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Mercati sotto shock dopo dazi Trump contro Cina. Timori guerra commerciale globale, borse KO

Nella nota diramata dall’ambasciata cinese a Washington, si legge che Pechino “si oppone fermamente ai dazi doganali con cui Trump intende colpire 1.300 prodotti e che “combatterà fino alla fine” …

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Azionario globale freddato dal protezionismo di Donald Trump e dai timori che una guerra commerciale Usa-Cina possa essere solo l’inizio di una guerra commerciale globale, combattuta a colpi di dazi.

La Cina è pronta a rispondere, dopo che Trump ha firmato il memorandum Section 301 Action, imponendo tariffe punitive contro beni cinesi per un valore fino a $60 miliardi.

D’altronde il presidente americano non si è fermato qui, avvertendo che “questo è il primo di molti altri interventi sul commercio”.

Sui mercati scatta l’alert protezionismo: dopo il tonfo superiore a -700 punti dell’indice Dow Jones, che ha sofferto la perdita peggiore dallo scorso 8 febbraio, è crollato anche l’azionario del Giappone e dell’area Asia-Pacifico.

Tonfo della borsa di Tokyo, che ha chiuso scivolando del 4,51%, a 20.617,86. L’indice Nikkei 225 è precipitato al minimo dallo scorso ottobre ed è sceso anche sotto la media mobile a 200 giorni.

Attaccati dai sell off anche i diretti protagonisti del bazooka commerciale lanciato dall’amministrazione americana: Shanghai ha segnato un tonfo -4%, Hong Kong di oltre -3%, mentre Seoul, Sidney (Corea del Sud e Australia per ora esentate dal bazooka commerciale di Trump), hanno limitato i danni con una flessione comunque sostenuta, pari a -1,96%.

In tutto questo, la Cina non si sta limitando certo a guardare: il Ministero del Commercio del paese ha proposto una lista di 128 prodotti Usa, potenziali target della ritorsione, per un valore totale di $3 miliardi.

Nella nota diramata dall‘ambasciata cinese a Washington, si legge che Pechino “si oppone fermamente ai dazi doganali con cui Trump intende colpire 1.300 prodotti e che “combatterà fino alla fine” una qualsiasi guerra commerciale che gli Usa decidessero di lanciare.

Nel comunicato, la Cina chiede all’America di “cessare e desistere” dalle sue azioni, e di “evitare di mettere in pericolo le relazioni commerciali tra Cina e Usa, con l’obiettivo di danneggiare altri, che finirà con il ritorcesi contro”.

Già all’inizio del mese Washington aveva imposto dazi doganali del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio, a livello globale.

Ora si legge che, almeno per ora, il presidente ha deciso di esentare dall’applicazione di tali dazi l’Unione europea, l’Australia, la Corea del Sud, il Brasile, il Canada, il Messico, l’Argentina.

Gli effetti sull’azionario sono tuttavia sotto gli occhi di tutti.

L’indice Shenzhen Composite Index ha ceduto nel corso della seduta fino a -5%.

In generale, l’MSCI Asia Pacific Index ha perso il 2,6% a 172 punti circa, azzerando i guadagni riportati da inizio anno, dopo l’annuncio della Cina di un piano per rispondere alle tariffe di Trump.

Così Tim Orlik, responsabile di Bloomberg Economics, presenta le conseguenze che una eventuale escalation delle tensioni commerciali potrebbero essere pagate dall’economia americana.

Le tariffe, a suo avviso, faranno salire l’inflazione Usa, visto che i costi delle importazioni saliranno; ciò significa che un altro effetto potrebbe essere quello di rendere la Fed più aggressiva nelle sue strette monetarie.

Il clima di profonda avversione al rischio porta nel frattempo gli investitori a rifugiarsi nello yen, che oscilla attorno a JPY 104,78 nei confronti del dollaro, al massimo dal novembre del 2016.

E mentre i mercati devono ancora capire i prodotti cinesi che saranno colpiti dalle tariffe più pesanti, gli investitori prendono di mira quelle che, evidentemente, considerano le potenziali vittime dell’attacco commerciale. A Hong Kong, sono così crollati i titoli delle società fornitrici di Apple: AAC Technologies Holdings è scivolata dell’8,2%, confermandosi tra i peggiori titoli dell’indice Hang Seng; a Shenzen, GoerTek è collassata fino a -9,1%, tra i titoli peggiori dell’indice delle società a larga capitalizzazione, il CSI 300 Index.