Novo Nordisk: tagliati 9.000 posti di lavoro. Cosa sta succedendo alla big dei farmaci anti-obesità
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Il colosso farmaceutico danese Novo Nordisk, produttore di farmaci diventati simbolo della lotta all’obesità come Ozempic e Wegovy, ha annunciato una drastica ristrutturazione che porterà al taglio di 9.000 posti di lavoro a livello globale, pari a circa l’11% della sua forza lavoro.
La decisione, comunicata mercoledì dall’azienda, arriva insieme a un nuovo ridimensionamento delle previsioni di utile operativo, il terzo nell’arco del 2025. Il gruppo punta così a contenere i costi e a recuperare terreno in un mercato sempre più competitivo, dove il principale rivale, la statunitense Eli Lilly, è riuscito a strappare la leadership sul fronte dei farmaci anti-obesità.
Novo Nordisk taglia 9mila posti di lavoro: a quanto ammontano i risparmi
Secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, l’obiettivo della ristrutturazione è generare risparmi per 8 miliardi di corone danesi (circa 1,3 miliardi di dollari) entro il 2026. I tagli colpiranno duramente anche la Danimarca, dove saranno eliminati circa 5.000 posti di lavoro.
“Novo Nordisk ha annunciato una trasformazione a livello aziendale per semplificare la propria organizzazione, migliorare la velocità dei processi decisionali e riallocare le risorse verso le opportunità di crescita nei settori del diabete e dell’obesità”, ha spiegato l’azienda in una nota ufficiale. Ma il costo una tantum della ristrutturazione, pari proprio a 8 miliardi di corone, peserà sulle performance del 2025. L’azienda ora prevede una crescita dell’utile operativo compresa tra il 4% e il 10% a tassi di cambio costanti, ben al di sotto delle stime formulate solo pochi mesi fa, quando si parlava di un aumento fino al 16% e, a inizio anno, addirittura del 27%.
Un cambio di passo con il nuovo CEO
La ristrutturazione segna la prima grande mossa del nuovo amministratore delegato e presidente Maziar Mike Doustdar, subentrato lo scorso mese a seguito dell’uscita a sorpresa di Lars Fruergaard Jørgensen. Doustdar ha ereditato un’azienda in difficoltà e ha subito avviato un piano di rigore. Già prima dell’annuncio dei licenziamenti, aveva imposto un blocco alle assunzioni per i ruoli non essenziali e ritirato alcune offerte di lavoro a candidati che non avevano ancora iniziato.
“A volte le decisioni più difficili sono quelle giuste per il futuro che stiamo costruendo”, ha scritto Doustdar su LinkedIn. “È la cosa giusta da fare per il successo di lungo termine di Novo Nordisk”.
La necessità di un cambio di strategia è legata soprattutto alle difficoltà incontrate dal gruppo sul mercato statunitense, cruciale per il business dei farmaci anti-obesità. Novo Nordisk è stata pioniera con Ozempic e Wegovy, ma ha perso slancio dopo i risultati deludenti del farmaco sperimentale CagriSema, che non ha raggiunto gli obiettivi di perdita di peso promessi negli studi clinici. Nel frattempo, Eli Lilly ha guadagnato terreno con prodotti concorrenti, sottraendo quote significative di mercato.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le versioni “copiate” dei farmaci prodotte da farmacie negli Stati Uniti, vendute a prezzi inferiori e difficili da contrastare dal punto di vista legale.
“I nostri mercati stanno evolvendo, in particolare quello dell’obesità, che è diventato più competitivo e guidato dai consumatori. La nostra azienda deve evolversi di conseguenza”, ha sottolineato Doustdar. “Questo significa instillare una cultura sempre più basata sulla performance, impiegare le risorse in modo più efficace e investire dove possiamo ottenere il massimo impatto, nei nostri settori terapeutici di punta”.
Debach (eToro): Novo Nordisk, il peggior tracollo tra le big cap europee
Novo Nordisk ha perso troppo peso. In senso letterale sostiene Gabriel Debach, market analyst di eToro secondo cui “a differenza dei pazienti che assumono Ozempic o Wegovy, questo dimagrimento non è un successo terapeutico”. A inizio 2025 Novo era ancora la regina del mercato europeo, con 371,6 miliardi di valore, davanti a LVMH (317,6) e SAP (274,9) sostiene Debach secondo cui oggi “si è ridotta a circa 201 miliardi, decima società per capitalizzazione in Europa, alle spalle di giganti come SAP, ASML, Roche, LVMH, Hermès, AstraZeneca, Novartis, L’Oréal e Nestlé. È il peggior tracollo tra le big cap del continente: Novo ha perso più della somma delle correzioni di LVMH, Inditex, Dior, Hermès e LSE Group messi insieme, e in valore assoluto ha bruciato più di quanto abbiano guadagnato nello stesso periodo i tre titoli europei più brillanti, Banco Santander, Rheinmetall e Rolls-Royce”.