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Telecom esulta in Borsa, ma sarà maratona negoziale su Open Fiber. E c’è rischio aumento

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Partito ufficialmente il negoziato a tre sulla rete unica e il mercato esulta con il titolo Telecom Italia che conferma la sua intonazione positiva delle ultime settimane. Dopo la prima ora di contrattazioni il titolo della maggiore tlc italiana sale del 2% circa a 0,494 euro.

Rush del 13% dai minimi, ma titolo non riesce a superare muro di 0,50

Dai minimi storici del 27 maggio il titolo è risalito del 13% circa ma già nelle scorse sedute il titolo ha fallito l’attacco a quota 0,50 euro. Il consensus degli analisti interpellati da Bloomberg indica per Telecom un prezzo obiettivo a 0,62 euro con quindi ancora un potenziale upside del 26,5%. Oggi Equita ha confermato il giudizio Buy con target price a 0,60 euro.

A dare slancio al titolo è l’ufficializzazione dell’avvio delle trattative con Cdp ed Enel sulla rete unica. TIM ha sottoscritto con Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Enel un Accordo di Confidenzialità volto ad avviare un confronto finalizzato a valutare possibili forme di integrazione delle reti in fibra ottica di TIM e Open Fiber, anche attraverso operazioni societarie. L’obiettivo del confronto, precisa una nota diramata ieri sera da Tim ed Enel, è di verificare la fattibilità dell’operazione, le relative modalità ed il perimetro di attività oggetto di un possibile accordo, in funzione della volontà delle parti e del quadro normativo e regolatorio di riferimento.

Verso negoziato complicato, tre grandi incognite

L’apertura di un tavolo negoziale ufficiale a tre è un passaggio importante per verificare direttamente tutti i temi più complicati, dalla valutazione di Open Fiber che vede Enel con aspettative molto lontane da quelle di Tim, al perimetro degli asset da aggregare, alla governance. Dalla nota emerge un esplicito riferimento alle ipotesi di aggregazione degli asset in fibra ottica “lasciando intendere che non sarebbe interessata ad aggregazione con l’intera rete Tim, ma potrebbe essere interessata a progetto che riguardasse Flash Fiber”, rimarcano gli analisti di Equita.

Secondo Il Sole 24 Ore questo potrebbe comportare un allungamento dei tempi della trattativa alla primavera 2020, rispetto all’ipotesi di arrivare a un accordo con Cdp entro settembre da sottoporre a Enel successivamente. L’operazione al momento più probabile, rimarca Equita, è quella che prevede il concambio di azioni Open Fiber detenute da Cdp con azioni Tim e la fusione di Open Fiber e Flash Fiber, unitamente alla conversione delle risparmio.
“Enel potrebbe decidere di monetizzare la propria quota e non escludiamo l’apertura del capitale della società risultante dalla fusione a investitori terzi”, conclude Equita.

Enel vuole tanto, Tim potrebbe essere costretta a una ricapitalizzazione

Cdp è intenzionata a scambiare il suo 50% dell’infrastruttura in fibra ricevendo un pacchetto di azioni Telecom Italia, mentre Enel punterebbe invece a farsi liquidare in contanti. La valutazione di Open Fiber sarebbe, stando agli advisor di Telecom Italia (Vitale e Rothschild) tra 2,2 e 2,8 miliardi di euro. Tolto il debito (800 mln), rimarca oggi un articolo di Repubblica, si scenderebbe in area 2 miliardi con una quota cash di circa un miliardo per Enel che significherebbe una lauta plusvalenza considerando che il 50 per cento di Open Fiber è iscritto a bilancio al prezzo di 395 milioni. Le pretese del ceo di Enel, Francesco Starace, sarebbero però ben più elevate (rumor stampa hanno parlato anche di valutazioni fino a 8 mld).

Il mercato sembra sottovalutare il rischio che la trattativa vada per le lunghe e inoltre non sembrano da escludersi sviluppi ‘onerosi’ per Telecom. Il Corriere non esclude l’ipotesi di un aumento di capitale di Tim rivolto al mercato per sostenere l’operazione. Questa eventualità potrebbe essere evitata se la quota Enel non venisse liquidata o fosse acquisita da un azionista terzo o in caso di cessione di asset rilevanti come Tim Brasil.