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Il giudizio torni ai mercati con lo spread. BTP e banche, così Schaeuble mette a rischio l’Italia

Basta compromessi politici e aiuti della Bce. La Germania è stufa: il potere torni ai mercati finanziari.

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La Germania torna a rompere le uova nel paniere dell’Italia: il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble vuole infatti che siano i mercati a emettere il giudizio sul debito pubblico di tutti i paesi dell’Eurozona. Non solo: Berlino vuole anche imporre limiti alle quote di debito pubblico nazionale che sono detenute dalle banche, colpendo quell’abbraccio tra titoli di stato e banche che, nel caso dell’Italia, è stato definito mortale.

Si tratta di quel fenomeno noto anche come doom loop, espressione rispolverata di recente da S&P, popolare soprattutto nel periodo del picco della crisi italiana della drammatica estate del 2011.

Del nuovo attacco che la Germania si appresta a sferrare e che metterebbe a rischio soprattutto l’Italia, parla Carlo Bastasin, editorialista del Sole 24 ore e associato come Senior Fellow presso la Brookings Institution.

Nell’articolo, Bastasin fa riferimento a un documento riservato del ministero tedesco delle Finanze, che vorrebbe restituire ai mercati finanziari il giudizio sulla “gestione delle finanze pubbliche e delle riforme” adottate dai paesi dell’Eurozona.

Il motivo? La Germania si sarebbe stancata dei negoziati e delle soluzioni politiche, anche perchè spesso sono seguite o da violazioni delle regole stesse o da deroghe. Insomma, scrive l’economista, “Berlino preferisce restituire ai mercati quel ruolo sanzionatorio che avevano prima degli interventi della Bce a salvaguardia dell’integrità dell’euro”.

Tutto ciò, con la regia di Schaeuble, che vuole ristabilire “il principio di rischiosità dei debiti pubblici nazionali”. Ciò significa che, nel momento in cui un paese chiedesse l’assistenza finanziaria, incorrerebbe “nella ristrutturazione automatica del debito. La sola esistrenza di questo meccanismo creerebbe un divario di rischio tra i bond dei Paesi meno sicuri e quelli dei Paesi virtuosi”, spiega Bastasin.

Nel caso dell’Italia, se ciò accadesse, si assisterebbe ovviamente all’aumento dello spread a 10 anni tra i tassi dei BTP e quelli dei Bund. Ma per Schaeuble, scrive l’esperto, il rialzo del differenziale sarebbe “uno stimolo alla correzione della politica fiscale più efficace dei compromessi politici di Bruxelles“.

Insomma, sembra che la Germania sia intenzionata a dire basta alle varie concessioni e aiuti di cui l’Italia ha beneficiato negli ultimi anni, grazie soprattutto allo scudo BTP della Bce.

In questi giorni infuocati di campagna elettorale, in vista delle elezioni federali del prossimo 24 settembre, diversi esponenti del governo ma anche della finanza tedesca sono tornati a puntare il dito contro il Quantitative easing di Mario Draghi, che dai tedeschi è stato visto sempre come uno strumento per aiutare i paesi in difficoltà con il debito pubblico, Italia in primis.

Il punto è che, se la regola tornasse a essere quella dello spread, “una volta ristabilita la vulnerabilità del debito pubblico, sarebbe necessario isolare le banche dai titoli pubblici” (proprio a causa di quell’abbraccio mortale di cui si è parlato sopra).

A tal proposito, Bastasin ricorda l’intenzione di Berlino di “imporre che i portafogli bancari non contengano troppi titoli pubblici del Paese di origine della banca”.  Sta di fatto che “limiti di concentrazione costringerebbero tutte le banche a diversificare i portafogli tra i titoli sovrani dei vari Paesi ai quali tuttavia verrebbe assegnato uno specifico coefficiente di rischio”. Per ora una proposta di tale genere è da tempo ferma a Basilea.

Bastasin non risparmia   un monito alla Germania di Schaeuble: in un contesto in cui “quasi ogni grande attività produttiva ormai si basa su un’ampia rete finanziaria che sostiene la propria clientela”, “puntare sulla diversificazione delle condizioni finanziarie dei diversi Paesi, giustificandola con la necessità di imporre ai governi la disciplina del mercato, significa disintegrare l’Europa rendendo divergenti le economie dei diversi Paesi, radicalizzando le difficoltà dei più deboli e creando le basi per i contrasti politici irriducibili”.