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Wall Street come il selvaggio West, i 5 giganti Tech alterano la visione di uno scenario ancora molto critico

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I mercati hanno offerto una prova di grande resilienza facendo registrare il trimestre migliore dal 1987 e recuperando le perdite di marzo. Sullo sfondo si staglia la recessione, ma andando a leggere tra le pieghe della complessità possiamo trovare numerosi spunti positivi, almeno per quanto riguarda gli investimenti. Lo si legge in un report a cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm, che ci aiuta nel viaggio verso il nuovo mondo, il Selvaggio West, con un cauto ottimismo. In tempi incerti come quelli che stiamo vivendo, in cui molti investitori si sentono come i pionieri di un territorio pieno di insidie e opportunità, la frontiera americana (sulla terra, nel mare e nello spazio) reclama l’attenzione del mondo e diventa ancora una volta il crocevia fondamentale per le sorti dell’economia mondiale, nel bene e nel male.
Ed è proprio nelle terre annesse agli Stati Uniti nella seconda metà del XIX secolo, si legge nel report, dove tutti gli investitori mondiali guardano con preoccupazione il diffondersi del Covid, è lì dove affiorano le fratture razziali che scuotono il mondo e si progettano razzi per andare su Marte. È lì che i barili di petrolio sono restati bloccati nei magazzini polverosi ad aprile, ma è anche lì che hanno sede le più innovative aziende del nostro tempo, che si stanno dimostrando dei totem incrollabili, dando respiro alle borse mondiali. E, ancora, è dalle coste della California che salpano le navi che proteggono la vera frontiera dell’impero, che non si trova a Tijuana ma a Taiwan, nel Mar Cinese Meridionale.

Vincitori e vinti

La violenza della correzione dei mercati azionari nel primo trimestre è stata pareggiata dalla velocità del recupero dei listini che abbiamo visto a giugno. Nel secondo trimestre, l’azionario americano ha fatto registrare una crescita del 17,6% per gli investitori in euro e l’Eurostoxx ha fatto leggermente meglio con un +17,9%; anche i mercati emergenti hanno provato il rimbalzo con una crescita del 15,3 per cento. Queste performance, da sole, non riescono a raccontare la storia completa di quello che sta accadendo sui mercati. Da un punto di vista strettamente economico, in uno scenario che rimane recessivo, la pandemia sembra aver accelerato alcuni trend in corso da tempo, orientando gli investitori verso titoli e settori ad alto potenziale di crescita.
Se andiamo a valutare la performance dall’inizio dell’anno dei vari settori dell’economia americana scopriamo che la parte del leone è stata giocata dai settori tecnologici e dai farmaceutici, mentre a pagare di più sono stati i titoli energetici (-36%), i finanziari (-25%) e il real estate (-20%). La performance straordinaria di certe aziende come i giganti tech e il comparto dei servizi digitali ci ricorda che oggi gli investitori, nel dare un prezzo ai mercati finanziari, sono particolarmente orientati verso un futuro legato alle prospettive di crescita dei settori più dinamici dell’economia.
Questo tipo di dinamica, si legge nel report, ha una conseguenza chiave per gli investitori: la composizione dei listini azionari non necessariamente riflette quella dell’economia reale. Basti pensare che, grazie alla loro performance straordinaria, le cinque più grandi aziende tech (Facebook, Amazon, Alphabet, Apple e Microsoft) sono arrivate a pesare circa il 20% dell’indice S&P 500. Questa evenienza ci ricorda quanto la relazione tra performance economica e performance dei mercati sia oggi estremamente complessa.
Sembra quasi che gli investitori considerino ormai questi colossi tech come dei porti sicuri, dei titoli il cui andamento è quasi slegato dall’andamento generale dell’economia, in virtù di una capacità operativa superiore che gli permette di generare crescita continua e che permetterà a questi titoli, insieme ad altri collocati principalmente nel settore IT, di prosperare. In questo senso, spiega Morra, anche una contrazione economica come quella in corso, non necessariamente si traduce in una contrazione di pari portata sui mercati finanziari, dove una larga porzione della capitalizzazione è legata alle aziende che hanno utilizzato il contesto economico per rafforzare la propria posizione di forza.

Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm

L’economia reale

Tornando all’economia reale, i dati macroeconomici che giungono da tutto il mondo restano negativi ma anche qui esistono delle ragioni che spingono Moneyfarm a guardare ai prossimi mesi con fiducia. Innanzitutto, è importante notare che le misure di politica economica, in termini di acquisto di bond, taglio dei tassi di interesse e programmi per ridurre la disoccupazione, sono state tempestive ed efficaci nelle economie più avanzate. La portata delle misure ha offerto un sostegno importante alla liquidità dei mercati, aiutando a lasciarsi alle spalle il momento più buio della crisi. I tassi di interesse bassi sono serviti a movimentare velocemente capitale verso i listini. Con una politica economica molto accomodante, i banchieri centrali hanno di fatto invitato gli investitori a prendere più rischio, offrendo degli appigli, se non per scongiurare il rischio di nuove correzioni, almeno per razionalizzare l’andamento record del trimestre.
Ma che indicazioni ci lasciano per i prossimi mesi? Secondo Morra il mondo oltre la frontiera resta incerto, ma possiamo essere ragionevolmente sicuri che il supporto politico resterà forte. Le banche centrali continueranno a fornire liquidità e il posizionamento dei tassi continuerà a invitare gli investitori a spostarsi con cautela più in avanti nella curva del rischio alla ricerca di rendimenti.
Lo scenario macro rimane in chiaroscuro e per verificare se i segnali incoraggianti di ripresa avranno seguito nei prossimi mesi sarà cruciale monitorare gli effetti sul mercato del lavoro, i cui nodi verranno al pettine in autunno. Anche da un punto di vista sanitario non possiamo dimenticare che la pandemia è ancora fuori controllo in molte geografie.
Considerati tutti i rischi, Moneyfarm ritiene sia arrivato il momento di cominciare a focalizzare i portafogli verso la ricerca del rendimento di lungo termine, aumentando gradualmente il rischio dei portafogli. L’incertezza resta elevata e non escludiamo nuove fasi di volatilità, ma Morra ritiene che i tempi siano maturi per cominciare a focalizzarsi gradualmente verso l’ottimizzazione delle fonti di rendimento. Il viaggio alla scoperta del nuovo mondo resta pieno di insidie, ma Moneyfarm continua a marciare verso ovest con fiducia.