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Scontro Atlantia-governo su manleva e futuro Autostrade: torna spettro revoca concessione ad ASPI

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Atlantia-governo sempre più ai ferri corti, con l’arma della minaccia della revoca della concessione ad Autostrade che l’esecutivo giallorosso torna a sfoderare: o la holding della famiglia Benetton accetta la vendita di Autostrade a Cassa depositi e prestiti oppure venerdì prossimo, 2 ottobre, ASPI si vedrà strappare la concessione autostradale.
Grande attenzione su ciò che emergerà dalle riunioni dei cda di Autostrade per l’Italia e della controllante Atlantia che, stando a quanto risulta a Radicor, sono stati convocati per la giornata di oggi.

I due consigli dovranno decidere quale risposta dare al governo visto che domani, 30 settembre, scade il termine che lo stesso governo ha dato ad Atlantia per ottenere risposte sul riassetto di Autostrade e sull’eventuale cessione del controllo a CdP. Negli ultimi giorni, il cda di Atlantia ha downgradato, in un certo senso, il ruolo di quest’ultima, decidendo di avviare lo scorporo di ASPI anche senza l’ingresso della Cassa nel capitale della controllata e propendendo per una soluzione di mercato , senza riconoscere a Cassa depositi e prestiti alcuna priorità nell’affare.
Non è stata esclusa, inoltre, l’opzione della vendita diretta della partecipazione di controllo che la holding dei Benetton detiene in Autostrade tramite Atlantia, pari all’88%. Un atteggiamento che a Conte & Co. non è piaciuto affatto, se si considerano i rumor secondo cui l’esecutivo sarebbe stato contrario a uno spin off che fosse avvenuto senza prima aver siglato un accordo con CdP.
In realtà, uno scorporo senza la Cassa non avrebbe impedito alla stessa di entrare nel capitale della nuova NewCo. Così aveva spiegato il Sole 24 Ore in un articolo recente: :
“Si potrebbe valutare l’ipotesi di scindere una fetta inferiore dell’asset (quindi inferiore alla scissione prevista fino all’88%), in modo tale da tenere la porta aperta a un successivo potenziale accordo con Cdp che a quel punto potrebbe acquistare direttamente dalla holding la quota rimasta in portafoglio”. Lo stesso quotidiano tuttavia precisava: “Si tratta solo di un’ipotesi, al momento la volontà, come riferito da Radiocor, è quella di trovare la quadra entro i prossimi 20 giorni per avviare l’uscita da Autostrade secondo la tabella di marcia ipotizzata. Ossia quella che punta al debutto a Piazza Affari della nuova Autostrade Concessioni e Costruzioni (dunque della newco) per fine febbraio o al più inizio marzo”.

Cancelleri (M5S): Atlantia rispetti manleva o sarà revoca ASPI

Un chiaro attenti è arrivato dal viceministro delle infrastrutture e Trasporti Giancarlo Cancelleri (M5S) che, nella giornata di ieri, ha rilanciato la minaccia della revoca riferendosi alla questione della manleva. Così in un intervento a Radio Cusano Campus, Cancelleri ha tuonato:
“Se Atlantia non rispetta la manleva entro il 30 settembre, procederemo alla revoca”.
Cancelleri ha spiegato a tal proposito il contenuto della lettera che il governo M5S-PD ha inviato ad Atlantia: “Nella lettera – ha detto il viceministro del Mit – il governo chiede di rispettare una parte dell’accordo, che è la manleva, cioè che le responsabilità civili, amministrative e penali che Aspi ha per il crollo del ponte e che la magistratura sta accertando, non possono passare insieme alle quote azionarie al nuovo socio Cdp”.
La manleva si conferma tra i nodi più cruciali del dossier: il governo Conte bis vuole che, nel caso in cui dovessero presentarsi eventuali altre richieste di risarcimento per la tragedia del Ponte Morandi, sia Atlantia ad accollarsi l’onere. La holding dei Benetton si chiama invece fuori dalla questione: bastano a suo avviso i 3,4 miliardi di risarcimenti che sono stati già stabiliti.
Forti sono state le parole di Cancelleri a Radio Cusano Campus:
“Spero che entro il 30 ci sia un sussulto di libertà da parte di Atlantia, le responsabilità non si possono vendere. In questa vicenda le provocazioni mi pare siano all’ordine del giorno, il metodo di Atlantia è sempre stato quasi ricattatorio“.
‘Ma chi ricatta chi’? verrebbe da chiedersi, visto che il governo accusa Atlantia di avere avuto un atteggiamento quasi ricattatorio, mentre esso stesso minaccia la holding. Della serie: fate come diciamo noi (incluso l’ingresso di CdP) e accollatevi più oneri legali, altrimenti revochiamo la concessione.
Secondo l’Huffington Post, Atlantia potrebbe andare incontro alle richieste del governo offrendo sul piatto “uno sconto per l’acquisto di Autostrade” -Dove per sconto – precisa il sito – si intende che chi compra – e l’amo è lanciato a Cassa depositi e prestiti – può farlo sottraendo dal prezzo iniziale il costo che potrebbe ritrovarsi a sostenere per i danni legati al crollo del ponte Morandi. In questo modo – è il ragionamento – non c’è la manleva, cioè l’esonero dalle responsabilità per i danni di quanto accaduto a Genova, che è quello che la Cassa pone come condizione per chiudere un accordo. Ma – e qui è la mediazione – c’è una monetizzazione del rischio: paghi meno“.
I vari oggetti del contenzioso sono stati riassunti da alcune note di Equita. Vale la pena riprendere sia la nota di Equita della vigilia che quella di oggi. Così la SIM milanese, che ha su Atlantia un rating “hold”, a fronte di un target price a 15 euro:
“Il governo ha inviato una lettera ad Atlantia contestando la scelta di procedere alla vendita di ASPI e minacciando di riavviare la procedura di revoca della concessione. Il Fatto sottolinea però che la revoca avrebbe il rischio di un lungo contenzioso legale con un maxi-indennizzo, ma soprattutto il rischio di default per 10 miliardi di debiti lordi di ASPI. Secondo La Stampa, Atlantia risponderà al governo ponendo nuove condizioni, ma lasciando spazio alla trattativa. Dall’altro lato il governo starebbe lavorando ad una soluzione sul problema della manleva (conto vincolato con deposito dei soldi versati da CDP). Per La Stampa una volta definito il processo penale per il Ponte Morandi, le cause civili saranno comunque significative e di proporzioni non definibili. Sul processo di vendita di ASPI, le offerte non vincolanti dovranno arrivare entro il 12 dicembre. Fra i gruppi interessati ci sarebbero alcuni fondi internazionali come Blackstone, KKR e Macquaire oltre alla famiglia Dogliani (Fininc) ed al gruppo Toto”.
Equita ha riportato anche gli ultimi rumor arrivati al Messaggero, secondo cui “anche F2i tornerà a studiare il dossier per un’operazione di sistema. La manleva per il crollo del Ponte Morandi sarebbe comunque una richiesta che potrebbe arrivare anche dai fondi”.
Ma quali implicazioni avrebbe un eventuale riavvio della procedura di revoca per Atlantia e il futuro di Autostrade?
“Il riavvio della procedura di revoca – spiega Equita -non permetterebbe la chiusura del processo di spin-off”, ovvero di scorporo di Autostrade da Atlantia. Detto questo, la stessa revoca “appare una strada difficile da attuare, mentre la mancata approvazione del PEF di fatto bloccherebbe il processo di scissione di ASPI avviato da Atlantia. Inoltre, il governo potrebbe sempre utilizzare la golden share per bloccare il processo di vendita di ASPI. Secondo la Stampa, il governo avrebbe fatto intendere di volerla utilizzare anche sul dossier Telepass”.
Detto questo, secondo Equita, “il rating junk delle società del gruppo, il rifinanziamento del debito di ASPI e la necessità di ridurre il debito nella holding (5 miliardi) riteniamo porteranno a trovare una soluzione con il governo per il passaggio del controllo di ASPI”.
Oggi sempre Equita SIM riporta l’articolo del Sole 24 Ore, secondo cui “il governo sarebbe pronto a decidere la revoca della concessione ad ASPI già venerdì affidando la gestione ad un commissario in vista di una gara europea e la divisione della rete in 4 lotti. Sarebbe necessario un intervento legislativo. La revoca sarebbe però la soluzione meno desiderata”.
Dal canto suo “Atlantia potrebbe oggi effettuare una proposta che in qualche modo riapra il dialogo con CDP, proponendo un’analisi preventiva dei rischi indiretti legati al crollo del Ponte Morandi da scontare nel prezzo di ASPI. Opportunità che sarebbe valida per CDP e per tutti gli altri soggetti interessati alla società. Oggi ASPI ed Atlantia dovrebbero inviare due lettere al governo”. Tra le altre indiscrezioni, anche quelle de Il Giornale, che “sottolinea che la trattativa potrebbe riprendere e CDP acquisire il 33% di ASPI ad un prezzo di mercato che sconti anche i rischi legali. Il governo potrebbe valutare, in alternativa all’impegno di CDP, l’ingresso di una cordata di fondi italiani attorno a F2I”.