Notizie Notizie Mondo Banche Centrali Trump rincara la dose su Powell: “quel cretino se ne andrà presto”. Bce e altre banche centrali in difesa del boss della Fed

Trump rincara la dose su Powell: “quel cretino se ne andrà presto”. Bce e altre banche centrali in difesa del boss della Fed

14 Gennaio 2026 12:41

Continua l’offensiva del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti di Jerome Powell e dell’autonomia politica della Federal Reserve, mentre la Bce ed altri istituti centrali internazionali esprimono chiara solidarietà nei confronti del numero uno della Banca Centrale Americana.

Tra le voci critiche di Trump si è fatta sentire anche quella del ceo di JPMorgan Chase Jamie Dimon, che si è aggiunta a quelle di diversi parlamentari repubblicani.

In gioco non vi è solo una questione di personale acrimonia tra uomini di potere ma uno dei capisaldi dell’ordine tecnocratico mondiale in essere dalla seconda metà del XX secolo, di cui gli Stati Uniti stessi sono stati i maggiori  promotori.

L’offensiva di Trump sembra arrivata al culmine: Powell “o è incompetente o è corrotto”

L’ìmpressione è che si stia arrivando al climax di una battaglia personale ingaggiata da Trump contro Powell non appena il tycoon si è insediato alla Casa Bianca lo scorso gennaio. Nel corso del suo primo anno di presidenza Trump ha ripetutamente criticato Powell, reo a suo avviso di mantenere una politica monetaria troppo restrittiva e pertanto di non aiutare l’economia.

Trump, che con la sua spericolata politica dei dazi e gli enormi tagli fiscali della Big Beautiful Bill, ha bisogno di ogni aiuto per mostrare un’economia in buono stato in vista delle midterms di novembre, vorrebbe tassi di interesse molto più bassi dell’attuale range 3,50%-3,75%, e ritiene che Powell sia un freno alla sua visione.

Ieri il presidente americano si è recato in Michigan a visitare gli stabilimenti della Ford ma non ha perso l’occasione per definire Powell “incompetente”, “corrotto” e “cretino”. 

Il salto di qualità nella battaglia anti Powell si è avuto pochi giorni fa, quando il ministero di Giustizia americano ha annunciato di aver iniziato un’indagine penale nei confronti di Powell e dell’istituto da lui guidato, per via del restauro del quartier generale delle Fed a Washington, che al costo di 2,5 miliardi di dollari sarebbe inspiegabilmente alto, secondo il governo.

“È fuori budget per miliardi di dollari”, ha detto Trump riferendosi a Powell, ed evidentemente indicandolo come responsabile del lievitare dei costi, “quindi o è incompetente o è corrotto” e  “di sicuro non sta facendo un buono lavoro.”

Trump ha chiuso dicendo che “quel cretino se ne andrà via presto.” Il mandato di Powell scadrà a maggio e la prossima guida della Fed sarà affidata quasi certamente ad un candidato di sensibilità trumpiana.

Il sostegno a Powell della Bce e degli altri istituti internazionali

Come è logico, dalla Bce e altri istituti centrali è arrivato pieno sostegno per Powell e per quello che la Fed rappresenta.

“L’indipendenza delle banche centrali è un pilastro della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica, nell’interesse dei cittadini che serviamo. È pertanto cruciale preservare quell’indipendenza, nel pieno rispetto dello stato di diritto e della responsabilità democratica”, si legge nel comunicato diffuso dall’istituto di Francoforte, nel quale Powell viene lodato per la sua “integrità” e definito “un collega stimato, tenuto in altissima considerazione da tutti coloro che hanno lavorato con lui.”

La dichiarazione è stata firmata da Christine Lagarde e dai governatori di diverse banche centrali, tra cui quelle d’Inghilterra, Australia, Svizzera, Svezia, Canada, Corea, Brasile e Danimarca.

Jamie Dimon, ceo JPMorgan: Trump sbaglia ad attaccare l’indipendenza della Fed

L’atteggiamento di rottura di Trump sta incontrando resistenze anche nelle alte sfere della finanza, oltre che tra gli stessi parlamentari repubblicani.
Jamie Dimon, ceo di JPMorgan Chase e la cui voce è sempre considerata tra le più influenti della finanza mondiale, si è espresso chiaramente: “tutti quelli che conosciamo credono nell’indipendenza della Fed”, ha detto ieri al margine della comunicazione dei risultati trimestrali della banca, “qualsiasi cosa se ne discosti probabilmente non è una grande idea”. Nello specifico Dimon ha detto che minare l’indipendenza della Banca Centrale “avrà conseguenze opposte” da quanto auspicato da Trump, facendo “aumentare le aspettative di inflazione e probabilmente aumentare i tassi di interesse.”
La risposta di Trump non si è fatta attendere: “Si sbaglia”, ha detto, “dovremmo avere tassi più bassi. Jamie Dimon probabilmente vuole tassi più alti. Forse in questo modo ci guadagna”. Trump ha poi proseguito dicendo:”Quello che sto facendo va bene”, mentre “abbiamo una cattiva persona alla Fed.”
Le indagini del ministero di Giustizia contro Powell hanno attirato le critiche anche di alcuni parlamentari repubblicani, tra cui il senatore della North Carolina Thom Tillis che ha detto di voler bloccare le nuove nomine fino a quando la questione non sarà risolta. Trump ieri ha tuttavia confermato di voler continuare imperterrito e di annunciare il rimpiazzo di Powell “nelle prossime settimane”.