1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Giappone: la Borsa trema (-6%), gli analisti stimano impatto terremoto all’1% del Pil

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Il terremoto che ha colpito venerdì scorso il Giappone, mettendolo in ginocchio, scuote anche i mercati finanziari. Questa mattina la Borsa di Tokyo è sprofondata segnando il maggior calo degli ultimi due anni. L’indice Nikkei ha lasciato sul parterre oltre 6 punti percentuali (-6,18%) finendo sotto la soglia dei 10mila punti (a quota 9.620,49). E non è servito a nulla l’annuncio della Bank of Japan di sostenere l’economia con un intervento ad hoc. Intanto gli analisti cercano di fare i conti della catastrofe, definita dall’economista Nouriel Roubini,  “il peggior evento nel momento peggiore”.


Sì perché l’economia del Giappone avanza ma al rallentatore, tanto da essere stata superata nel 2010 dalla Cina che le ha soffiato la seconda posizione nella classifica delle maggiori economie internazionali. Il Pil giapponese nel quarto trimestre del 2010 ha segnato infatti una contrazione dello 0,3%. E anche l’ultima indicazione macro arrivata questa mattina ha mostrato una produzione industriale inferiore alle attese: a gennaio è salita dell’1,3% rispetto al mese precedente e del 3,5% su base annuale, contro le stime che erano per un aumento mensile del 2,4% e annuale del 4,7%.

Il violento sisma ha colpito proprio la regione nord-orientale del Paese, quella ricca di industrie manifatturiere, chimiche e tecnologiche che generano circa il 2% del Pil nazionale, secondo gli analisti di Nomura. Industrie strategiche che hanno dovuto chiudere i battenti per poter valutare i danni del terremoto. Oggi le maggiori case automobilistiche giapponesi, Toyota, Nissan e Honda, hanno infatti annunciato la chiusura degli stabilimenti. Una decisione che è stata presa anche dal big tecnologico Sony, maggiore esportatore di prodotti elettronici, che ha stoppato le operazioni in 10 diversi impianti e chiuso due centri di ricerca.


E sebbene sia ancora prematuro per valutare i danni, gli analisti stimano un costo di circa 50 miliardi di dollari, con un impatto negativo sul Pil nipponico compreso tra lo 0,5 e l’1%. Un effetto che preoccupa la Bank of Japan (Boj): “Il danno del terremoto è stato geograficamente ampio e per questo la produzione potrebbe subire un declino. C’è anche preoccupazione che il sentiment delle imprese e degli abitanti possa deteriorarsi”. Uno scenario che ha spinto l’istituto centrale del Paese a intervenire a sostegno dell’economia. Questa mattina la Boj, in una riunione straordinaria, ha fatto sapere che inietterà nel sistema una cifra record di risorse e amplierà il piano di acquisto di asset. Sono infatti pronti circa 15 mila miliardi di yen, pari a circa 183 miliardi di dollari e 130 miliardi di euro, per assicurare stabilità ai mercati finanziari. Non solo. La banca centrale del Paese ha deciso anche di rafforzare il suo programma di acquisto di asset di 5 mila miliardi di yen (45 miliardi di euro), portando il totale a 40 mila miliardi di euro.


Ma le conseguenze del terremoto e dello tsunami potrebbero riflettersi anche sul petrolio e delle commodity. “L’evento potrebbe mettere sotto pressione i prezzi globali dei prodotti alimentari e del greggio”, sostengono gli esperti di Ing. Dello stesso parere anche Goldman Sachs, secondo cui la capacità produttiva nipponica di energia attraverso il nucleare si è ridotta del 26% a causa del sima. E la situazione potrebbe peggiorare. In queste ore rimbalza la notizia che il sistema di raffreddamento del reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima sia in panne. Lo ha annunciato l’operatore Tepco, riportato dall’agenzia di stampa Jiji. I reattori 1 e 3 della stessa centrale hanno già conosciuto un’identica fase, che si è conclusa con l’esplosione dell’edificio che contiene i reattori.


Altre conseguenze potrebbero vedersi sui prezzi dei prodotti agricoli, in primis il riso. Lo tsunami ha infatti danneggiato gran parte dei raccolti del cereale, di cui il Giappone è tra i maggiori consumatori al mondo. Il timore è che, una volta terminate le scorte, il Sol Levante aumenti le importazioni di questi prodotti, facendo lievitare i prezzi.
Tuttavia, se c’è chi non esclude la ricaduta in recessione del Giappone, c’è anche chi vede i lavori di ricostruzione come una possibilità per il rilancio dell’economia, almeno nel medio termine.