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Issing, parla l’artefice dell’euro: la Bce di Draghi sta oltrepassando i limiti

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Non solo l’inflazione dell’Eurozona che ha addirittura superato il target fissato dalla Bce. E neanche le pressioni che arrivano direttamente dall’agenda politica europea del 2017, fitta di appuntamenti cruciali, come le elezioni in Olanda, le elezioni francesi e quelle tedesche (e c’è qualcuno che non considera tanto improbabili neanche il ritorno anticipato alle urne in Italia). Mario Draghi, numero uno della Bce, deve fare i conti anche con le aspre critiche di colui che viene considerato come uno dei creatori dell’euro e l’architetto della Bce: è Otmar Issing che, in un’intervista a Handelsblatt ha ammesso di temere che la Banca centrale europea stia oltrepassando i limiti, e perdendo nel frattempo la fiducia del popolo tedesco.

L’ex responsabile economista della Bce ha avvertito che “la Bce si è accollata una responsabilità da cui sarà difficile uscire”. Il riferimento è al Quantitative easing, ovvero il programma di acquisti di asset, in particolare di corporate bond e debiti sovrani, che Draghi ha lanciato al fine di sostenere l’economia e il credito.

Otmar Issing è lo stesso che lo scorso ottobre ha lanciato un duro attacco contro l’istituto guidato da Mario Draghi, prevedendo anche che l'”house of cards” dell’euro finirà per collassare. In un’intervista rilasciata al magazine Central Banking, Issing aveva detto in quell’occasione che i ripetuti interventi della Bce hanno azzerato la disciplina sui mercati.

In più, a suo avviso la Bce ha commesso un errore fatale nell’accordare aiuti sotto forma di piani di bail-out a paesi come Grecia e Irlanda. Così facendo, Draghi avrebbe tradito i principi dello stesso progetto della moneta unica. 

“Ci troviamo in un contesto in cui non esiste nessun meccanismo di controllo fiscale nè dai mercati nè dalla politica. Tale situazione ha tutti gli elementi per provocare un disastro nell’Unione monetaria”

Nell’intervista rilasciata a Handesblatt nelle ultime ore, Issing ha affermato che le Banche centrali devono ammettere i propri limiti, e un riferimento è stato fatto anche all’Italia, definita, a causa dei suoi problemi “un eterno paziente”.

Pur nel criticare l’ondata di liquidità immessa nel sistema finanziario dai vari bazooka lanciati da Draghi, Issing ha tuttavia affermato che non è questo il momento di alzare i tassi. In un quadro caratterizzato da “un tasso di disoccupazione ancora alto nell’area euro”, ha sottolineato, “non credo che la Bce dovrebbe alzare i tassi di interesse in modo veloce. Più che altro la questione è se questa politica di tassi più bassi o anche negativi possa finire per fare più male che bene”. E “l’acquisto dei bond governativi sopprime tutti i meccanismi di mercato volti a valutare le situazioni differenti in cui si trovano i paesi membri dell’Unione monetaria in relazione ai loro debiti”.

Intanto è conto alla rovescia sia per l’annuncio della Bce sui tassi, atteso per le 13.45 ora italiana, che  -soprattutto – per la conferenza stampa di Draghi: molti analisti e strategist prevedono che Draghi ribadirà – sulla scia delle previsioni aggiornate sull’inflazione – che dovrebbero rimanere quasi invariate sia per il 2018 che per il 2019 – che il QE sarà esteso almeno fino alla fine del 2017.

La variazione nel programma sarà l’ammontare degli asset acquistati che, come reso noto a dicembre, scenderà a 60 miliardi di euro, a partire dal mese di aprile, rispetto agli attuali 80 miliardi di euro al mese. Per certi versi l’inizio del tapering, come qualche strategist fa notare.

E’ stato tuttavia lo stesso Draghi, la scorsa settimana, a dire che “una politica monetaria accomodante sicuramente continua a essere appropriata”. Sui tassi di interesse non si prevede alcuna modifica. Il tasso di rifinanziamento è atteso infatti invariato attorno allo zero.