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Intesa SanPaolo alza costi conti correnti. Rincari per i clienti, ecco chi sarà colpito

QUOTAZIONI Intesa Sanpaolo

Doccia fredda per i correntisti. Le novità decorrono a partire dal primo agosto. L’istituto precisa: “Cosa cambierà concretamente per i clienti dipenderà da molte variabili: dal tipo di conto, alla …

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Doccia fredda per diversi correntisti delle banche che fanno parte del gruppo Intesa SanPaolo.

Già verso la metà di maggio, sono scattate le prime comunicazioni ai clienti, come riporta il quotidiano La Repubblica. Comunicazioni arrivate esattamente il 10 maggio, con novità che decorrono a partire dal primo agosto quando, chi lascerà fermi i propri contanti sul conto corrente, dovrà pagare un costo.

A essere colpite sono soprattutto le opzioni a zero spese, come Zerotondo.

La mazzata per il clienti è la seguente: in alcuni casi, si passa da zero a 120 euro l’anno.

Intesa SanPaolo: non più 30% posizioni sarà rivista

Nella nota della banca inviata ai correntisti si legge:

“Negli ultimi anni la discesa dei principali tassi di riferimento sul mercato addirittura in area negativa ha determinato un persistente impatto sfavorevole sull’attività di deposito, gestione e remunerazione della liquidità” e “tale impatto ha fatto venire meno l’equilibrio tra costo per la banca del servizio offerto e le condizioni economiche applicate ai conti correnti“.

Intesa SanPaolo precisa al quotidiano:

“L’intervento tocca rapporti di conto stipulati in un contesto economico profondamente diverso, rispetto ai quali – negli anni – non ci sono stati adeguamenti o comunque non in misura sufficiente (..) Sono stati esclusi a priori i conti sociali, quelli legati a particolari convenzioni e le zone colpite dal terremoto. Nel complesso, quindi, non più del 30% delle posizioni verrà rivista”.

Quali correntisti di Intesa SanPaolo saranno colpiti?

Continua La Repubblica:

“Cosa cambierà concretamente per i clienti dipenderà da molte variabili: dal tipo di conto, alla data di apertura, fino al livello di giacenza medio nell’anno passato, cioè quanti soldi sono rimasti in media depositati. La prima buona notizia è che per i clienti con una giacenza fino a 2000 euro non scatterà nessun aumento. La seconda è che l’incremento, in nessun caso, supererà i 10 euro al mese. L’esempio pratico è fornito dalle tabelle allegate dall’istituto e mostrano però come i rincari massimi scatteranno ad una soglia relativamente bassa. Basterà avere aperto il conto prima del 2009 e avere lasciato in media 10 mila euro nel 2016 per vedersi riconosciuto l’aumento. Per tutti gli altri, tra 2 e 10 mila euro, i rincari vanno da 20 centesimi a 8,4 euro al mese. Da 2,4 a poco più di 100 euro l’anno.

Anche Intesa SanPaolo vittima della politica Bce

Intesa SanPaolo non è certo solo un caso. La ragione degli incrementi si spiega con la politica a tassi rasoterra inaugurata dalla Bce: per quanto diversi economisti segnalino come un rialzo dei tassi in Eurozona sia imminente, così come anche il tapering del programma di Quantitative easing, la verità per ora è che gli istituti di credito fanno fronte a un contesto di bassa redditività.

Nell’abbassare i tassi sui depositi fino a -0,4%, la Bce di Mario Draghi ha di fatto costretto tutte le banche che desiderino parcheggiare i loro fondi presso di essa a pagare un costo. Alla base della “tassa” imposta, l’obiettivo di spingere gli istituti a erogare credito all’economia reale, invece che lasciare la liquidità ferma nei conti della Banca centrale.

Non solo Intesa SanPaolo

Ma Draghi ha fatto un errore se ha pensato che una decisione del genere non avrebbe avuto conseguenze sui correntisti.

Tanto che lo scorso 25 maggio Elio Lannutti, presidente di Adusbef, ha lanciato un chiaro monito all’intero sistema finanziario italiano, contestando le cifre riportate da Bankitalia, secondo cui la spesa di gestione dei conti correnti sarebbe diminuita.

Così Lannutti:

Se per “Bankitalia, le cui indagini sui costi dei conti correnti saranno state fatte in trasferta a bordo di astronavi su Marte o analoghi pianeti, la spesa effettiva di gestione di un conto corrente ‘rappresentativo’, sarebbe diminuita del 3,4 per cento l’anno, attestandosi a 77 euro”, per i consumatori, “vessati e saccheggiati, che vivono sulla Terra, i costi dei conti correnti a pacchetto – la cui media di spese per commissioni per le maggiori banche quali Intesa SanPaolo, UniCredit, MPS, Bpm, Ubi, Bnl, Cariparma, prevede un canone annuo carta di credito 33,40 euro; bonifico allo sportello in contanti 5,75 euro; pagamento utenze per cassa 4,71 euro; bonifico allo sportello con addebito in conto 4,93 euro; prelievo bancomat su altra banca 1,87 euro; elenco movimenti allo sportello 0,73 euro; pagamento utenze online 1,20 euro; bonifico online su altra banca 1,07 euro; prelievo di contanti allo sportello 0,66 euro – sono pari a 159 euro, mentre quelli a listino (senza pacchetti o convenzione) sono di 318 euro l’anno.

E ormai, in riferimento all’intera questione, la tassa sui conti correnti viene considerata dagli italiani sempre più un prelievo forzoso, imposto non dallo Stato, ma dal sistema bancario stesso.