Titoli di Stato Ue nel radar. Perché i rendimenti Bund a 10 anni potrebbero raggiungere il 3%
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Quale è stato il trend dei BTP italiani e dei titoli di stato dell’area euro, ma anche di quelli Usa? Sostenuti da dati economici resilienti e da una politica monetaria più restrittiva delle banche centrali, i rendimenti dei titoli di stato hanno registrato un moderato aumento su entrambe le sponde dell’Atlantico dall’inizio di luglio. A fare il punto sul tema, guardando in prospettiva, è Florian Späte, senior bond strategist di Generali Investments.
“Ci aspettiamo che i rendimenti dei titoli di stato core dell’Eurozona rimangano stabili a causa della nostra previsione di un taglio dei tassi chiave della Bce a settembre e della stagionalità estiva. È probabile che i rendimenti più elevati dell’Eurozona prevalgano più avanti nel corso dell’anno. Al contrario, riteniamo che i rendimenti statunitensi siano orientati verso il ribasso. Dati economici più deboli e la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi chiave della Fed potrebbero favorire una moderata diminuzione dei rendimenti”, segnala l’esperto.
Anche Laura Cooper, head of macro credit e global investment strategist di Nuveen, si dedica ai titoli di Stato europei. Con un occhio, in particolare, ai rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni che, secondo la sua view, “si avvicineranno al 3%, riflettendo l’allontanamento dai timori di recessione e l’orientamento verso una crescita moderata con dinamiche inflazionistiche persistenti“.
A luglio, rendimenti in salita in Ue e Usa
Nel mese di luglio, i mercati obbligazionari hanno visto aumentare i rendimenti sia negli Stati Uniti sia in Europa, grazie a dati economici positivi, aumenti dei prezzi dell’energia, politiche monetarie più restrittive e decisioni politiche che hanno ridotto alcuni rischi. Negli Stati Uniti, l’approvazione del “One Big Beautiful Bill” e la perdita della maggioranza nel Senato giapponese hanno alimentato preoccupazioni sulla situazione fiscale globale. Per le prossime settimane, Späte si attende che i rendimenti core dell’Eurozona si stabilizzeranno, grazie alla stagionalità estiva e a una possibile riduzione dei tassi di interesse da parte della Bce a settembre, favorita dal calo dell’inflazione e dalla crescita economica sotto il potenziale.
Secondo l’esperto, sebbene le aspettative sui tassi di interesse a medio termine siano leggermente sovrastimate, il loro impatto sui rendimenti a lungo termine è diminuito grazie all’aumento del premio di durata. La curva dei rendimenti si sta distanziando, con le aspettative di crescita nominale che si spostano dal 2,5% al 4% entro il 2026, potenzialmente portando a un aumento significativo dei rendimenti a lungo termine.
L’analisi di Generali Investments
Nonostante a luglio la Fed non abbia ridotto i tassi nel corso del 2025, si prevedono due tagli quest’anno e altri due nel 2026; tuttavia, i mercati attualmente scontano solo 36 punti base di taglio entro fine anno, inferiori alle attese di 50 punti. La previsione a medio termine sui tassi (OIS a 5 anni e 3 mesi) è troppo alta, circa 3,75%. “A breve termine, si stimano rendimenti sui titoli decennali del 4,30% a 3 mesi e del 4,05% a 12 mesi. Per quanto riguarda l’Eurozona, gli spread dei titoli di stato non core si sono ridotti a luglio, raggiungendo minimi pluriennali, come lo spread tra BTP e Bund a 10 anni, sceso a 80 punti base, segno di una percezione del rischio migliorata e di maggiore stabilità”, precisa Florian Spate di Generali Investments, secondo il quale “il quadro generale per i prossimi mesi è positivo: si prevede un’ultima riduzione dei tassi della BCE a settembre, con il mercato che prezza circa -3 punti base“.
Le prospettive macroeconomiche sono favorevoli grazie alle misure fiscali della Germania, all’assenza di rischi di guerra commerciale con gli USA, alle tendenze stagionali e all’attività di emissione di titoli di stato, che sta procedendo con successo, con oltre il 70% dell’obiettivo 2025 già raggiunto. I governi dell’Eurozona hanno ridotto significativamente la quota di obbligazioni a lunga scadenza nelle nuove emissioni, passando dal 43% nel 2024 al meno del 25% nel secondo trimestre 2025, rispondendo alla minore domanda di duration e facilitando l’assorbimento dell’offerta. Nonostante il mercato primario sia ancora poco attivo ad agosto, si prevede una buona collocazione delle emissioni future anche dopo la pausa estiva.
“Infine, a livello di spread, si prevede che ci siano poche possibilità di ulteriori riduzioni, limitate principalmente ai paesi più piccoli come Slovacchia e Lituania. Tuttavia, non si aspetta un calo sostenuto degli spread, quindi i titoli non core dell’Eurozona probabilmente supereranno le performance dei Bund tedeschi, grazie anche alla maggiore attenzione alle aspettative di crescita nominale, che potrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine”, conclude l’esperto.
Nuveen: rendimenti Bund tedeschi a 10 anni potrebbero raggiungere il 3%
Anche Laura Cooper di Nuveen guarda in una analisi ad hoc ai titoli di Stato europei. Soprattutto ai Bund, con i rendimenti a 10 anni che, secondo la sua view, “si avvicineranno al 3%, riflettendo l’allontanamento dai timori di recessione e l’orientamento verso una crescita moderata con dinamiche inflazionistiche persistenti”.
“L’accordo commerciale raggiunto tra USA ed Europa ha rafforzato la nostra visione positiva sulla stabilità dell’eurozona. Eliminando il rischio di un’escalation commerciale, l’accordo sostiene la fiducia delle imprese e la crescita in un momento in cui la politica fiscale sta diventando più espansiva in tutta la regione – afferma l’esperta -. È importante sottolineare che ciò riduce la pressione sulla BCE affinché allenti ulteriormente la propria politica monetaria. I mercati stanno già scontando ulteriori tagli dei tassi e continuiamo a prevedere un tasso finale del 2%, con tassi invariati per il resto del 2025. L’inflazione dei servizi rimane elevata, sopra il 3%, e gli stimoli fiscali nei settori delle infrastrutture, della transizione energetica e della difesa stanno acquistando slancio”.
Credito? Meglio l’investment grade europeo rispetto a quello statunitense
Nei mercati del credito, Nuveen continua a preferire l’investment grade europeo rispetto a quello statunitense, sulla base del valore relativo, della minore leva finanziaria e, ora, della maggiore chiarezza politica. L’attenzione rimane concentrata sulle banche europee, che beneficiano di tassi stabili, posizioni patrimoniali solide e sostegno ai margini. Guardiamo con interesse alle utility e alla difesa, sostenuti dalla spesa pubblica e dalla domanda di infrastrutture; e sui prodotti di consumo in grado di assorbire le modeste pressioni tariffarie grazie alla resilienza dei consumi interni. “Manteniamo una posizione neutrale sulla duration, con un posizionamento selettivo nei titoli sovrani periferici che offrono rendimenti interessanti e profili di debito in miglioramento”, conclude Laura Cooper nella sua analisi.