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TIM: separazione della rete vs offerta KKR? Barclays soppesa i due scenari. Titolo alle prese con supporto chiave a 0,40 euro

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TIM si riporta sui minimi del 20 gennaio in area 0,405 euro con gli investitori frastornati dalla scenario di incertezza circa gli scenari futuri della maggiore tlc italiana. Sono lontani i top in area 0,50 toccati il 24 novembre a seguito dell’annuncio da parte di KKR dell’intenzione di lanciare un’offerta per rilevare il controllo di TIM. Da inizio anno TIM segna quasi -7%.

Nel consiglio di amministrazione del 26 gennaio, il neoamministratore delegato Pietro Labriola ha delineato un nuovo piano industriale che prevede di separare l’infrastruttura dai servizi. Le linee guida del piano che sarà portato al consiglio il 2 marzo vertono in particolare sulla trasformazione dell’offerta consumer, focus sui servizi alle imprese, cloud, IoT e cybersecurity e controllo dei costi. In questi mesi Labriola oltre a lavorare sul piano industriale al 2024, sarà impegnato nella redazione del bilancio annuale atteso anch’esso per marzo. Come riporta una nota “il piano servirà da base per valutare le alternative: da una parte l’opzione strategica individuata dall’ad, dall’altra l’offerta Kkr”.

Sono infatti due le strade principali che la società può intraprendere per risollevarsi: 1) la suddivisione del business domestico tra NetCo e ServiceCo, 2) accettare la proposta di Kkr, ma sembrerebbe che una risposta ufficiale in merito alla questione non arriverà prima della definitiva approvazione del piano. Sulla proposta del fondo americano, il Cda segnala che il comitato istituito ad hoc sta proseguendo con i lavori per analizzare e valutare la proposta, per confrontarla con le prospettive del gruppo e con le varie opzioni strategiche messe al momento sul tavolo.

Quanto potrebbero valere le due linee NetCo e ServiceCo?

Gli analisti di Barclays, nonostante ci siano ancora pochi dettagli sui dati finanziari, hanno effettuato delle stime e delle valutazioni su NetCo e ServiceCo.

Per ServiceCo (attività commerciale), la banca d’investimento inglese stima un potenziale Entreprise Value (EV) a 12,8 miliardi di euro, dato che appare agli analisti alto visto il basso margine di ServiceCo. NetCo (attività infrastrutturale) comprenderebbe un perimetro più ampio e gli analisti sono arrivati ad una stima di EV in un range compreso tra i 16 e i 29 miliardi di euro, questo utilizzando il metodo di valutazione del Discounted cash flow (DCF). L’azienda si è infine già ritagliata una parte della rete in una società denominata FiberCop, in cui ha venduto una partecipazione del 38% a Kkr per un EV di 7,7 miliardi di euro, in linea con la valutazione di barclays.

Gli analisti di Barclays credono che la separazione strutturale delle attività con lo spin-off delle linee e della rete, possa consentire agli investitori di valutare meglio queste attività. La separazione inoltre potrebbe consentire anche la discussa fusione con Open Fiber, perché in questo caso Vivendi non si opporrebbe più alla perdita del controllo della NetCo. Anche per Kkr, che possiede il 37,5% di FiberCop, questo potrebbe essere un risultato positivo. Barclays pensa che il piano stand-alone, se giudicato credibile, potrebbe limitare il rischio di ribasso del prezzo delle azioni di TIM in cui non si concretizzi un accordo con KKR.

Il management di Telecom presenterà il piano a marzo e, secondo gli analisti, sarà una buona occasione per tentare di elaborare un piano ed una strategia autonoma, che potrebbe offrire un’alternativa interessante all’offerta presentata da Kkr a novembre 2021. Barclay mantiene invariato il rating “neutral” su Telecom Italia, con un target price di 0,27 euro ad azione. Livello che non tiene conto di un eventuale successo dell’accordo con Kkr.

Tanti sono gli scenari di rilievo e i fattori di rischio per la società: il consolidamento in Brasile, la separazione NetCo/ServiceCo anche se ancora non c’è nessun accordo con Open Fiber. Altro fattore di rischio potrebbe essere la fusione, ad oggi smentita, tra Iliad e Vodafone, oltre alla nuova offerta di Iliad. Sarà infine importante per la società guardare all’esito delle elezioni Presidenziali.

La maggioranza (12) degli analisti coinvolti da Bloomberg indica di mantenere “Hold”, in 8 sono “Buy” su TIM e solo 2 sono “Sell”. In media il prezzo obiettivo a 12 mesi è a 0,44 euro, con un potenziale upside di circa il 7% rispetto alle quotazioni attuali.
I più ottimisti sul Telecom sono gli analisti di Intermonte (target price a 60 centesimi) e HSBC a 0,50 euro. Oltre a Barclays, i più pessimisti sul titolo rimangono BNP e Equita SIM con target price a 0,30 euro.

Analisi tecnica: fondamentale la tenuta dei 40 centesimi

Fase delicata dal punto di vista tecnico per Telecom Italia. L’ampio gap up tra le sedute del 19 e 22 novembre 2021, innescato dall’euforia per la proposta di Opa lanciata dal fondo Kkr, ha portato il titolo a sfiorare quota 51 centesimi, massimi da oltre due anni. Da qui è iniziata una fase di incertezza che ha preso di recente una piega ancor più veloce, portando Tim al test del supporto chiave in area 40 centesimi. La rottura di tale livello, dove transita anche la media mobile 200 periodi, farebbe scattare un chiaro segnale ribassista, con possibile discesa verso 35 centesimi, chiudendo così l’ampio gap. Al rialzo, il superamento di 42 centesimi potrebbe dare un primo segnale positivo con target 46 e 50 centesimi, tornando quindi in linea con il prezzo dell’Opa di Kkr (0,505 euro).