Fed sotto inchiesta, mercati tremano con record di oro e argento. La mossa di Powell
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Nuovo prepotente strappo al rialzo dell’oro e degli altri preziosi. A innescare questo nuovo rally contribuiscono le tensioni geopolitiche con le proteste in Iran e anche il riemergere con forza di preoccupazioni circa l’indipendenza della Federal Reserve.
Nuovi record, ecco perché
Stamattina il futures sull’oro si è spinto per la prima volta sopra il muro dei 4.600 dollari l’oncia, con un rialzo giornaliero di oltre il 2%. Ancora più marcato il balzo dell’argento spintosi fino a 85 dollari con un rally di oltre il 6%. Di contro la paura tra gli investitori fa presagire un avvio in netto calo di Wall Street (-0,75% i futures sul Nasdaq e -0,52% quelli sull’S&P 500).
A innescare la nuova corsa dei preziosi è la decisione del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di avviare un’indagine penale sulla Federal Reserve e sul suo presidente Jerome Powell. Le reazioni dei mercati obbligazionari e valutari segnalano preoccupazioni sul fatto che questa possa rappresentare una sfida all’indipendenza della Fed.
Le preoccupazioni per l’indipendenza della Fed hanno alimentato pressioni al ribasso sul dollaro Usa contribuendo a guidare i flussi verso l’oro.
La dura replica di Powell
In una dichiarazione insolitamente esplicita, il numero uno della Fed, Jerome Powell – il cui mandato scadrà il prossimo maggio – ha suggerito che ciò sia dovuto al rifiuto della Fed di soddisfare le richieste di tagli dei tassi del presidente degli Stati Uniti Trump.
“La sfida di Powell potrebbe segnalare una certa riluttanza a dimettersi dalla carica di governatore della Fed quest’anno. Ci sono segnali che il Senato potrebbe ritardare la conferma della nomina di un nuovo presidente della Fed”, commenta Paul Donovan, chief economist di Ubs Global Wealth Management.
Le attese del mercato sono di una Fed accomodante nel corso del 2026. I dati sull’occupazione negli Stati Uniti di venerdì scorso hanno lasciato intatte le aspettative di ulteriori due tagli dei tassi di interesse dopo che la Fed ha operato tre tagli consecutivi nella parte finale delk 2026.
Rischio geopolitico e corsa al rifugio
Nel frattempo, le proteste in Iran con centinaia di morti hanno ha accresciuto l’appeal di oro come rifugio sicuro, in vista della possibilità di un’azione militare degli Usa in risposta ai disordini in Iran. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ieri di stare valutando possibili opzioni sull’Iran, ribadendo al contempo le minacce di occupazione della Groenlandia e mettendo in discussione il valore dell’alleanza Nato.
Oro e argento, analisti vedono spazio per ulteriori record
In generale la domanda di oro, che rimane sostenuta dagli acquisti da parte delle banche centrali. Settimana scorsa gli analisti di Hsbc hanno indicato un target a 5.000 dollari l’oncia per l’oro già nel primo semestre del 2026 con le tensioni geopolitiche tra i fattori a sostegno della domanda insieme agli acquisti delle banche centrali. Hsbc allo stesso tempo fa presente che il rally potrebbe fisiologicamente rallentare dopo che l’oro ha archiviato il miglior anno dal lontano 1979 con un boom di oltre +60% in 12 mesi.
Meglio ancora ha fatto l’argento, aumentato del 138% nel 2025. “Prevediamo che il deficit nel mercato dell’argento continuerà per tutto il 2026, principalmente a causa della maggiore domanda di investimenti”, rimarca in una nota BMI, divisione di Fitch Solutions.
Tra gli analisti c’è però chi mette in allerta dal rischio che la volatilità rimanga elevata, così come evidenziato nell’ultimo scorcio del 2025, con il metallo bianco che rischia di essere protagonista di forti oscillazioni sia al rialzo sia al ribasso, quindi meno adatto rispetto all’oro per gli investitori che sono più avversi al rischio.