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Savona lo ammette: speculazione possibile. E rilancia piano B: ce l’ha anche Merkel

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Il ministro fa capire che probabilmente il dado è stato ormai tratto, sottolineando che il 4 marzo, giorno delle elezioni politiche che hanno portato al governo l’asse M5S-lega, “c’è stata …

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Speculazione finanziaria sempre più realtà, sempre meno spettro: a credere a un attacco all’Italia è anche il ministro degli Affari europei Paolo Savona, pomo della discordia tra l’asse M5S-Lega e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fu proprio l’ipotesi di Savona numero uno del dicastero dell’Economia a provocare la grave crisi istituzionale di fine maggio, quando fu a rischio la stessa formazione di un governo politico, dopo le elezioni del 4 marzo scorso. Troppo euroscettico, secondo molti, con quel suo piano B di uscita dall’euro, si diceva.

In realtà Savona, in un’intervista a La Stampa, rivendica ora il diritto di avere un piano B: “Il piano B lo hanno tutti gli Stati, anche la Germania, nonostante le smentite della Merkel. Perchè scandalizzarsi?”.

Detto questo, una cosa è averlo, “un’altra è pensare che serva uscire dall’euro – rassicura – Io non sono un folle”.

Ora la speculazione può colpirci, ammette il ministro:

“C’è la possibilità che si scateni una speculazione finanziaria – dice, intervistato dal giornalista Nicola Lillo – per colpa degli italiani o del governo? Non mi interessa, ma l’evento può accadere“.

L’attacco potrebbe essere sferrato nell’arco delle prossime settimane, quando l’esecutivo presenterà la manovra per il 2019: una manovra che potrebbe contenere misure molto costose, come flat tax e reddito di cittadinanza, e che potrebbe dunque far sussultare gli operatori dei mercati finanziari.

Per questo, Savona indica che “il governo si deve preparare e trovare una soluzione”. Per questo, aggiunge il ministro, “sono andato a parlare di questo con Mario Draghi e con altri, non con i russi (come sembrava in base a recenti indiscrezioni). Ora il ministro Tria è in Cina per discutere. Un governo serio cerca di parare questa eventualità”.

Ma Savona fa anche capire che probabilmente il dado è stato ormai tratto, sottolineando che il 4 marzo, giorno delle elezioni politiche che hanno portato al governo l’asse M5S-lega, “c’è stata una rivoluzione” e Bruxelles ne deve prendere atto.

Il ministro non ha inoltre certo accantonato del tutto il piano di investimenti da 50 miliardi che aveva proposto, al fine di portare la crescita del Pil italiano fino al 2%.

“Inizialmente parlavo in generale di investimenti, poi quando ho visto che per quelli pubblici ci sono difficoltà, mi sono informato con aziende con aziende come Eni e Terna” che, puntualizza la Stampa, avrebbero nei loro piani un totale di 34 miliardi di investimenti privati, che potrebbero spingere la crescita dal 2019, insieme agli investimenti pubblici, come spiegato lo scorso sabato a Il Sole 24 Ore.