Notizie Notizie Italia In Italia la patrimoniale c’è già: è virtuale, ma con effetti reali sull’economia

In Italia la patrimoniale c’è già: è virtuale, ma con effetti reali sull’economia

23 Novembre 2018 16:21

Italiani sicuri di non star soffrendo alcuna patrimoniale, anche se “solo” virtuale? Oltre alle promesse di quota 100, reddito di cittadinanza, flat tax, il vicepremier Matteo Salvini e altri esponenti del governo M5S-Lega hanno fatto una promessa agli italiani: qualunque cosa accada, no alla patrimoniale.

Ma la patrimoniale, molti italiani, la stanno già pagando cara: è una patrimoniale più subdola, non imposta con nessun decreto o legge.

E’ la patrimoniale virtuale, di cui parlano Angelo Baglioni – docente di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano – e Massimo Boudignon-  membro dello European Fiscal Board – nell’articolo pubblicato sulla Voce.Info: “Quella patrimoniale virtuale che pochi vedono”.

Di fatto, la patrimoniale non è solo quella che gli italiani ricordano, quella che ha portato i cittadini a creare il binomio Amato-patrimoniale: quella che rappresenta ormai un terrore quasi inciso nel Dna degli italiani, un terrore ‘atavico’, esploso con quella patrimoniale del 6 per mille con cui l’allora governo Giuliano Amato diede il via al prelievo forzoso dai conti correnti italiani.

Baglioni e Bordignon vanno oltre, e fanno riferimento alla “Borsa in caduta e ai prezzi delle obbligazioni in discesa“. Praticamente a “una patrimoniale nascosta, che influenza negativamente tutta l’economia italiana”. Il problema è che “pochi se ne accorgono perché questi investimenti riguardano una fascia ristretta di risparmiatori“.

“In questo periodo – scrivono – molti analisti e commentatori (incluso chi scrive) hanno puntato il dito sul fatto che la riduzione dei prezzi delle azioni e obbligazioni italiane, avvenuta da quando il governo giallo-verde si è insediato, ha causato forti perdite ai risparmiatori: una sorta di tassa patrimoniale ‘virtuale’. Si tratta di un fenomeno per il momento solo virtuale perché la perdita ricade effettivamente sull’investitore solo nel momento in cui vende le attività in suo possesso. Finché non lo fa, la riduzione di valore non è immediatamente percepibile e almeno in parte potrebbe essere recuperata se i prezzi di quelle attività finanziarie dovessero riprendersi in futuro”.

Fatto sta, che “i dati aggregati mostrano che si parla già di perdite assai consistenti: i valori azionari sulla Borsa di Milano hanno perso il 22 per cento negli ultimi sei mesi, mentre i prezzi delle obbligazioni sono scesi per cifre rilevanti, per esempio l’11 per cento nel caso di Btp decennali”.

Nonostante questo, sembra quasi che gli italiani non si rendano conto delle perdite che i dati certificano e che, viste le percentuali di cui sopra, hanno poco di virtuale. La popolarità del governo M5S-Lega e della Tria-de Conte-Salvini-Di Maio, non è intaccata, infatti, né dal rialzo dello spread, né dai cali dei titoli azionari.

Perchè? Perchè, è il caso di dirlo, l’Italia si comporta proprio come da sonnambula, per usare le parole che il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha usato per descrivere l’atteggiamento del paese, nel giorno in cui la manovra è stata ufficialmente bocciata.

I due economisti scrivono:

“Perché un risparmiatore si renda conto della perdita di valore dei suoi investimenti è necessario che questi siano valutati al prezzo di mercato, cioè che il loro valore sia continuamente rivisto: quello che nel gergo finanziario viene chiamato mark-to-market. Occorre anche che il risparmiatore riceva le informazioni su queste variazioni dei prezzi. Ma se guardiamo a come è composta la pur ampia ricchezza delle famiglie italiane, ci accorgiamo che solo una piccola parte è valutata a prezzi di mercato e che il mark-to-market riguarda una fascia ristretta della popolazione”.

Lavoce.info riprende quanto emerso dall’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane stilata da Bankitalia.

Indagine da cui risulta che “il patrimonio delle famiglie è composto in netta prevalenza (87%) di attività reali, tra cui spicca la casa di residenza. Naturalmente il valore di mercato degli immobili oscilla nel tempo e si è notevolmente ridotto negli ultimi anni, ma poche persone si informano sul prezzo di mercato di un bene – la propria casa – che non è oggetto di frequenti compra-vendite”. Il secondo aspetto che emerge è che “solo il 20 per cento più ricco della popolazione ha una quota consistente (40-50 per cento) della propria ricchezza finanziaria investita in strumenti valutati a prezzi di mercato: obbligazioni (tra cui titoli di stato), azioni e quote di fondi comuni. Per la maggior parte delle famiglie, la ricchezza finanziaria è detenuta per oltre il 75 per cento in depositi bancari (nelle varie forme tecniche) e postali, quota che raggiunge il 100 per cento per le fasce sociali meno abbienti”.

Gli italiani insomma non sono grandi amanti della Borsa e dei titoli azionari e obbligazionari. A tal proposito, vale la pena di citare anche i dati che sono stati formulati con il sondaggio Acri-Ipsos. Come ha riportato a inizio settimana un articolo del Corriere ripreso da Fiannza.com, “il risultato è che il 62% di un campione di italiani sondato da Ipsos per conto dell’Acri tiene i soldi, in parte o in toto, sul conto corrente contro il 33% che invece li investe”

“Oggi si è ripreso ad accumulare – si legge nel Corriere – il 48,5% sempre secondo Ipsos-Acri dichiara di fare risparmi senza troppe rinunce, a loro va aggiunto un 38% abitudinario «che non vive tranquillo se non mette da parte qualcosa». Il 39% è riuscito a risparmiare negli ultimi 12 mesi e per pesare il valore di questo dato bisogna pensare che nel 2012 era sceso al 28%”.

Praticamente, il governo M5S-Lega ha sancito il ritorno dei soldi sotto il materasso e i risultati disastrosi dell’emissione del BTP Italia, che si è confermato la seconda peggiore emissione di sempre“.

E il fatto che a rendersi conto pagando con la propria pelle sia una fascia ristretta, fa notare LaVoce, “non vuole dire che il resto della popolazione non subisca le conseguenze delle perdite di valore. La svalutazione dei titoli di stato, connessa all’aumento dello spread, impone costi rilevanti alle banche italiane, decurtando il loro patrimonio e rendendo più difficile e costoso il finanziamento tramite emissione di obbligazioni. Ciò indebolisce i nostri istituti di credito e li induce ad alzare i costi per la clientela: i tassi d’interesse sui nuovi mutui sono già aumentati di 20-30 centesimi durante l’estate. Le imprese, per parte loro, temono un inasprimento delle condizioni di credito: minore disponibilità e maggiori tassi d’interesse. Il ribasso dei corsi azionari rende anche più costoso il reperimento di capitale di rischio e alcune imprese potrebbero dunque decidere di rimandare aumenti di capitale necessari per finanziare investimenti. Senza contare gli effetti che l’incertezza sulla situazione economica del paese può avere sulle decisioni di investimento o consumo”.

Qualche settimana fa dalla Bundesbank è arrivata la proposta di imporre in Italia una patrimoniale del 20%:

“L’Italia non è un paese povero. E non deve essere un giocattolo dei mercati finanziari”, aveva scritto l’economista Karsten Wendorff, numero uno della divisione Finanze pubbliche della banca centrale tedesca, in un editoriale pubblicato sul Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Per salvare l’Italia dal peccato originale del debito pubblico, Wendorff ha proposto la creazione di un Fondo statale, una sorta di Fondo Salva-Stato, che venga finanziato da bond di solidarietà, e il cui compito sia quello di acquistare titoli del debito pubblico.

“Gli italiani verrebbero obbligati ad acquistare bond di solidarietà a seconda, per esempio, della loro ricchezza netta”.

Wendorff  ha fatto notare che, con un “tasso di solidarietà” del 20% – la proporzione gli asset delle famiglie italiane che andrebbe investita in bond, e senza fare tanti giri di parole una patrimoniale del 20% – e uno sgravio fiscale di 50.000 euro, la metà quasi del debito governativo potrebbe essere convertita in bond di solidarietà. Alias: il debito pubblico verrebbe dimezzato”.

Ma Wendorff e tutta la Germania possono stare tranquillo: in Italia non ci sarà la patrimoniale monstre del 20%, ma per qualcuno la patrimoniale c’è già: è virtuale, ma comunque esiste, e i suoi effetti sull’economia sono tra l’altro reali, non virtuali”.