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Tutti pazzi per l’iPhone. In Italia, è polemica sul prezzo

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L’attesa è finita. L’iPhone 3G dell’Apple è sbarcato anche in Italia. Gli appassionati e i curiosi si sono messi in fila sin da questa notte per accaparrarsi il ‘melafonino’. Questo è il suo giorno, il giorno tanto atteso del lancio dell’ultima versione in 22 Paesi, compresa la Penisola nostrana, dove  viene offerto dagli operatori Vodafone e Tim.


Un iPhone vestito di nuovo. Nuovi aggiornamenti che appaiono più allettanti, non solo agli occhi dei consumatori bramosi di avere l’ultimo telefono ipertecnologico del gruppo di Cupertino, ma anche agli occhi delle aziende. In questa ultima direzione sono infatti stati sciolti alcuni nodi, come quello sulle concessioni di vendita. Anche se alcuni dubbi persistono, soprattutto riguardo al prezzo e alle diverse applicazioni disponibili. Si pensi, ad esempio, all’attenzione rivolta al settore sanitario come aveva illustrato lo stesso Steve Jobs ai tempi della presentazione dell’iPhone.
I passi avanti sono stati fatti, anche se tutte le perplessità, non sono state però dissipate. E riguardano in particolare il prezzo e non le applicazioni, che sono state ristudiate. Si pensi, ad esempio, all’attenzione rivolta al settore sanitario come aveva illustrato lo stesso Steve Jobs durante la
presentazione dell’iPhone.

Apple prima di tutto pensa al consumatore e poi alle aziende. Non tradisce la sua filosofia vincente. E lo ha fatto anche con il suo ultimo prodotto. “Anche se l’ultima versione è consigliata anche alle
aziende (più ai manager che ai semplici dipendenti) – spiega Carolina Milanesi, analista di Gartner -, rimangono due nodi spinosi. Uno, il prezzo (ancora elevato nonostante il ritocco verso il basso rispetto alla prima versione) e i contratti, spesso lunghi e di conseguenza troppo vincolanti”. Insomma, se si guarda al singolo device, il prezzo è sceso ma se si osserva l’investimento nel complesso, il costo finale non è lontano dalla prima versione.


E proprio la questione prezzo è al centro delle polemiche in Italia. Ancor prima del suo arrivo in Italia, l’iPhone 3G aveva già animato non poche discussioni. Come comunicato da tempo, infatti, il supertelefonino Apple sarà venduto a 499 euro per il modello 8GB e a 569 euro per quello da 16GB se abbinato a un piano ricaricabile. Altrimenti, nel caso di abbonamento, il prezzo scende.
Tariffe che hanno spinto il popolo della Rete a passare dalle parole ai fatti. È nato, infatti, un sito internet www.iphoneaffossato.com, con tanto di petizione nei confronti della politica tariffaria di Tim e Vodafone (ad oggi sono state raccolte oltre 7 mila firme) e di lettera indirizzata a Steve Jobs in persona. “Dopo tanta attesa apprendiamo che le tariffe di TIM e Vodafone sono molto sconfortanti, soprattutto alla luce della crisi economica che riduce il potere d’acquisto delle famiglie”, si legge nel sito.


Una battaglia abbracciata anche da il Movimento difesa del cittadino (Mdc) e che sta avendo un suo seguito. “Apprendiamo con piacere l’avvio da parte dell’Antitrust di una pre-istruttoria per verificare una possibile posizione dominante dei due unici operatori che attualmente commercializzano l’I-Phone, Tim e Vodafone”. È quanto dichiara il Mcd, dopo aver ricevuto comunicazione dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dell’attribuzione alla direzione comunicazioni della pratica.


Per Carolina Milanesi un primo distinguo deve essere fatto partendo dall’utilizzo che se ne fa. “Se, ad esempio, si scarica molto e si ha una tariffa flat per la navigazione flat vale la pena spendere una determinata cifra perché viene ammortizzata. Risulta meno conveniente, invece, se viene utilizzato solo come l’ultimo gadget, considerandolo poco più di un iPod. In questo secondo caso il costo diventa eccessivo”. “Il mercato italiano – riprende l’analista di Gartner – è essenzialmente in un mercato prepagato, che si è aperto di recente e solo per i telefonini di terza generazione. Sta qui la differenza chiave rispetto alla tariffazione degli altri Paesi. Senza un contratto vero e proprio vengono meno alcune certezze per gli operatori, che cercano così di salvaguardarsi”.