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UBI Banca affonda a -4% dopo utile sotto attese. Massiah: tra i pochi a dare più dividendi di quanto chiesto per aumenti durante la crisi

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Una delle grandi protagoniste della cronaca finanziaria degli ultimi mesi, UBI Banca – il cui nome è stato tirato in ballo prima per una probabile fusione con Banco BPM, e poi con Bper e Banca Mps – ha alzato il velo sui conti del terzo trimestre e il mercato è rimasto deluso. I profitti trimestrali sotto le attese hanno scatenato le vendite sul titolo, arrivato a cedere il 4% a 2,776 euro.

Utile sotto le attese, bene la riduzione degli Npl

Gli analisti attendevano  un utile netto a 72,8 milioni di euro (range 59-93 mln), con ricavi a 880,9 mln e margine d’interesse a 435,2 mln con Bloomberg Intelligence che vedeva ricavi resilienti e un’accelerazione sui tagli dei costi. Ebbene i risultati hanno deluso le aspettative: L’utile netto contabile invece è calato del 9,2% a 191,05 milioni di euro considerando i 9 mesi e nel terzo trimestre è stato di 60,1 milioni di euro dagli 1,6 milioni del terzo trimestre 2018 (e dai 48,7 milioni nel 2trim 2019). Nei nove mesi, il risultato della gestione operativa però, si legge nella nota, è cresciuto del 9,6% a 900,2 milioni (o dell’11,2% al netto dei contributi sistemici), conseguenza sia del buon andamento dei proventi operativi (+1,4% a 2.689,4 milioni) che della continua riduzione dei costi (-2,3% a 1.789,2 milioni o -3,7% al netto dei contributi sistemici).
UBI ha reso noto di aver significativamente ridotti i crediti deteriorati lordi (-2,2 miliardi vs settembre 2018 e -1,4 miliardi vs dicembre 2018, principalmente tramite gestione interna), e contemporaneamente il CET1 ratio è salito al 12,09% (senza includere DTA future né azioni di ottimizzazione) dall’11,42% nel settembre 2018 e dall’11,34% a dicembre 2018. Per quanto riguarda la raccolta indiretta, questa supera i 101 miliardi (+1,6% vs giugno 2019 e +6,7% vs gennaio 2019) e registra ancora un volta un incremento importante in tutte le sue componenti.

Massiah: tra sostenibilità e tecnologia, siamo stati dei pionieri

“Abbiamo visto che da noi si è fatto uno sforzo notevole per compensare gli effetti negativi dei tassi negativi con la componente commissionale, che ormai ha quasi raggiunto la dimensione del margine d’interesse, stiamo parlando di poche unità di milioni per quarter di differenza” ha commentato l’ad Victor Massiah. “E’ ovvio che la componente però più importante di ritorno alla redditività sarà una riduzione del costo del credito, che è stato in fondo il fattore più rilevante di abbattimento del ritorno su capitale per quanto riguarda le banche italiane”. Il numero uno di UBI inoltre respinge la definizione della banca come tradizionale. “Francamente non mi riconosco in questa definizione (…) siamo stati i primi a muoversi sui Social Bond e tra i primissimi a muoversi sui Green Bond e questo di nuovo è un qualcosa che ha anticipato un trend, adesso dato per normale, di solidità, di green, di verde, di sostenibilità, che noi invece abbiamo visto prima”. “Non a caso siamo tra le pochissime banche italiane che possono dire di aver pagato durante il periodo della crisi più dividendi di quanto hanno chiesto in termini di conto capitale, di aumenti di capitale ai propri azionisti. Quindi io credo che la nostra UBI vada riletta” conclude Massiah . “E’ una banca che non ha paura di non schierarsi necessariamente col pensiero più di moda del momento, che è stata pioniera con i Social Bond, con i Green Bond ma soprattutto, fatemi dire, con la soluzione complessiva di UBI Comunità.in cui altri adesso stanno andando a realizzare nelle proprie aziende, sulla parte di sostenibilità che in questo momento va tanto di moda e peraltro anche sulla parte su cui normalmente si tende a dare giudizio cioè su quella tecnologica, ha soluzioni di mobile banking e soluzioni di online banking tipo IWBank, che non hanno nulla da invidiare alle migliori performance”.