Paralisi shutdown, Wall Street in allerta e rush dell’oro. Implicazioni del blocco per economia e mercati
Fonte immagine: Getty
Niente accordo last minute per evitare lo shutdown, ossia il blocco che scaturisce dalla mancata approvazione da parte del Congresso Usa di una legge di finanziamento per finanziare le operazioni delle agenzie e dei dipartimenti federali. Pertanto, dalla mezzanotte e un minuto di ieri è scattata ufficialmente la paralisi delle attività federali con l’Ufficio per la Gestione e il Bilancio della Casa Bianca che ha immediatamente ordinato alle agenzie federali di avviare l’esecuzione dei piani di shutdown, limitando le operazioni ai soli servizi essenziali e interrompendo l’attività per centinaia di migliaia di americani. Si stima che circa 750mila dipendenti federali siano stati temporaneamente congedati.
Scatto dell’oro a nuovi record
Sui mercati la reazione più immediata è stata quella dell’oro che ha raggiunto un nuovo massimo storico. Il prezzo del future sul metallo giallo è salito a 3.903 dollari l’oncia, in rialzo per il quinto giorno consecutivo. Da inizio anno il rally è di oltre il 47%, in corsa per il maggior guadagno annuale dal 1979. A dare linfa al rally anche gli acquisti delle banche centrali e l’aumento delle partecipazioni in ETF garantiti dall’oro, oltre alla ripresa dei tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.
Lo scorso mese Goldman Sachs ha stimato che se solo l’1% del capitale privato oggi investito nei Treasury Usa fosse dirottato sull’oro, il prezzo potrebbe spingersi fino a quasi 5.000 dollari l’oncia.
A Wall Street i futures preannunciano un avvio in deciso rosso: -0,92% il Nasdaq e -0,8% l’S&P 500.
Trump pronto cavalcare lo shutdown per nuovi licenziamenti
L’ultimo shutdown risaliva al 2018, durante la prima presidenza Trump, e aveva battuto il record per la durata più lunga nella storia americana.
Lo stallo politico ruota attorno al tentativo dei Democratici di legare i sussidi sanitari (Obamacare) e altre richieste a un progetto di legge di spesa provvisorio (stopgap). Ieri Trump ha anche promesso di intensificare i potenziali effetti di uno shutdown, in parte per fare pressione sui democratici, affermando che “durante lo shutdown possiamo fare cose irreversibili”. Aggiungendo in serata che “dalle chiusure possono derivare molti vantaggi. Possiamo liberarci di molte cose che non volevamo”.
Rischio di un conto salato in caso di stop prolungato
Gli effetti economici dello shutdown potrebbero farsi sentire rapidamente, con la cessazione della spesa pubblica. L’impatto economico del blocco federale è duplice. Da un lato, c’è la perdita di produzione economica che, storicamente, non viene recuperata interamente. Il Congressional Budget Office (CBO) stimò che l’economia Usa non recuperò 3 miliardi di dollari degli 11 miliardi persi durante lo shutdown parziale del 2018-2019.
Le stime di Bloomberg Economics indicano che, se la chiusura dovesse durare tre settimane, il tasso di disoccupazione potrebbe salire dal 4,3% di agosto al 4,6%-4,7%.
Le conseguenze occupazionali potrebbero essere aggravate dalle minacce esplicite del presidente Trump che potrebbe utilizzare questa paralisi per condurre licenziamenti di massa di lavoratori federali, andando oltre i semplici congedi temporanei. Una mossa che andrebbe ad esacerbare le ricadute economiche del blocco.
Tagli che si sommerebbero ai circa 150mila lavoratori in meno a partire da oggi 1° ottobre a causa dei programmi di dimissioni anticipate nell’ambito dell’iniziativa DOGE di Elon Musk.
Niente dati macro
C’è poi la questione relativa al ritardo nella pubblicazione dei dati economici, a partire da venerdì, con la pubblicazione del rapporto sull’occupazione previsto dal Bureau of Labor Statistics. Lo shutdown bloccherà la diffusione di dati economici cruciali quali Pil e inflazione, mettendo in difficoltà la Federal Reserve nelle sue valutazioni sui tassi di interesse.
Nel caso del Bureau of Labor Statistics, il suo piano di emergenza prevede la cessazione completa delle operazioni, passando temporaneamente da una forza lavoro di 2.055 dipendenti a un solo dipendente a tempo pieno.
Shutdown e mercati, ecco i precedenti
Gli shutdown non sono rari: dal 1976 se ne sono verificati venti, con una durata media di circa una settimana. Storicamente, i titoli del Tesoro hanno rappresentato un rifugio sicuro durante questi periodi, ma sarà interessante vedere se sarà ancora così, date le recenti difficoltà che abbiamo osservato. L’indice S&P 500 ha registrato scarsi movimenti durante gli shutdown, ma spesso le azioni e le obbligazioni subiscono un calo prima della chiusura e registrano un rialzo una volta iniziata, con l’aumentare delle aspettative di una possibile soluzione. “Chiusure prolungate, come quella di trentacinque giorni nel 2018-19, possono avere un impatto sul PIL e sulla disoccupazione, anche se questi effetti tendono a invertirsi una volta terminata la crisi”, spiega Benoit Anne, Senior Managing Director e Head of Market Insights Group di MFS IM. Gli economisti stimano generalmente perdite settimanali del Pil dello 0,2% durante gli shutdown.
“Nel breve termine, tuttavia, potrebbero creare opportunità per gli investitori di trarre vantaggio dalle turbolenze di mercato causate da reazioni eccessive e da potenziali rischi legati ai titoli dei giornali”, argomenta Benoit Anne.