Piano UE contro auto a benzina, clima teso: venerdì incontro tra von der Leyen e costruttori
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Il piano dell’Unione Europea di proibire la vendita di auto a benzina e diesel a partire dal 2035 è il tema dominante nel settore automobilistico europeo in questa fine estate e si sta configurando uno scontro tra due fazioni: i costruttori auto tradizionali, alle prese con crisi su molteplici fronti, che vorrebbero un approccio meno draconiano, e gli investitori che hanno scommesso sulla transizione e si oppongono a cambiamenti di rotta in corsa.
Venerdì è previsto un incontro tra la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e i top manager del settore automobilistico europeo, dal quale potrebbero emergere indicazioni fondamentali.
La lettera aperta di Take Charge Europe a von der Leyen: mostri fermezza, non arretri
Lunedì la Commissione Europea ha ricevuto una lettera aperta di Take Charge Europe, un gruppo di interesse che riunisce oltre 150 leader del settore dell’auto elettrica in Europa, tra i quali Volvo e Polestar. In essa si chiede alla Commissione di “mostrare fermezza” nel mantenere l’obbiettivo di zero emissioni per automobili e furgoni entro il 2035, e addirittura di supportare la causa “con azioni più coraggiose”.
I firmatari includono aziende dell’intera filiera dell’auto elettrica come produttori di batterie e operatori di rete. Un punto chiave della lettera è che l’introduzione del piano nel 2023 ha scatenato centinaia di miliardi di euro di investimenti e qualsiasi revisione o attenuamento degli obbiettivi potrebbe erodere la fiducia degli investitori e avvantaggiare per il lungo periodo concorrenti come la Cina.
A fine agosto la lettera dei costruttori auto: target 2035 non più sostenibili
L’azione di Take Charge è una risposta alla lettera spedita a sua volta a von der Leyen a fine agosto dall‘ACEA, la lobby dei costruttori automobilistici europei. In essa si leggeva chiaramente come il target del 2035 fosse considerato “semplicamente non più fattibile” dai costruttori, ma andasse “ricalibrato” per salvaguardare la competitività industriale dell’Europa, la coesione sociale e la resilienza strategica delle catene del valore, tenendo comunque conto degli obbiettivi climatici. Un approccio graduale in altre parole.
La lettera è stata firmata dal ceo di Mercedes Ola Källenius, che è anche presidente dell’ACEA, e da Matthias Zink, ceo della divisione Automotive Technologies di Schaeffler.
Dell’ACEA fanno parte tra le altre anche Volkswagen, BMW e Stellantis.
Secondo i costruttori le condizioni in Europa non sono ancora realistiche per operare una transizione totale in tempi così brevi. Per esempio, hanno scritto, i produttori europei sono quasi interamente dipendenti dalla Cina per quanto riguarda le batterie, mentre le infrastrutture di ricarica non sono ancora uniformemente diffuse sul territorio. A questo si aggiungono gli alti costi di manifattura e i nuovi dazi per l’export negli Stati Uniti.