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Tesla: deludono le consegne e in attesa della decisione su Musk, titolo affonda a Wall Street

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Nel primo trimestre del 2019 Tesla ha consegnato 63.000 auto, quasi il 31% in meno delle 90.966 consegnate nello stesso periodo del 2018, mentre gli analisti si aspettavano quota 76.000. Una notizia che oggi fa perdere al titolo a Wall Street oltre il 9% e finora da inizio anno ha ceduto oltre il 12%.

Deludono le consegne di Tesla

Un nuovo brutto colpo per la società californiana che, negli Usa dove nel 2017 ha  introdotto la Model 3, ha visto ridursi gli incentivi fiscali – tra l’altro, le consegne complessive proprio della Model 3, pari a 50.900 unità, hanno a loro volta deluso gli analisti che se ne aspettavano 51.570 –  così in Europa e in Cina ha faticato a portare rapidamente le auto ai consumatori.

Questi i problemi, dicono da Tesla, per cui c’è stato questo calo delle consegne, una nuova battuta d’arresto per l’istrionico Elon Musk che poco tempo fa ha annunciato la chiusura dei negozi fisici e la vendita delle sue auto solo on line. Obiettivo ridurre i costi, abbassare i prezzi e accelerare le vendite in tutto il mondo. A prima vista il problema che la compagnia sembra avere è quello della logistica con 10.600 vetture in transito, dovuto al fatto che ha una sola fabbrica situata nell’area di San Francisco ha sostenuto Michael Hewson (Chief Market Analyst at CMC Markets UK).

SEC vs Musk: il caso dinanzi al tribunale di New York

Ad aggravare una giornata di borsa difficile anche l’attesa per la decisione di un giudice di New York in merito allo scontro in atto tra la SEC, la Consob americana e Musk. Oggetto del contendere alcuni tweet recenti dell’imprenditore sudafricano che secondo l’autorità di borsa a stelle e strisce avrebbero violato il patteggiamento siglato lo scorso settembre. In un cinguettio on line datato 19 febbraio, il fondatore di Tesla ha diffuso le previsioni di vendite per il 2019 scrivendo che Tesla  avrebbe venduto 500 mila auto elettriche, numero poi corretto qualche ora più tardi a 400 mila. Secondo la Sec Elon Musk ha “sfacciatamente violato” l’accordo raggiunto lo scorso anno in cui il fondatore e numero uno di Tesla si era impegnato a concordare i suoi tweet contenenti informazioni sensibili sul suo gruppo. Dal suo canto Musk si era difeso sostenendo come i suoi tweet non avevano avuto alcun impatto sull’azienda e sugli investitori visto che erano tweet postati a mercati chiusi non hanno svelato alcuna informazione sensibile o nuova. Da qui il caso è stato portato dinanzi al distretto di New York dal giudice Alison Nathan, sollevando forti preoccupazioni negli investitori sul futuro di Musk in Tesla.
Esperti legali alla Reuters hanno sostenuto che il giudice potrebbe  sottoporre Musk a nuove sanzioni come una multa più salata o la rimozione dal consiglio di amministrazione di Tesla o da amministratore delegato. Tra questi James Cox, professore di diritto della Duke University, ha sostenuto però come sia improbabile che il giudice infligga una sanzione severa ad Elon Musk come rinunciare al controllo su Tesla. “Dobbiamo capire che Tesla si trova in una fase molto importante della sua storia, e non penso che nessun giudice vorrebbe essere visto a posteriori come la causa della scomparsa di Tesla”, ha detto il professore.  Il problema più grande di Tesla – sostiene Hewson – rimane la naturale predisposizione della bocca di Elon Musk ad attivarsi piuttosto che la capacità di Tesla di raggiungere i suoi obiettivi di produzione. “Quanto tempo ci vorrà prima che gli azionisti si stanchino di essere su questa particolare tipologia di montagna russa?”.