Notizie Notizie Italia Unicredit? Mps? No, ecco le due preferite (e due bocciate) di Barclays per il 2026

Unicredit? Mps? No, ecco le due preferite (e due bocciate) di Barclays per il 2026

5 Dicembre 2025 10:48

Le banche hanno fatto da traino a Piazza Affari in questo 2025 con il FTSE Italia All-Share Banks che segna quasi +60% negli ultimi 12 mesi. Nonostante qualche inciampo nell’ultima settimana, con Mps che ha visto andare in fumo oltre 3 miliardi di market cap dallo scoppio della bufera per le indagini della procura di Milano sulla scalata a Mediobanca, l’intonazione del settore rimane positiva e tra gli analisti c’è chi scommette che anche il prossimo anno le banche potranno performare bene.

Blackrock: c’è ancora valore inespresso nei finanziari

Bruno Rovelli, chief investment strategist di Blackrock, nel corso della presentazione dell’outlook 2025 del colosso dell’asset management ha rimarcato come proprio il settore finanziario europeo tratti ancora a sconto se si confronta con le valutazioni del settore oltreoceano nonostante il ritorno sui mezzi propri dei financial UE sia uguale a quello degli americani. “Il mercato non ha ancora incorporato che parte della sottoperformance europea del passato aveva una natura ciclica. Un qualcosa che è alle nostre spalle, ci aspettiamo quindi che il rerating del settore finanziario UE continui”, ha spiegato Rovelli.

La view di Barclays sul settore

Oggi invece sulle banche si sono espressi gli esperti di Barclays in un report dedicato ai player italiani. “L’andamento operativo in Italia è stato migliore del previsto nei primi nove mesi del 2025; anche le tendenze per il 2026 dovrebbero essere resilienti, ma, in media, prevediamo una crescita dell’Eps inferiore per le banche italiane rispetto alle banche europee nel loro complesso”, è la view della banca d’affari britannica che ha provveduto a bocciare due titoli, Mediobanca e Credem, sulle quali il rating è passato da equalweight a underweight. Di contro Bper e Intesa Sanpaolo sono viste le banche meglio posizionate.

“Le banche italiane risultano molto positive in termini di auto-aiuto e distribuzione (e per i nostri nomi preferiti, BPER e Intesa Sanpaolo, riteniamo che il mercato potrebbe non apprezzarne ancora appieno il potenziale) anche se non risultano particolarmente positive in termini di crescita dell’EPS (se escludiamo l’impatto dell’M&A)”, rimarca la nota di Barclays.

Più specificamente: per quanto riguarda la crescita, per le banche italiane è stimata una crescita dell’EPS in media del +5% nel 2026 e del +6% nel 2027 (escludendo Mps e Bper) rispetto al +4% previsto da Più specificamente: per quanto riguarda la crescita, per le banche italiane da noi analizzate prevediamo in media una crescita dell’EPS del +5% nel 2026 (esclusi Mps e Bper) e del +6% nel 2027, rispetto al 12% e al 13%, rispettivamente, delle banche europee.

“Infatti – spiega Barclays – sebbene il peso del net interest income (NII) sui ricavi totali sia inferiore in Italia rispetto alla maggior parte degli altri paesi e il peso delle commissioni sia più elevato, il (NII) medio delle banche italiane riflette già l’impatto dei tassi più elevati ed è improbabile che sia particolarmente sostenuto dalla crescita dei prestiti nel 2026 (più modesta che altrove)”. Dal punto di vista della riduzione dei costi, l’Italia risulta migliore rispetto alla media delle altre regioni, con una crescita dei costi stimata dello 0,7% e del +0,2% nel 2026 e nel 2027, rispetto al +2% e al +2%, rispettivamente, della media delle banche europee. Per quanto riguarda la distribuzione, le banche italiane in media hanno un rendimento totale della distribuzione dell’8,4% nel 2026 e dell’8,9% nel 2027. “La sostenibilità di questo dato è elevata poiché il ROTE è pari al 15,3% nel 2026E e al 15,6% nel 2027E (media), e il coefficiente CET1 è pari al 15,1% nel 2026E e al 15,1% nel 2027E (media), il che si traduce in un buffer rispetto al SREP di 580 pb nel 2026E e 581 pb nel 2027E (rispetto alla media delle banche europee di 403 pb nel 2026E e 400 pb nel 2027E”

Le due bocciate

Il downgrade di Credem e Mediobanca riflette una crescita dell’EPS inferiore alle aspettative rispetto ad altri istituti; inoltre, Credem presenta un rendimento da distribuzione più basso.
“Il principale rischio al rialzo per Mediobanca è idiosincratico e dipende in larga misura dalla potenziale fusione completa con MPS, che detiene già una partecipazione dell’86,3% e potrebbe decidere di lanciare un’offerta per assumere il controllo totale (e procedere al delisting)”, rimarca Barclays che non esprime un’opinione sulla tempistica o sulla probabilità che un evento del genere si verifichi, poiché MPS non ha rilasciato commenti in merito. Su Credem invece i principali rischi al rialzo sono più legati alla macroeconomia: data la sua elevata esposizione alle attività basate sulle commissioni, la sua forte qualità degli attivi e il basso costo del rischio, nonché la solida base patrimoniale (SREP più basso in Europa), l’istituto emiliano potrebbe sovraperformare se le tendenze macroeconomiche dovessero deludere e/o se il sentiment dovesse diventare più favorevole ai titoli di “qualità” e/o se la società fosse in grado di generare una crescita superiore dei volumi.

E le due preferite

La banca preferita da Barclays è Bper, visto come un caso di riduzione dei costi, principalmente grazie alle sinergie derivanti dall’accordo con Popolare di Sondrio. “Prevediamo inoltre che
questo accordo offrirà l’opportunità di aumentare i ricavi, combinando i punti di forza dei due istituti. Infine, la base patrimoniale di Bper è solida (dopo un payout del 75% e considerando l’impatto dei derivati sul 9,9% delle proprie azioni) e prevediamo che diventerà ancora più solida dopo la vendita della sua partecipazione in Alba Leasing e dopo la fusione (con l’acquisizione del 100% di BPSO nel primo semestre)”.
L’altra preferita è Intesa Sanpaolo. “Prevediamo che Intesa Sanpaolo raggiungerà un ROTE sopra il 20% nel suo piano su un coefficiente CET1 compreso tra il 13% e il 14%, con un payout in contanti del 75%-80%”, dica Barclays che vede l’Eps dell’istituto guidato da Carlo Messina crescere dell’EPS nel periodo 2025E-27 del 6% all’anno.

Cambi di target price su Mps e Mediobanca

La casa d’affari britannica oggi ha deciso di alzare il target price su Mps da 7,8 a 8,2 euro, mentre quello su Mediobanca passa da 17,9 a 17,5 euro.
Non manca un accenno alle possibili mosse del governo per tassare le banche. “Le discussioni sulla stampa relative a possibili misure governative nella legge di bilancio implicano la possibilità di un aumento >2ppt dell’aliquota fiscale sul reddito ante imposte 2026 delle banche; non abbiamo ancora riflettuto questo aspetto in attesa dei termini definitivi”, spiega Barclays.