrema” nell’erogazione dei bonus ai loro dipendenti e di utilizzare il capitale, piuttosto, per finanziare le famiglie e le aziende.
La decisione della Bce si spiega con il timore che le banche dell’area euro, nell’erogare i dividendi ai loro azionisti, rimangano con capitali insufficienti ad assorbire le perdite che la pandemia del coronavirus sta provocando e continuerà a provocare, in termini di NPL-crediti deteriorati.
La stessa Vigilanza bancaria della Bce guidata da Andrea Enria prevede uno tsunami di NPL pari a 1,4 trilioni di euro.
Detto questo, una notizia in parte confortante è arrivata oggi con la proposta della Commissione europea, volta ad aiutare le banche nello smobilizzo dei loro NPL, di creare una rete di bad bank nazionali. Il che significa però, anche – ed è questo il rovescio della medaglia, non di poco conto – che Bruxelles ha rigettato la proposta dello stesso Enria, che puntava sul lancio di una bad bank europea.