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Piccoli investitori perplessi, ma gli istituzionali continuano a comprare azioni

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Lo scrollone di borsa della scorsa settimana ha lasciato sul chi va là i piccoli investitori, ma “gli istituzionali continuano a comprare equity”. A rivelare il sorprendente dato è stata Paola Bergamaschi, senior managing director di State Street Global Markets, oggi a Milano per un incontro con la stampa.


“Sulla base dei dati disponibili fino a venerdì scorso, ossia quattro giorni dopo lo shock – ha chiarito Bergamaschi – il nostro database mostra che gli investitori istituzionali continuano a comprare azionario e vendere bond”. La forza della dichiarazione sta tutta nei puri numeri. State Street Global Markets detiene infatti un database dei flussi provenienti dalle operazioni in acquisto e in vendita poste in essere dagli investitori istituzionali.

Cos’è cambiato allora nell’ultima settimana? “All’interno dell’equity si sta riducendo il livello di rischio – spiega ancora – gli istituzionali stanno vendendo sull’area dei mercati emergenti e negli Stati Uniti e stanno acquistando in Giappone, Europa e Gran Bretagna”. Un processo che i grandi investitori professionali avrebbero già cominciato alcuni mesi fa, senza però pubblicizzarlo apertamente. “Già a fine gennaio gli istituzionali avevano iniziato a vendere emerging però solo con riferimento all’Asia e non ad esempio agli emergenti dell’Europa dell’Est, ora il fenomeno coinvolge tutti gli emerging”.


“La visione generale sull’equity è costruttiva”, ha concluso Paola Bergamaschi, lasciando capire che il comportamento degli istituzionali configura “vendite sulle grosse posizioni accumulate”.
Ma cosa continuano a comprare gli investitori professionali dopo il tonfo partito da Shanghai? Farmaceutici e semiconduttori su tutti – spiega Bergamaschi – mentre le vendite hanno interessato in particolare finanziari, utilities e i titoli del settore metals & mining”.