Notizie Notizie Mondo Trump scatenato: sbeffeggia ceo Goldman Sachs e minaccia causa contro Powell

Trump scatenato: sbeffeggia ceo Goldman Sachs e minaccia causa contro Powell

13 Agosto 2025 11:45

Una serie di dati ufficiali pubblicati ieri negli Stati Uniti che propone una lettura per lo meno dubbia circa l’impatto dei dazi sull’economia americana, ha motivato a sufficienza il presidente Donald Trump a sferrare una serie di attacchi a personalità di altro profilo attraverso il suo metodo di comunicazione preferito: il post sui social media.

“Vittime” dell’assalto sono stati come al solito il presidente della Fed Jerome Powell e, per la prima volta, il ceo di Goldman Sachs David Solomon, a cui Trump ha raccomandato, tra le altre cose, di “focalizzarsi sul fare il DJ”.

I dati di ieri: inflazione abbastanza stabile, entrate record dai dazi pari a 27,7 miliardi di dollari

I post di Trump sono arrivati ieri, giornata in cui è stato diffuso l’indice Cpi dei prezzi al consumo, che ha registrato un’inflazione stabile a luglio, pari al 2,7%, inferiore alle attese, mentre il dato “core” ha registrato un aumento superiore al previsto al 3,1%.

Sempre ieri, il dipartimento del Tesoro ha fatto sapere che nel mese di luglio l’effetto dei dazi ha rimpinguato le casse pubbliche statunitensi per un record di 27,7 miliardi di dollari, dopo i 26,6 miliardi di giugno e i 22,2 miliardi di maggio.

Questo è bastato a Trump per aprire il suo profilo Truth Social e scrivere che Goldman Sachs “ha fatto una cattiva previsione molto tempo fa sia sulle ripercussioni del mercato e sui dazi stessi, e si sono sbagliati, proprio come si sono sbagliati su molte altre cose”.

In particolare, ha scritto, il ceo “David Solomon e Goldman Sachs si rifiutano di dare a Cesare quel che è di Cesare”.

Goldman Sachs prevede che a pagare per i dazi saranno i consumatori Usa

Non è chiaro a quali previsioni si riferisse Trump nel suo attacco a Goldman Sachs di ieri, ma uno studio della banca d’affari newyorkese risalente a qualche giorno fa sostiene che a pagare le entrate dei dazi siano quasi esclusivamente aziende e consumatori americani, il che si tradurrebbe quindi in una tassa. La stima è che a giugno le aziende americane abbiano sostenuto il 64% dei costi dei dazi, mentre ai consumatori sia stato trasferito il 22%. Equilibrio che col tempo, sempre secondo Goldman, potrebbe trovarsi completamente capovolto, con le aziende inclini a far pagare ai consumatori la massima parte dei costi.

“Penso che David dovrebbe uscire a trovarsi un nuovo economista oppure, forse, dovrebbe solo concentrarsi sul fare il DJ e non preoccuparsi di guidare una grande istituzione finanziaria”, ha scritto Trump, facendo riferimento all’hobby musicale di Solomon. Da Goldman Sachs non sono arrivati commenti in risposta a Trump.

Nemmeno due settimane fa Solomon si era recato alla Casa Bianca per incontrare il presidente e discutere di un potenziale ruolo di Goldman nel piano per quotare in borsa i due giganti dei mutui statali Fannie e Mae e Freddie Mac.

Trump non è nuovo ad attacchi contro i “mostri sacri” di Wall Street. Ha per esempio accusato JPMorgan Chase e Bank of America di colpire con il “debanking” alcuni clienti per via delle loro posizioni politiche non allineate, accuse per altro rifiutate da quelle banche. Queste tensioni tuttavia appaiono poca cosa rispetto ai grandi benefici che il settore finanziario potrebbe trarre dalle politiche di deregulation e di abbassamento dei requisiti di liquidità proposti da Trump.

Trump ne ha anche per Powell: “orribile” gestione della ristrutturazione dei palazzi della Fed

Il presidente americano non ha mancato di colpire il suo bersaglio preferito, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, con il quale da mesi è in rotta di collisione. La politica monetaria adottata dal numero uno della Banca Centrale Americana è giudicata da Trump troppo prudente e attendista, ed un freno al rilancio dell’economia americana. Le Fed di Powell ha mantenuto invariato il costo del denaro per cinque sessioni consecutive, temendo un effetto inflattivo dei dazi. Trump chiede da mesi che i tassi di interesse vengano tagliati in modo deciso. 

“Jerome “Troppo Tardi” Powell deve tagliare i tassi ADESSO”, ha reiterato ieri il presidente americano.

Al suo tradizionale criticismo, Trump ha aggiunto quello sulla ristrutturazione in corso dei palazzi della Federal Reserve a Washington, dicendo di aver preso in considerazione di intraprendere una “enorme” causa legale contro Powell. Trump, che di recente ha visitato il cantiere, ha criticato Powell dicendo che avrebbe fatto “un lavoro orribile e grossolanamente incompetente nel gestire la costruzione dei palazzi della Fed. Tre miliardi di dollari per  un lavoro che sarebbe dovuto costare 50 milioni. Non va bene!”.