Cina reagisce subito a decisione Fed. Alza tassi per proteggere yuan da fuga capitali. Grafici

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Una mossa a sorpresa, seguita al terzo rialzo dei tassi Usa da parte della Fed in 11 anni: così la Banca centrale della Cina, People’s Bank ofr China, ha alzato i tassi di 10 punti base, così come aveva fatto anche a gennaio e febbraio. I tassi sulle operazioni repo a una settimana, 14 e 28 giorni sono dunque stati portati rispettivamente al 2,45%, 2,60% e 2,75%. 

La banca centrale ha aumentato anche i tassi sulle operazioni di prestito a medio termine (MLF, Medium-Term Lending Facility) ; riguardo all’erogazione di finanziamenti a 6 mesi e a un anno, nell’ambito del programma MLF, i tassi sono stati alzati rispettivamente dal 2,95% al 3,05% e dal 3,1% al 3,2%, dopo l’aumento avvenuto a febbraio, per la prima volta in assoluto. Rivisti al rialzo anche i tassi per i prestiti a breve termine (nell’ambito del programma SLF, standing lending facility, che si riferisce ai finanziamenti di breve periodo): i tassi overnight sono stati alzati di 20 punti base al 3,30%. Per le scadenze sette giorni e un mese l’incremento è stato di 10 centesimi, rispettivamente a 3,45% e 3,80%.

Il rialzo dei tassi da parte della People's Bank of China dopo la stretta Fed

La stretta della Cina è stata interpretata come il tentativo delle autorità monetarie di porre rimedio alla fuga dei capitali, e di stabilizzare il valore dello yuan dopo il rialzo dei tassi da parte della Fed. 

Pechino è alle prese con un dilemma in un momento in cui si intensificano i timori sulla capacità dell’economia cinese di continuare a crescere, alle prese con livelli di debito considerati ormai insostenibili. Allo stesso tempo, gli economisti avevano avvertito che lo yuan avrebbe subito ulteriori smobilizzi in caso di tassi di interesse Usa più elevati, in quanto gli investitori sarebbero stati propensi a posizionarsi sugli asset denominati in dollari, caratterizzati da maggiori rendimenti e dunque più appetibili.

Finora la People’s Bank of China ha speso decine di miliardi dei dollari per sostenere lo yuan, a seguito dei sell off che hanno tramortito la valuta. L’istituto ha motivato la stretta monetaria odierna, citando sia espressamente il rialzo dei tassi della Fed, che la “presenza di alcuni segnali di ripresa” nell’economia cinese.

Ma sullo sfondo è alert debito: basti pensare che il debito pubblico della Cina è balzato a oltre il 260% del Pil, dal 150% circa precedente l’esplosione, nel 2008, della crisi finanziaria globale. Lo stesso numero uno della Banca centrale della Cina, il governatore Zhou Xiaochuan, ha confessato ai giornalisti che “l’indebitamento delle aziende non finanziarie è troppo alto”, invitando contestualmente il governo a ritirare il sostegno che ha finora garantito a quelle che vengono definite imprese “zombie”, tenute in vita solo con la spina del credito.

Immediato l'effetto del rialzo dei tassi in Cina sul mercato dei bond

Nessuna reazione alla Fed, invece, da parte della Bank of Japan, che ha mantenuto invariata la propria politica monetaria, lasciando il target sui tassi dei bond decennali allo zero per cento circa, e mantenendo invariato anche il suo piano di QE a 80 trilioni di yen circa, su base annua.