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Atlantia respinge ultimatum governo: ‘Non obbligati a cedere controllo Autostrade a CdP’. E Ue vuole vederci chiaro

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Atlantia si dice d’accordo a riprendere le trattative con Cassa depositi e prestiti su Autostrade, ma non cede alle pressioni del  governo M5S-PD, che già cantava vittoria per un ritorno di ASPI nelle mani dello Stato.

Atlantia non cede a ultimatum governo: non siamo obbligati a vendere controllo Autostrade a CdP
ROME, ITALY – JULY 11: The headquarters of the Italian infrastructure giant Autostrade per l’Italia on July 11, 2020 in Rome, Italy. The “Potere al Popolo” Party points out that Autostrade per l’Italia, a company controlled by the holding company Atlantia owned by the Benetton family, was responsible for the tragedy of the Morandi motorway bridge collapse in Genoa, in north-west Italy, where 43 people were killed on 14 August 2018 due to neglect and lack of maintenance on that bridge. The government has announced that it wants to close the Autostrade dossier in a very tight time frame and has confirmed the ultimatum to the Benetton group company and is waiting for a new proposal “advantageous for the State” to be brought to the Council of Ministers on Tuesday. (Photo by Stefano Montesi – Corbis/ Getty Images)

La holding della famiglia Benetton rispetterà le finalità espresse nella lettera del 14 luglio – che ha sancito l’accordo tra l’esecutivo e la holding -. Ma, allo stesso tempo, tutelerà i diritti e gli interessi degli azionisti di Atlantia e di minoranza di Aspi. Così si legge nel comunicato che Atlantia ha diramato dopo la riunione del cda, che si è riunito per rispondere alla lettera con cui il governo ha minacciato la revoca della concessione ad ASPI.
Oggi, 30 settembre, scade il termine che lo stesso governo ha dato ad Atlantia per ottenere risposte sul riassetto di Autostrade e sull’eventuale cessione del controllo a CdP. Negli ultimi giorni, il cda di Atlantia ha downgradato, in un certo senso, il ruolo di quest’ultima, decidendo di avviare lo scorporo di ASPI anche senza l’ingresso della Cassa nel capitale della controllata e propendendo per una soluzione di mercato, senza riconoscere allo Stato alcuna priorità nell’affare. Cosa che ha indispettito non poco il governo, contrario a uno spin off che avvenga senza prima aver siglato un accordo con CdP.
Dal comunicato di Atlantia emerge la volontà di continuare a fare sforzi per trovare un’intesa con CdP: ma nel ribadire la necessità di fare l’interesse degli azionisti, la holding rimanda praticamente al mittente l’ultimatum ricevuto e parla anche di richieste e garanzie non accettabili.

Atlantia: Da CdP richieste di garanzie e manleve non usuali

Confermato il nodo della manleva, e non solo:
“Per quanto riguarda la trattativa con Cdp” – si legge nella nota successiva alla riunione del cda, che ha deliberato in merito alla lettera da inviare al governo Conte – Atlantia “ribadisce di aver compiuto e di voler compiere ogni sforzo per raggiungere un accordo rispettoso delle finalità espresse nella lettera del 14 luglio e contemporaneamente tutelare i diritti e gli interessi degli azionisti di Atlantia e di minoranza di Aspi”.
“Su tali sforzi si erano ricercate intese di massima con Cdp. I principali punti ostativi – si legge ancora nella nota di Atlantia – sono emersi a inizio settembre con la richiesta di Cdp, tra le altre condizioni, di garanzie e manleve non usuali e dell’accollo da parte di Aspi di prestiti obbligazionari emessi da Atlantia, condizioni tutte non presenti nella lettera del 14 luglio e non accettabili in un contesto di mercato”.
Detto questo, “nella missiva di risposta, Atlantia precisa che la propria posizione è sempre stata quella di essere disponibile alla cessione della controllata Aspi, come riportato nella stessa lettera del 14 luglio, attraverso “un’operazione di mercato, a garanzia di tutti gli stakeholder di Atlantia e di ASPI, inclusi gli investitori retail e istituzionali, nazionali e internazionali”.

Atlantia: Non obbligati a cedere controllo Autostrade a CdP

Questo significa che, se è vero che “la cessione potrà essere conclusa a reali condizioni di mercato solo a valle della formalizzazione di un accordo transattivo tra ASPI e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (‘MIT’), nonché dal raggiungimento di un’intesa sul quadro regolatorio e tariffario, presupposto indispensabile per la bancabilità degli investimenti oltre che per l’attrattività nel lungo termine di ASPI per gli investitori”, è altrettanto vero che la holding non ha alcun obbligo di vendere Autostrade a CdP. Viene scritto nero su bianco:
“La richiesta del Governo di condizionare l’efficacia dell’atto transattivo alla cessione del controllo di ASPI a CDP non è pertinente né in linea con lo scopo dell’atto stesso, né con il contenuto della lettera di impegni inviata da Atlantia al Governo lo scorso 14 luglio, dalla quale si può evincere che l’approvazione dell’atto transattivo non fosse subordinata alla cessione di ASPI”.
Insomma, “l’imposizione dell’obbligo di cedere ASPI a CDP esula dalle facoltà riconosciute al Concedente, ai sensi della Convenzione Unica in vigore.Atlantia ha ricordato inoltre che ASPI ha già doverosamente sostenuto pur in assenza di qualunque accertamento sulle cause e sulle eventuali responsabilità del tragico evento dell’agosto 2018, i danni diretti o, comunque, di aver accantonato in bilancio i relativi importi. Inoltre, subordinatamente alla sottoscrizione dell’accordo transattivo complessivo, il nuovo Piano Economico Finanziario, condiviso con il MIT, prevede un intervento finanziario compensativo – non remunerato in tariffa – di 3,4 miliardi di euro e la disponibilità di ASPI ad accettare tutte le altre condizioni volute dall’Esecutivo in termini di quadro regolatorio e tariffario, nuovi investimenti e interventi, oltre alla rinuncia a una serie di contenziosi”. In ogni caso “Atlantia conferma comunque, alla luce delle considerazioni esposte, la propria disponibilità a proseguire le trattative con CDP, nell’ambito di un processo trasparente e a valori di mercato“.

Autostrade e pressioni governo: Ue risponde ad Atlantia

Atlantia ha confermato di aver contattato la Commissione europea sul caso, sottolineando nella nota di avere evidenziato a Bruxelles “e ripreso nella risposta alla comunicazione del Governo l’inammissibilità della clausola unilateralmente introdotta per l’accettazione dell’atto transattivo, clausola che subordina l’efficacia dello stesso agli esiti del negoziato in corso tra Atlantia e CDP, parti esterne all’atto transattivo medesimo. Infatti, tale atto deve essere unicamente destinato a comporre, nell’interesse pubblico, le divergenze insorte tra Concedente e Concessionario. Detta clausola, chiaramente estranea a tale finalità, si configura come un condizionamento che rischia di comportare seri pregiudizi e quindi appare inconciliabile con i principi propri del Mercato Interno Europeo e della Capital Market Union per gli investitori istituzionali e retail”.
Riguardo a Bruxelles, il Sole 24 Ore ha riportato che proprio ieri Atlantia ha ricevuto lettera – consultata da Radiocor – da Marcel Haag, direttore generale della Commissione Ue per la Stabilità finanziaria, i Servizi Generali e il Mercato Unico dei Capitali. Nella missiva è stato sottolineato che la “Commissione Ue «sta esaminando doverosamente tutte le questioni poste da Atlantia» nei suoi esposti e sta «predisponendo con attenzione le dovute azioni conseguenti». Haag si è poi detto disponibile «per un incontro». Atlantia, ovviamente, sta già lavorando alla risposta”.
La Commissione europea è dunque disponibile in toto a vederci chiaro, tanto che nella lettera della Dg per la stabilità finanziaria è evidente la rassicurazione ad Atlantia:
“Siate certi che gli uffici della Commissione stanno debitamente esaminando tutte le questioni sollevate nei vostri reclami, e stanno attentamente valutando le adeguate mosse successive (‘follow-up’), anche alla luce dei più recenti sviluppi che avete sottolineato nella vostra lettera”.
Come ricorda il quotidiano La Stampa, “da Bruxelles arriva la risposta alla lettera che, il 9 settembre scorso il presidente e l’ad di Atlantia, Fabio Cerchia e Carlo Bertazzo, avevano inviato ai vicepresidenti della Commissione Ue Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis sul caso Autostrade. Nella segnalazione i vertici lamentavano come il «comportamento delle autorità italiane» sia «in evidente contrasto con le regole e i principi fondamentali del diritto europeo e nazionale» articolando quella che secondo loro è una «indebita pressione nel quadro di una negoziazione commerciale, per forzare un investitore privato ad accettare condizioni dannose». In particolare si faceva riferimento alla richiesta del governo di condizionare la sottoscrizione dell’Atto Transattivo per la chiusura della procedura di revoca della concessione, alla vendita del controllo di Aspi a Cassa Depositi e Prestiti.