Notizie Notizie Mondo Banche Centrali Fed: le minute di gennaio mostrano poco entusiasmo per politica espansiva auspicata da Trump

Fed: le minute di gennaio mostrano poco entusiasmo per politica espansiva auspicata da Trump

19 Febbraio 2026 13:01

Nell’ultimo incontro del direttivo della Federal Reserve il sentimento prevalente non è stato senza dubbio orientato verso una politica espansiva. Dalla lettura delle minute, diffuse ieri dalla Banca Centrale Americana, emerge una preoccupazione non mitigata per l’inflazione e per alcuni membri sarebbe già il caso di pensare ad alzare i tassi. Tutto ciò va in netta controtendenza con quanto auspicato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si aspetta da Kevin Warsh, da lui nominato come successore di Jerome Powell alla guida dall’istituto, un approccio molto espansivo e di supporto alle sue politiche economiche.

L’inflazione continua a preoccupare la Fed, domani atteso l’indice PCE

Nella due giorni di incontri terminata lo scorso 28 gennaio il Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, ha iniziato l’anno mantenendo i tassi di interesse sui fed funds invariati nel range 3,50%-3.75%, dopo i tre tagli operati nel 2025.

Leggendo i verbali emerge che, sebbene la posizione che vorrebbe un rialzo dei tassi sia minoritaria, l’appettito per ulteriori ammorbidimenti di politica monetaria sembra piuttosto basso.

Trump, dal canto suo, ha per anni criticato Powell e giudicato la sua politica timida e accusandola di essere un freno per l’economia. Lo scorso 30 gennaio ha annunciato che nominerà Warsh, un ex membro della Fed, per diventarne presidente alla fine di maggio, quando scadrà il mandato di Powell.

Gregory Daco, chief economist di EY-Parthenon, ha scritto in una nota ai clienti ripresa da Bloomberg, che le minute hanno decisamente un aspetto restrittivo e questo “prepara una dinamica interessante se e quando Kevin Warsh sarà confermato come presidente della Fed”.

Kush Desai, un portavoce della Casa Bianca ha osservato  che una serie di dati recenti sui prezzi prova come l’inflazione sia “raffreddata e stabile” grazie alle politiche economiche di Trump. “È arrivato il momento che la Federal Reserve riconosca questa realtà già molto chiara e tagli i tassi per produrre ulteriore ripresa economica per gli americani che comprano case e per le aziende”, ha detto.

Domani verrà pubblicato il PCE (Personal Consumption Expenditures) Price Index, che misura la variazione nel tempo dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati dai consumatori negli Stati Uniti ed è uno degli indicatori a cui la Fed è più attenta nel determinare le sue scelte di politica monetaria in base all’inflazione.

Dopo il meeting di gennaio sono arrivati buoni dati su occupazione e inflazione

Dalle minute emerge che i membri del Fomc, soppesando le voci del suo duplice mandato riguardo all’occupazione e all’inflazione, ritengono quest’ultimo un rischio maggiore in questo momento, mentre le condizioni del mercato del lavoro, la cui debolezza era stata alla base delle decisioni di ammorbidimento monetario dell’anno scorso, sono viste in fase di stabilizzazione. “La grande maggioranza dei partecipanti ha giudicato che i rischi di peggioramento dell’occupazione si siano affievoliti negli ultimi mesi mentre è rimasto il rischio di un’inflazione più persistente”.

Al meeting della Fed hanno fatto seguito i dati molto positivi sull’occupazione di gennaio, corroborando così questa testi.

Complessivamente il voto è stato di 10-2 in favore di mantenere i tassi invariati, con due soli membri dissenzienti, Christopher Waller e Stephen Miran, in favore di un alleggerimento di un quarto di punto percentuale.

A conferma che l’inflazione resta una questione non risolta nelle menti dei membri del Fomc si legge che “molti partecipanti hanno messo in guardia dall’operare ulteriori alleggerimenti di politica monetaria nel contesto di un’elevata inflazione che potrebbe essere male interpretato come un loro minore impegno verso l’obiettivo di inflazione del 2%”, si legge.

Tuttavia, un altro gruppo di funzionari, rimane aperto ad operare ulteriori tagli se l’inflazione dovesse diminuire, anche se hanno riconosciuto che ciò potrebbe avvenire più lentamente del previsto.

I datigovernativi  pubblicati dopo la riunione di gennaio hanno segnalato un’accelerazione della crescita, un rallentamento dell’inflazione e una stabilizzazione del mercato del lavoro. L’indice dei prezzi al consumo ha registrato un modesto rialzo a gennaio, contenuto dal calo dei costi energetici, secondo il Bureau of Labor Statistics. Il CPI core, che esclude prezzi di alimentari ed energia, è avanzato in linea con le attese rispetto al mese precedente.

Analisti di ING stimano che la Fed opererà due tagli dei tassi nel 2026

Gli analisti di ING, leggendo i verbali, hanno concludono però che la Fed finirà per operare ulteriori tagli nel 2026: “l”attenzione si sposterà ora dal mercato del lavoro ai dati sull’inflazione. Questi ultimi dovranno calare per convalidare i due tagli dei tassi che i mercati monetari hanno ancora prezzato per quest’anno. Riteniamo che andrà così e che la Fed taglierà effettivamente i tassi due volte”, scrivono in una nota.

ING si sofferma anche su un aspetto tecnico particolarmente insolito: la completa trasparenza in merito al rate check, ossia la verifica mirata delle quotazioni tra dollaro e yen, “un evento estremamente raro nei mercati valutari” e che “rappresenta il segnale di una Casa Bianca più interventista in materia di cambi”. “La mossa”, scrive ING, ” è stata chiaramente concepita per ottenere il massimo impatto e riflette il desiderio condiviso, sia da Washington che da Tokyo, di evitare che il cambio USD/JPY si consolidi in un movimento oltre quota 160″.