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Mercati emergenti: Tre opportunità nel mirino degli investitori. Alla larga dalle large-cap, oggi troppo care

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I titoli mid-cap esposti a
cambiamenti strutturali, le cosiddette azioni picks and shovels (pala
e piccone) e i sottovalutati business dei mercati di frontiera sono tre aree di
investimento che finiranno nel mirino degli investitori più passivi e
focalizzati sulle large-cap dei mercati emergenti
“. E’ quanto afferma Ross Teverson, Head of
Strategy Emerging Markets di Jupiter Asset Management. Secondo lo strategist
, nonostante l’azionario dei mercati
emergenti abbia beneficiato di una forte ripresa dallo scorso gennaio, le
valutazioni dei titoli di vari mercati rimangono convenienti e offrono
opportunità interessanti, ma soprattutto all’interno dell’universo delle
mid-cap, dove le forti prospettive di crescita non si sono ancora riflesse nel
prezzo delle azioni
. Secondo Teverson due esempi da manuale sono Ser Educacional,
università privata del Brasile in grado di beneficiare della crescita
strutturale delle spese per l’istruzione brasiliana, e Bumi Serpong, mid-cap
indonesiana che si occupa di incentivazione immobiliare che beneficia della
forte crescita demografica del Paese. Per lo
strategist decisamente meno interessante appare in questa fase il segmento delle large-cap, “che
presentano prospettive di crescita ben note ma che, negli ultimi anni, sono
diventate costose rispetto agli utili delle società, poiché sempre più
investitori avversi al rischio si sono concentrati su un ridotto numero di
large-cap, percepite di maggiore qualità
“.


Pick and shovel

Ma sono le azioni pick and
shovel, ovvero quelle dove puoi scavare per cercare l’oro o puoi vendere
pale e picconi, quelle in assoluto preferite da Jupiter. “Si dice che nella corsa all’oro chi
guadagna di più sono i fornitori degli strumenti necessari per trovare l’oro
piuttosto dei minatori – spiega Teverson – Il paragone nei mercati emergenti
riguarda quel tipo di società esposte a trend ben noti e significativi o a
cambiamenti strutturali come l’aumento dei veicoli elettrici, il passaggio verso
l’automatizzazione industriale o all’energia rinnovabile
“. Un buon esempio è la
BizLink di Taiwan, fornitore chiave di cablaggio elettrico di Tesla, uno dei
più avanzati produttori di macchine elettriche. “BizLink – dice Taverson –
potrebbe sembrare la meno attraente tra le due, ma vanta alti e consistenti
margini, mentre Tesla, per quanto rivoluzionaria, è lontana dal generare
profitti
“. Simile la situazione di Chroma, un’altra società basata a Taiwan che
fornisce apparecchiature di controllo per diverse aree dei settori tecnologia
ed energia rinnovabile, tra cui energia solare, batterie di veicoli elettrici e
luci a LED, e che assicura da anni un buon dividendo agli azionisti. “Si tratta di un
ottimo investimento, poiché Chroma è un fornitore chiave per i costruttori
all’interno delle proprie aree di attività, e può permettersi di stabilizzare i
prezzi delle apparecchiature in vendita”, conclude Teverson.